25
nov

John Safran vs. Mormoni

Alzi la mano chi non ha mai sognato di prendere a fucilate dalla finestra i testimoni di Geova quando vengono a rompere il cazzo la domenica mattina. John Safran, un regista australiano, evidentemente ha qualche problema con i mormoni ed è volato fino a Salt Lake City, la loro capitale, ed è andato a bussare alle loro porte per predicare l’ateismo, armato di libro sull’evoluzionismo di Darwin.

    Imperdibile

    [youtube lRmC0DaE6rE]

    24
    nov

    24 nov 1991 – 24 nov 2005


    Esattamente 15 anni fa, attorno alle 18, Freddie Mercury perdeva la sua battaglia con l’AIDS circondato dai suoi più cari amici a Londra, nella sua villa di Garden Lodge 1.

    I touch your lips with mine
    But in the end
    I leave it to the lords
    Leave it in the lap of the Gods
    What more can I do ?

    Vorrei ricordare a tutit i fan italiani e milanesi che domani all’Alcatraz ci sarà (e ci sarò) una serata in onore dei Queen. Suoneranno anche Killer Queen, una delle cover band più apprezzate.

    22
    nov

    Vaticano 1 – TV Italiana 1

    Palla al centro. Mi riferisco in particolari a 2 fatti importanti successi negli ultimi giorni. Da una parte le porteste del sito Cultura Cattolica contro la fiction di RAI1 "Il padre delle spose" interpretata da Lino Banfi e che ha come protagonista una coppia omosessuale nella Spagna zapateriana. Lino Banfi è appunto il padre di una delle ragazze, bigotto e rozzo uomo del sud, ma che non vede la figlia da anni e non sa del suo matrimonio. Lo scopre piuttosto bruscamente vedendola baciarsi con la moglie ma l’happy ending non manca e alla fine, com’è giusto che sia, ha prevalso l’amore per una figlia sugli stupidi preconcetti. Ovviamente per una fiction del genere da prime-time in Italia non potevano mancare le polemiche e non si sono fatte attendere. E’ stata richiesta più volte la messa in onda in seconda serata ma sia il CDA Rai che lo stesso Banfi si sono fermamente opposti rivendicando la laicità della tv di stato. Banfi è stato una sorpresa nella sorpresa perché oltre ad essere fermamente cattolico e "papista", nonchè membro dell’Opus Dei, ha interpretato questa fiction e l’ha difesa fino all’ultimo perché stimolasse la discussione in famiglia su un argomento talmente importante e attuale.

    Se da una parte c’è da segnalare un successo su un altro fronte la tv e la cultura italiana incassa una bella sconfitta. Altra polemica della settimana scorsa è stata quella della satira fatta sul papa da parte di Crozza e di Fiorello. E domenica sera ho assistito a una scena piuttosto triste alla nuova puntata di Crozza Italia. C’era in studio Dario Fo e insieme a Crozza si "collegano con il Vaticano". Dario Fo piuttosto stupito evidentemente dopo le polemiche. Finestra papale ed ecco che si affaccia "il papa" che gesticola verso la folla mimando il non poter parlare. Dopo un po’ tira fuori un cartello con la scritta "Le trasmissioni sono momentaneamente interrotte" e poi corregge aggiungendo "…per i prossimi due secoli". Forse tra 200 anni qualcuno capirà che la satira di Crozza, irriverente ma mai assolutamente offensiva e nemmeno cattiva, era semplicemente satira. Forse tra 200 anni la nostra cultura farà qualche passo avanti. Forse.

    Per Crozza però nessuno non è andato in tv con la maglietta con la sua faccia per difenderne la libertà di espressione.

    21
    nov

    Tommy, Who?

    Dopo aver visto certi film ci rimani. Non perché ti hanno fatto riflettere (figuriamoci), bensì perché sono talmente scoppiati che non riesci a concepire come una mente umana abbia potuto fare tutto questo. Dopo aver visto Tommy però ti ricordi che è pur sempre fatto dagli Who, poi pensi che era il 1975 e le droghe a quel tempo avevano la lsd maiuscola.

