31
ago

Collezioni pop

Pochi sanno, o meglio tutti quelli che sono venuti a casa mia, quali sono le mie 2 "grandi" collezioni. In questo post, e nel prossimo, vi parlerò proprio di queste 2 piccole mie passioni.

La prima, forse quella più strana (beh oddio anche l’altra non è tanto normale contando l’età), sicuramente quella che colpisce di più entrando in camera mia, è la mia piccola pila di lattine di coca cola. Iniziai nel 1994 con quelle dei mondiali (che nella foto sono in alto a destra) e da allora non ho più smesso. Non ho mai raggiunto livelli tali da andarle a comprare su internet per esempio, però quando mi capita in mano una lattina dò sempre un’occhiata per vedere se mi manca. Non mi posso considerare in effetti un vero collezionista, mi mancano sempre 1 o 2 lattine per completare le collezioni come quelle di Natale dei Babbi Natale o degli orsi polari.

Al momento dovrei aver raggiunto e superato quota 80. La più vecchia che ho però è quella commemorativa delle Olimpiadi di Barcellona 1992 e non ho il minimo ricordo di come ci sia arrivata. Sono tutte vuote tranne una diet coke americana che mi ha portato un amico qualche anno fa. La linguetta è ancora sigillata ma quando l’ho sollevata prima era magicamente leggera. Misteri della coca cola. Per il resto sono anche quasi tutte italiane, tranne poche eccezioni. Ho anche un paio di bottigliette: una di vetro classica e una in plastica, una specie di prototipo che hanno dato in regalo con l’Happy Meal anni e anni fa per un breve periodo. Anche questa è ancora piena e ogni tanto la prendo e la tiro ancora a terra per farla rimbalzare. Quelle in primo piano nella foto sul primo scaffale sono 2 lattine da distributore e 2 da aereo (sempre gentilmente fornitemi da amici).

Non fate caso a difetti di misure e prospettiva della foto, sono 2 montate alla bene e meglio. Tra le 2 ci sono altre 2 mensole in cui si cela l’altra mia collezione che scoprirete domani.

Foto(092).jpg

P.S. risparmiatevi commenti del tipo "voglio abbatterle con la pistola a piombini", è la prima cosa che uno dice da 12 anni a questa parte entrando in camera mia per la prima volta. Almeno siate fantasiosi.

29
ago

Più grande e più lungo

Ho sempre immaginato che vedersi preso per il culo in un cartone animato sia una delle cose più emozionanti che possa accadere nella vita di una persona. Ricordiamo alcuni che hanno suggellato le loro carriere con apparizioni come Paul McCartney e i REM nei Simpson, Susan Sarandon e James Van Der Beek nei Griffin, Mel Gibson e soprattutto l’incommensurabile Brian Boitano in South Park ("What would Brian Boitano do?").

Dubito però che sia stato questo il sentimento che ha provato Saddam Hussein quando il marine ha premuto il pulsante play sul lettore DVD ed è partito South Park: Bigger, Longer & Uncut, il lungometraggio dell’arcinota serie animata. Chi l’ha visto sta già ridendo sotto i baffi perchè ha già capito dove voglio andare a parare, chi non l’ha visto rimedi al più presto perchè fin’ora si è perso un masterpiece.

E perchè gli hanno fatto vedere proprio questo film si chiederà la seconda categoria di persone?

La risposta è semplice, perchè una mente malata ha partorito la trama in cui il mondo è sul limite della distruzione a causa di una guerra tra Canada e Stati Uniti nella quale ci ha messo lo zampino, anzi lo zoccolo, sua maestà il signore degli inferi. Il quale in privato, quando non deve dare l’impressione di oscuro re infernale, è una checca isterica che ha una relazione con l’ex rais di Bagdad, Saddam appunto.

E’ lo stesso Matt Stone, creatore della serie e del film del 1999, a confermare che i marines americani hanno più volte fatto vedere a Saddam le scene in cui si abbandona alle lotte amorose con Satana, e avendo visto il film vi assicuro che sono scene moooolto esplicite.

