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Izmir (Turchia)

Vissuto il 25 luglio 2006

Dopo Katakolon è stata la volta di Smirne, la terza città della Turchia. Si trova sul Mar Egeo ed è la terza città della Turchia per numero di abitanti e trae il suo nome dalla mirra che si lavorava in quei luoghi.

L’arrivo nell’omonimo golfo colpisce molto perchè sulle colline circostanti c’è la città a perdita d’occhio, in tutte le direzioni.

DSCN8690La zona in cui siamo attraccati era quella più occidentalizzata. Dopo una camminata di circa 20 minuti e 10 minuti di carrozza siamo arrivati alla torre dell’orologio, il simbolo della città. Certo, dopo averla vista in tutti i negozi di souvenir mi aspettavo qualcosa di più imponente ma è comunque una piazza molto bella.

A pochi metri si trova il bazar di Smirne: un dedalo di viuzze con centinaia e centinaia di negozi, l’inferno per un economista. Ma come caspita fanno a sopravvivere tutti quei negozi pressochè identici uno attaccato all’altro? Negozi di spezie, vestiti, animali, artigianato, cibo, pesce, frutta, sport, telefonini e chi più ne ha più ne metta. Sempre contro tutte le leggi dell’economia che ho studiato il bazar è diviso in settori, ognuno specializzato in un tipo di negozi. Un turista non può far passo senza venir avvicinato da qualche venditore che ora ti propone jeans ora una fumata di narghilè. C’è anche un’altra categoria di persone, una specie di assistenti alla vendita, ossia che millantano di aiutarti a fare ottimi affari nel bazar per poi venirti a chiedere il 20% dei tuoi acquisti come parcella.

Svoltato un angolo ci troviamo davanti una piccola moschea. Riusciamo ad intenderci con il custode che non parlava inglese che ci fa cenno che possiamo entrare. Tolte le scarpe sul sagrato entriamo. La moschea è uno spazio totalmente aperto, senza le cappelle o gli altari come le chiese cristiane. C’era solo un piccolo abside per la predica, credo, e una scaletta che portava al piano superiore dove c’era lo spazio riservato alle donne. Il custode ci spiega con un numero scritto sulla mano che l’edificio risale al sesto secolo dopo Cristo. Fuori nel cortile c’erano una serie di fontane per le abluzioni che devono essere fatte prima delle preghiere quotidiane e dopo aver fatto sesso.

DSCN8718 La tappa di Izmir è stata forse quella che mi è piaciuta di più perchè si respirava molto più aria di Turchia di quanto poi è successo ad Istambul. Al bazar ho potuto vedere cose che in Italia succedevano 40 anni fa. Ad esempio poco prima di entrare nel cuore del bazar ho notato 3 tavolinetti in fila in una strada secondaria. Ad ognuno di questi vi era seduto un uomo con una vecchia macchina da scrivere, così vecchia che in confronto quelle che ricordo usava mio padre 20 anni fa erano extra lusso. Queste persone battevano a macchina lettere alle persone che evidentemente non si potevano permettere altri mezzi. Come anche non è stato per niente difficile notare ai bordi delle strade i lustrascarpe come si vedono oramai solo nelle fotografie di Napoli in bianco e nero. Nonostante il caos che regna nel bazar nei negozi è molto difficile vedere bambini o ragazzini che vi lavorano, segno di una grande civiltà e rispetto per l’infanzia, cosa che magari ci si aspetta di vedere soprattutto in zone non particolarmente ricche.

Ad Izmir, un po’ meno in alcune zone di Istambul, la vita non costa quasi niente. Un paio di converse ad esempio 15€. Io ho acquistato un simpatico narghilè alto circa 30 cm, grande più del doppio di quello che l’anno scorso ho comprato in Tunisia, insieme ad una scatola di tabacco al cappuccino e di due confezioni di carboncini e li ho pagati 50 cents in più del solo tabacco aromatizzato in Italia (10.5€ contro 11€ circa).

Finito il giro nel bazar ci avventuriamo a prendere un taxi e finamente scopro che c’è un popolo che fa concorrenza ai napolentani nella classifica dei peggior guidatori. Siccome eravamo circa 8 persone prendiamo 2 taxi. Spieghiamo al tassista, che non parlava assolutamente inglese, dov’era il porto con l’aiuto della cartina, pattuiamo un prezzo di 2€ a testa e partiamo con una bella inversione ad U nel pieno di una strada trafficatissima. Il tipo si avvia convinto su una specie di tangenziale "Va beh, ci porterà direttamente al terminal" il tempo passa e dopo una mezz’oretta, dall’altra parte della città, ci troviamo al terminal degli autobus. Il turco non aveva capito una fava (anche se in seguito mi è venuto il dubbio che non abbia voluto capire). Aspettiamo l’altro taxi, cerchiamo di spiegare ancora una volta dov’era la nave e ripartiamo, con un occhio all’orologio visto che l’ora della partenza è sempre rigida.

Per fortuna stavolta aveva afferrato la destinazione. Mentre stavamo per uscire dalla macchina ci presenta un fogliettino con su scritto 40€. La stessa cosa in contemporanea avviene nell’altra macchina (cosa che mi ha fatto dubitare della loro buona fede).

A questo punto scatta la discussione tra due turchi e 8 napoletani e vi lascio immaginare cosa ne può uscire. Alla fine la scampiamo noi e paghiamo i 2€ pattuiti.

Come disse un venditore nel bazar: "Ahhhh napoletani…peggio dei turchi!"

  • utente anonimo
    02 ago 06@2:16 pm:

    i lustrascarpe a napoli esistono ancora!esci dalla galleria umberto I dal lato ke dà su via roma affianco a barbaro e lo trovi!anke se mi sa ke è rimasto solo lui…

  • sakti
    05 ago 06@3:11 pm:

    avrei pagato per vedere la discussione tra turchi e napoletani… eheheh

    salut