26
ott

Puffi quà, puffi là

In effetti è da un po’ di tempo che non parlo di politica da queste parti, dopo l’abbuffata delle elezioni di 6 mesi fa non mi è mai più capitato. Forse sarà che la mia nemesi non è più al Governo, mi sento un po’ come Striscia la Notizia se Luca Giurato o Emilio Fede andassero in pensione. Vediamo di rimediare almeno oggi.

Notizia di stamattina: Prodi e famiglia, insieme ad alcune tra le più alte cariche dello stato, sarebbero stati spiati per 2 anni. Da chi? Quel che si sa è che oggi ci sono state 128 perquisizioni a membri della Guarda di Finanza, Agenzia delle Entrate e Ispettori di dogana. Perché? Non si sa. Spionaggio politico? Voci dicono che siano stati fatti in seguito ad alcune notizie apparse sulla stampa nazionale durante l’ultima campagna elettorale circa presunte donazioni di Prodi ai figli. Nota di rammarico da parte di palazzo Chigi e vedremo come si evolve la situazione.

Berlusconi dal canto suo commenta dicendo "Nessuna solidarietà al Premier" (buon segno, che si sia finalmente convinto di aver perso le elezioni?) e incalza "è solo un polverone alzato ad hoc per coprire la finanziaria". E Silvio ne sa qualcosa di polveroni alzati ad hoc per distogliere l’attenzione, chi dimentica il semi incidente diplomatico con la Norvegia quando il Bronzo di Arcore millantò di aver fatto il playboy con la collega nordica? Per ora Prodi sembrerebbe non aver utilizzato ancora questo metodo kamikaze prendo solo sonori diretti sul grugno.

Ma mi immagino cosa sarebbe successo se si fosse scoperto che queste intercettazioni fossero state scoperte ai danni di Silvio. "Sono state le banche comuniste del pentagono rosso che cercano di screditare un imprenditore come me che ha sempre lavorato con il sudore della propria fronte per guadagnarsi ogni sudato centesimo, cribbio" oppure "E’ stata sicuramente la rossissima Procura di Milano e quel comunista di Borrelli che non smette mai di insultarmi con il suo operato di giudice corrotto e colluso con le coop rosse, le banche, i centri sociali, le scuole superiori e quel kolkoz sovietico del villaggio dei Puffi, mi consenta". "E non dimentichiamo la stampa comunista e le televisioni, e che non si dica che io le controllo". E via con una campagna di spot a reti unificate su Mediaset per riabilitare il Suo buon nome.