    Trama: in un mondo dove la religione di Stato adora Marilyn Monroe (il cui prete è un certo Eric Clapton) un bambino, cieco, muto e sordo perde il padre durante la seconda guerra mondiale. Si chiude in sè e diventa oggetto di scherno per amici e parenti. Cresce e trova lavoro presso un locale a luci rosse dove la padrona di casa è Acid Queen (Tina Turner) e già la parola acid fa capire molte cose. Tommy (da grande Roger Daltry) scappa di casa e si trova in uno scasso per automobili dove un altro Tommy (credo sia inutile cercare una metafora in un film del genere) lo conduce a un flipper (che cazzo ci fa un flipper in una rimessa per auto?). Inizia a giocare e la polizia, attirata dalle luci psichedeliche che improvvisamente fuoriescono dalle automobili mentre gioca (!!!). Diventa ricco e famoso giocando a flipper e diventa ufficialmente il campione quando sfida il detentore del titolo, un Elton John sui trampoli e che gioca con un flipper che al posto dei tasti ha una tastiera musicale. La mamma, che vive nel lusso più sfrenato, un giorno si sente in colpa e lo porta da un medico (Jack Nicholson) ma non succede niente. Tornano a casa e da un momento all’altro Tommy esce pazzo, sfonda uno specchio e comincia a correre per il mondo cantando e ballando. A questo punto diventa il Messia di una religione che idolatra il flipper e fonda un Free Image Hosting at www.ImageShack.uscampo estivo per imparare a giocare a flipper con gli occhi, le orecchie e la bocca coperte. Un giorno durante una delle lezioni gli studenti si ribellano e distruggono tutto. Tommy riesce a fuggire nuotando su per il fiume. Film finito.

    Un film a dir poco geniale, sottovalutato e avantissimo per quei tempi. Non c’è un dialogo che sia uno, solo canzoni degli Who dal primo all’ultimo minuto, in alcuni casi cantate dagli special guests come Tina Turner che canta Acid Queen e Sir Elton John con Pinball Wizard. Tanto rock come Can’t Explain, Eyesight to the Blind, Go To The Mirror, I’m Free e così via. Ci sono anche svariati cd con l’esecuzione live della band che non è l’unica opera teatrale della band (il film è la trasposizione del musical), infatti viene seguita da Quadrophenia 4 anni dopo, nel 1973. E il mondo avrebbe conosciuto una trilogia completata con Who’s Next se il progetto, almeno per la parte teatrale per fortuna il cd è tra noi, non fosse stato abbandonato sul nascere.

    Ecco un piccolo assaggio di Tommy:

    [youtube gdtMvt2RAjs]

    Tra l’altro vorrei ricordare che metà degli Who sono ancora vivi, vegeti e produttivi ed è da poco uscito The Endless Wire basato su una novella di Daltry (ma non sta mai fermo?).

    20
    nov

    Seconda prova di Quorum!

    Quello che segue è il racconto che ho scritto per la seconda prova di Quorum, "un reality blog" (more info quì).


    Ma è davvero questo il luogo che poteva dare a me l’aiuto che cercavo? Sembrava che le stesse pareti strabordanti di chiazze d’umido chiedesserò pietà e volessero scappare lasciando che il tetto crollasse su questi derelitti, facendogli anche il pacere di liberarli dalle loro tribolazioni terrene. Per non parlare di loro, questi sottoprodotti della specie umana che sarebbero statisimpatici a un Gesù Cristo qualunque, ma di certo non a me. No, io non sono come loro. Non era autoconvincimento ma la realtà più palese. Si vedeva già da come erano vestiti, da come si presentavano che non amavano la società, e la società non amava loro. Figuriamoci quando sarebbe iniziatol’incontro , avrebbero aperto le loro fetide bocche nere di nicotina e liquirizia masticata da due soldi e avrebbero cominciato a raccontare le storie della loro triste e inutile vita. Questo è il risultato del chiedere aiuto a qualcuno per la prima volta nella mia vita, per rialzarmi e ricominciare dopo quello che era successo. Qualcuno era morto ed era una cosa troppo grande per me.L’avevo capito già guardando negli occhi lo psicologo mentre mi allungava il biglietto con l’indirizzo di questo posto che non sarebbe servito a niente. Ma oramai sono quì, darò a queste amebe un piccolo assaggio di quella che è stata la mia vita, di cose che probabilmente non vivranno mai.

    La porta si aprì sbattendo contro il muro ed entrò una signora sulla sessantina, capelli bianchi e una cartella in mano dalla quale penzolava una penna legata con uno spago. Si sedette sulla sedia al centro del semicerchio e diede un veloce sguardo al foglio. Mentre faceva un piccolo segno con la penna disse: "Buonasera a tutti, come vedete tra di noi c’è un nuovo ospite" si girò verso di me e dopo avermi squadrato disse "quì siamo soliti non chiamarci con i nostri veri nomi, tu come preferisci? Michele D.M. oppure M. Di Maio?". Le risposi "Michele andrà benissimo". "Bene Michele, ti va di cominciare tu stasera?". Diedi un’ultimo sorso di whiskey e le dissi "Non c’è problema, e grazie per non aver detto in giro il mio vero nome, lo apprezzo molto". Vecchia rincoglionita. Alzai gli occhi che caddero su un calendario. Era già passato un mese ma mi sembrava ieri, i ricordi di quel giorno erano ancora vivi, fissati sulla retina del mio occhio come se fossero statil’ultima cosa che avessi visto in vita mia. I giorni successivi fino ad oggi invece erano decisamente meno chiari, sarà stato il whiskey al quale avevo affidato tutto il mio sconforto.