28
ago

Apologia della sbronza

Ma quanto tempo è che non mi prendo una sbronza? Non un leggero giramento di testa come questo inverno nella mia solitaria casa milanese quando mi faceva compagnia una fredda bottiglia di vino dello SMA, ma una ubriacatura che lì per lì cominci a sottovalutare. Poi quando hai finito l’ultimo bicchiere cominci a pensare che non c’è più divertimento a bere, troppa resistenza. Fai 4 passi e ti accorgi che qualcosa sta salendo (e non è vomito, almeno per ora). Cominci a parlare con qualcuno e ti accorgi che è come se sentissi le tue parole da una radio, con l’unica differenza che in radio non fanno tante difficoltà a mettere le parole una dietro l’altra. Ti accorgi quanto sia difficile il linguaggio umano. Mentre cammini ti sforzi di farlo in linea retta e i piedi cominciano ad incrociarsi davanti a te perchè oramai hai perso quasi ogni rapporto con il mondo esterno. Allora fai una breve riunione con il tuo io razionale, o quello che ne rimane, ma lui abbandona subito perchè decide di andarsi a fare una birra, offeso perchè quando c’è da sbronzarsi lui non viene mai chiamato. La decisione presa all’unanimità è quella che forse è meglio sedersi. Le strade solitamente sono 2: arrancare a schiena curva e barcollante verso il gradino più vicino o abbandonarsi con tutto il proprio corpo sul posto, qualsiasi esso sia. E l’atterraggio non è sempre dei migliori a causa di quel qualsiasi esso sia. Si può essere fortunati e atterrare su della comoda e fresca sabbia, aprire gambe e braccia a 4 di bastoni e lasciarsi cullare dai fumi dell’alcohol che sta venendo digerito dallo stomaco il quale, accortosi della difficoltà dell’impresa, ben presto consegnerà lo scomodo fardello al fegato, che già chiede pietà. A quel punto l’ubriacatura può avere un risvolto poetico e il mondo gira tutto intorno, e noi soli, in silenzio, come l’ultima goccia sul fondo della bottiglia di Jack che non vuole mai uscire. Si potrebbe iniziare a vagare per gli angoli sperduti della mente e pensare quanto piccoli siamo. Si potrebbe. Se il terreno di atterraggio delle membra etiliche è una strada o una piazza allora la situazione da poetica degenera in tragicomica. Chi non ha ancora lo stomaco nelle stesse condizioni di uno specchio caduto dal settimo piano  ingilla ancora tra le mani un bicchiere bevendolo a brevi e piccoli sorsi. Si comincia a farfugliare con gli amici, tutti ovviamente ciucchi, deridendo il primo che vomita lì nell’angolo.

Ovviamente non è tutto rosa e fiori perchè arriva il momento in cui di rosa c’è solo una pozzanghera di vomito e i fiori ti sfarfallano davanti gli occhi che oramai sono 3 metri sopra le orbite. Ma è lo stesso tutto molto bello.

27
ago

Io l’ho sempre detto…

Lo sostengono due ricercatrici della Princeton University

Ricerca Usa: «Gli alti sono più intelligenti»

Oltre che godere di migliore salute e maggiore autostima, le persone di statura elevata darebbero migliori risultati nei test cognitivi

Napoleone riposi in pace. Dagli Usa arriva uno studio con tutti i «crismi» (pretesi o reali) della scientificità a dare un colpo basso, è il caso di dirlo, a chi non supera il metro e sessanta di statura. Secondo Anne Case e Christina Paxson, ricercatrici all’università di Princeton, nel New Jersey, e autrici del volume che raccoglie i risultati della ricerca, le persone alte sarebbero più intelligenti di quelle tarchiatelle, oltre che godere di miglior salute e di una decisamente più elevata autostima. Una «selezione naturale» che non lascia speranze.

NON SOLO IMMAGINE - «Già dall’età di tre anni i bambini più alti danno prova di migliori performance se sottoposti a test cognitivi» scrivono le due ricercatrici, che hanno esaminato casi di persone nate negli anni 1958 e 1970 negli Stati Uniti e in Gran Bretagna (specificando che i dati potrebbero non valere per altri Paesi). L’altezza non è solo una questione estetica e di immagine – proseguono – e che le persone ben piantate siano avantaggiate nel mondo del lavoro è anche dovuto alle loro capacità. La cosa riguarda tutti, uomini e donne indistintamente.

SALARI IN PROPORZIONE - Scendendo in dettagli più concreti, Case e Paxson azzardano l’equazione per cui a quattro pollici in più di statura (circa 10 cm) corriponde una busta paga mediamente più alta del 10%. Ma come trovare una spiegazione logica a tali affermazioni? Le due ricercatrici fanno appello ai famosi primi tre anni di vita del bambino, periodo essenziale in cui si delineano le caratteristiche fisiche e psicologiche del futuro adulto. «La crescita è più veloce in questi anni che in tutto il resto della vita – scrivono – e quella della nutrizione è una questione centrale nello sviluppo». Il resto è solo fortuna.

