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Nelle mie orbite si scontrano tribù di sub-urbani, di aminoacidi

Franco Battiato mi è sempre piaciuto. La prima volta che l’ho ascoltato credo fu nel 1998 quando ascoltavo quotidianamente Radio Rai il pomeriggio e c’era Shock In My Town, appena uscita. Poi piano piano ho ascoltato la Platinum Collection, La Voce Del Padrone, Patriots, un live collection e l’ultimo album, lo splendido Dieci Stratagemmi. Come De Andrè, anche Battiato è prima di tutto un poeta e quindi un grande musicista. Credo sia il migliore cantante italiano ad evocare nelle sue canzoni attraverso musica e parole i suoi contenuti, ora deserti infuocati, ora stradine della campagna siciliana, ora il mare sterminato.

Dopo la dovuta presentazione sembrerebbe il Maestro venga a suonare all’Auditorium di Milano, praticamente sotto casa mia, il 15 giugno per un concerto di beneficenza. I l manifesto dice che è trattato dal circuito, o per meglio dire la mafia, TicketOne ma sul sito non c’è ombra del concerto, non ho nessuna intenzione di perdermelo e lunedì andrò a chiedere direttamente all’Auditorium.

Una notte ho addirittura sognato Battiato. Ero a casa giù a Salerno e mi stavo preparando perchè il Maestro (così lo chiamavo) mi stava aspettando nel portone ed ero in ritardo. Scendo e in effetti c’è davvero lui, dovevamo andare da qualche parte ma del sogno mi è rimasto solo questa parte. Ok ok, devo smetterla di drogarmi.