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giu

Ferro appena Battuto

Scrivo questo post alle 23.29 per poter tenere ancora la memoria e le emozioni a caldo anche se lo pubblicherò solo domani mattina per tenere la mia solita regolarità quotidiana. Il concerto di Franco Battiato è finito da 25 minuti circa, l’Auditorium di Milano si trova esattamente sotto casa mia quindi la via è stata breve.

Ma torniamo indietro di 2 ore e mezza esatte. Fornellino anti zanzare attaccato e pronto per raccontare un po’ di questo concerto. Come avevo anticipato avevo un biglietto per la piccionaia, terz’ultima fila della galleria. Mi siedo e do subito un’occhiata a quanti "single" come me ci sono. Ne conto almeno altri 2 nelle 2 file davanti alla mia, la cosa mi conforta. Battiato entra in scena con 3 o 4 minuti di ritardo sulla scaletta prevista alle 21.

Il palco è scarno: un pianoforte, quattro sedie (3 per i violinisti (pensandoci però forse alcune erano delle viole, non ci ho fatto caso) e un violoncello), un sintetizzatore, mixer e al centro un soppalco ricoperto con un tappeto persiano, la postazione di Battiato. Subito si capisce il suo stile: entra in scena, si becca i primi applausi, e presenta una donna che racconta una favola Zen, che sinceramente non ho capito, di un aspirante asceta che deve scoprire qual è il suono di una mano. Inizia con la musica e due "cover" una di una canzone del XIIX secolo e una di Sergio Endrigo. La terza anche è una cover, una splendida versione de "La Canzone dell’Amore Perduto" di Fabrizio De Andrè. Tutta la prima metà del concerto va avanti così, alternando canzoni sue con rivisitazioni di pezzi (semi) sconosciuti. "Questa è la prima canzone allegra del concerto" dice e parte il "riff" di violino de "L’Era del Cinghiale Bianco".

Non l’avevo mai visto live e sul palco sembra piuttosto spontaneo e sincero, a volte quasi distratto. Sul finale di "E ti Vengo a Cercare" gli scappa anche una risatina, non so cosa abbia visto giù in platea. In un concerto rock chi canta solitamente si muove, sa come intrattenere il pubblico. Battiato ovviamente non è di questo genere: si è seduto sul tappeto con il suo vestito blu senza cravatta e le canzoni le gesticola, quasi le mima.

Ad un certo punto chiama un uomo, un poeta credo, dalla voce facilmente riconoscibile per chi ha ascoltato l’ultimo album X Stratagemmi. Decanta un paio di poesie solo sul palco e poi, quando entra Battiato con il resto della band, inizia la splendida "La Porta Dello Spavento Supremo" seguito da "Povera Patria". Ad un’ora e mezza esatta fa la prima finta di fine concerto, come ogni star che si rispetti. Tirato fuori dagli applausi, la seconda parte è decisamente più leggera con buona parte dei suoi successi. "Gli Uccelli" eseguita perfettamente come sull’album, insieme a "La Canzone dell’Amore" e "E Ti Vengo a Cercare" sono le più riuscite. "Voglio Vederti Danzare", come da lui stesso ammesso prima della canzone, per mancanze strumentali, visto che avava un complesso da camera, non ha la stessa potenza dell’originale. Anche "La Cura", nonostante si aiuti con una base pre-registrata non fa lo stesso effetto. Il testo è di una dolcezza unica la musica è energica, con la chitarra registrata che grazie a un livello di volume forse troppo basso non si sentiva molto. E’ stata la volta de "Lode All’Inviolato" e il concerto, esattamente dopo 2 ore, con precisione svizzera, è finito con la seconda canzone estratta dall’ultimo album in studio "Tra Sesso E Castità", anche questa un po’ zoppa nell’esecuzione per la base principalmente elettronica.

Non si può dire sia stato un brutto concerto, Battiato è un grandissimo artista e si accompagna con musicisti altrettanto validi. Stranamente quello che può deludere è che sentirlo dal vivo è esattamente come sentirlo in un cd. Ha la stessa voce, lo stesso tono, la stessa perfezione dalla prima all’ultima nota. Non c’è posto per trovate estemporanee o improvvisazioni. Dei concerti a cui sono stato questo è stato il primo in cui ho avuto quest’impressione. D’altro canto è anche un pregio che fa capire quanto sia eccezionale, sono davvero pochi quelli che riescono a mantenere la stessa qualità passando dallo studio al live.

Sono anche mancati alcuni pezzi di un certo spessore, due su tutti "Cuccuruccucuu" e "Centro di Gravità Permanente", mica bruscolini. Anche se ha fatto "La Porta Dello Spavento Supremo" che a me piace tantissimo mi è dispiaciuto non poter sentire "La Prospettiva Nevski".

All’uscita poi c’era lo stand con il merchandising. Tutte le magliette più belle erano da donna cacchio. L’unica decente da uomo, che ho preso, è quella con il ritornello di "Centro DI Gravità Permanente". Ce n’era anche una da donna con il ritornello de "La Cura". Volevo prenderla per una persona speciale ma i fondi erano scarsi e sono tornato a casa per scrivere questo post…