    "Erano oramai quattro mesi che la vedevo. Abita…abitava…in un sobborgo poco fuori città in un’anonima palazzina di mattoni con grandi finestre e una scala antincendio che oramai conoscevo a memoria. Non perché mi piacessero le entrate spettacolari, semplicemente perché lei era sposata e se l’amore è cieco il vicino ci vede fin troppo bene. Per fortuna lui era il custode di una banca e facendo il turno di notte io potevo entrare tranquillamente dopo il lavoro e portare un po’ di felicità a quella ragazza che avevo conosciuto nel bar dove lavorava come cameriera. Ho preso più caffè quella settimana che nel resto della mia vita finchè la passione non scoppiò una sera dopo l’ora di chiusura nel retro del locale." In quel momento fu come se le sue gambe bianche cominciassero a muoversi davani ai miei occhi facendosi spazio tra le lenzuola. Mi rividi ancora una volta quella sera entrare in lei come un’ape mellifera entra con tutto il suo addome peloso all’interno di un bianco giglio innocente per succhiarne la dolce linfa. La storia senza dubbio piaceva al mio pubblico improvvisato. Qualcuno a stento tratteneva la bava alla bocca, probabilmente l’unica donna che avessero mai visto oltre la loro madre era l’ostetrica che li ha tirati fuori quel giorno che poi avrebbero stramaledetto tutta la vita. Non potevo entrare nei particolari altrimenti qualcuno avrebbe sicuramente iniziato a masturbarsi. E poi mi faceva senso parlare di lei in un tale contesto, sarebbe stato come leggere Petrarca tra i maiali che grufolano nel fango. "…quella mattina però nella banca ci fu una rapina e lui fu mandato a casa prima. Quando entrò nella camera da letto aveva già in mente che fare, aveva sentito i nostri gemiti già dalla porta d’ingresso dell’appartamento. A bruciapelo piantò una pallottola nello stomaco della moglie. Il bastardo aspettò qualche secondo per farmi rendere conto di quello che stava succedendo e mandarmi all’inferno con il senso di colpa. Furono i 30 secondi più lunghi della mia vita. Fece fuoco e mi colpì alla tempia, di striscio ma uscì abbastanza sangue da dargli la sicurezza che fossi morto, girò le spalle e uscì dalla camera. Per fortuna non controllò mai se fossi morto o no". Mi interruppe un ragazzo sulla ventina, due occhiaie e un viso scavato che raccontavano meglio di qualsiasi referto medico i suoi trascorsi di tossicodipendente: "Ehi amico, ma io questa storia la conosco, l’ho sentita alla tv, lei non era morta ma l’amante fu ucciso dal marito che poi si è puntato la pistola in bocca e si è fatto saltare". Replicai: "Ti sarai sbagliato – gli dissi passandomi la mano tra i capelli – come vedi sono perfet…" mi interruppi quando le mie dita passarono su della roba molle come gelatina, sembrava una ferita dalla forma circolare con la pelle che si sollevava attorno verso l’esterno come se un pezzo di cervello avesse deciso di scavarsi un buco e uscire a vedere cosa ci fosse oltre quella testa di cazzo. Sentivo distintamente i pezzi di cranio che mi pungevano nella carne. Sembrava un foro d’uscita di un proiettile. Quando realizzai che effetivamente era così mi trovavo ancora lì, in quella camera da letto, non mi ero mai mosso dalla pozza del mio stesso sangue. Evidentemente la mente aveva fatto harakiri prima del resto del corpo. Oppure è una fase normale quando oramai il punto di non ritorno è superato, quel tugurio era un limbo in cui ero rimasto sospeso negli ultimi istanti della mia vita per lasciarmi riflettere su quello che mi era successo. Sentii di nuovo i passi avvicinarsi per completare il lavoro, lui era andato a prendersi un panino, l’ultimo pasto dopodichè l’unica cosa che avrebbe ingerito sarebbe stato piombo. Ora sapevo come la storia sarebbe finita ed ero sollevato di sapere che lei sarebbe stata bene. Sentii il freddo metallo della canna al centro della mia fronte mentre lui mi diceva: "Con questa i conti non sono chiusi, ci rivediamo tra poco all’inferno".

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