25
ago

42

"Lontano, nei dimenticati spazio non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo.

A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurrro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione.

Questo pianeta ha, o meglio aveva, un fondamentale problema: la costante infelicità. Per risolvere il problema di questa infelicità furono suggerite varie proposte, ma queste perlopiù concernevano lo scambio continuo di pezzetti di carta verde, in dubbiamente strano, visto che a essere infelici non erano i pezzetti di casta verda, ma gli abitanti del pianeta.

E così il problema restava inalterato: quasi tutti si sentivano tristi e infelici, perfino quelli che avevano gli orologi digitali."

Questo è l’inizio della Guida Galattica per Autostoppisti, la trilogia in cinque parti scritta dal compianto Douglas Adams per la BBC Radio. La storia è quella di un terrestre, Arthur Dent, che viene salvato poco prima della distruzione della Terra da un suo amico, Perfect Ford, che mai pensava potesse venire da un piccolo pianeta nei pressi di Betelgeuse ed essere uno degli autori de La Guida Galattica per Autostoppisti, il libro più venduto della galassia, anche più de La Grande Enciclopedia Universale, forse a causa della rassicurante scritta Don’t Panic che capeggia sulla copertina, o perchè costa un po’ di meno. E nel caso dovesse esserci qualche inesattezza sulla Guida Galattica è dovuta al fatto che è la realtà ad essere imprecisa. Alla voce Terra la Guida Galattica dice: "Mostly harmless" (praticamente innocuo). Vagando per 30 secondi nello spazio Arthur e Ford, verranno raccattati dalla Cuore D’Oro, una delle astronavi più avanzate della galassia perchè funziona a propulsione d’improbabilità, anchè più avanzata della propulsione PA (problemi altrui). Quì fanno la conoscenza di Trillan, una terrestre che aveva scaricato Arthur a un party poco riuscito per un altro uomo, Zaphod Bebblebrox, cugino con due teste e tre braccia di Ford e uomo per il quale Trillan aveva scaricato Arthur, Presidente dell’Universo nonchè inventore del drink più forte, l’arcinoto Gotto Esplosivo Pangalattico, e infine Marvin, il robot paranoico della serie CPV (caratteristiche di persona vera).

Nelle loro avventure per la galassia scopriranno la risposta fondamentale alla domanda sulla vita, l’universo e tutto quanto, il vero motivo per la quale la terra è stata distrutta (non per lasciar spazio a un’autostrada intergalattica, come dicono i Vogon), il messaggio finale di Dio alle sue creature e vedranno la fine dell’universo, comodamente seduti al tavolo di un ristorante.

I 5 libri che compongono la saga sono: "La Guida Galattica Per Autostoppisti", "Ristorante Al Termine dell’Universo", "La Vita, l’Universo e Tutto Quanto", "Addio e Grazie per Tutto il Pesce" e infine "Mostly Harmless", per quanto ne sò inedito in Italia. Oltre al problema dell’ultimo capitolo c’è anche il terzo che è attualmente fuori catalogo quindi o lo si trova con un colpo di fortuna nel magazzino di una libreria oppure non c’è speranza di ordinarlo. Io me lo sono procurato su www.dvd.it ma anche su ebay ce n’era una copia. Infine per il quinto libro, in madrelingua, of course, consiglio di ordinarlo, come ho fatto io, su www.play.com dove non si pagano le spese di spedizione e sono di una velocità senza pari.

La saga di Adams è la mia lettura da un mese e mezzo a questa parte, ora sono all’inizio del quarto libro. I volumi sono di circa 230 pagine l’uno e si leggono tutto d’un fiato. Lo stile è ironico, quell’ironia sottile e distaccata che adoro, e sono proverbiali tutti i vocaboli coniati da Adams nel corso dei libri. Non sarà ai livelli di Tolkien ma attorno ad ogni nuova razza aliena o personaggio viene creata una sorta di mitologia in cui si spiega in breve la loro storia e le loro vicissitudini al di fuori di quelle del romanzo, con l’aiuto ovviamente della Guida Galattica.

In breve è una saga che consiglio caldamente a tutti, sono libri semplici da leggere che filano via come se niente fosse. La cosa migliore da fare è procurarsi tutta la saga perchè ad esempio al termine del primo rimangono troppe domande che cercano risposta (o troppe risposte alla ricerca di domande). Per quanto mi riguarda è stato amore a prima vista con lo stiile di scrittura di Adams e il prima possibile cercherò altre delle sue opere.

So long, and thanks for all the fish.

PREVIOUS