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Celeste Aida

Ieri c’è stata la terza rappresentazione della tanto discussa Aida alla Sala di Milano e c’ero anche io, vediamo un po’ com’è andata.

Che non sia un’opera come le altre lo si capisce anche dal biglietto per i loggionisti: costa 12€ per tutte le rappresentazioni, contro i 10€ abituali, e l’appello mattutino è stato spostato di 2 ore indietro, alle 8, al quale devono essere tutti presenti mentre solitamente per dare i nomi basta un rappresentante. Dopo aver imparato la lezione con le precedenti opere vado già vestito in modo da non dover tornare a casa per praticamente mezz’ora. Quindi cena al sempre ottimo Burger King dove scopro con mio piacere che hanno inventato il Triple Whopper (triplo hamburger con pomodori, insalata, cipolle e altra robaccia, molto più grande e più buono dello squallido Big Mac).

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Il tempo di fare un giretto per le bancarelle di Via Mercanti (dove non c’era il classico stand dei siciliani che facevano gli arancini in diretta) e si fanno subito le 7.30. Facciamo la rampa di scale che porta alla prima galleria, appoggiamo i cappotti e ci posizioniamo sulla nostra parete dalla quale si vede da Dio, ma si deve stare in piedi. E finalmente alle 8 cala giù il sipario. La scena è quella di Menfi ed è subito ricchissima: c’è una grande scalinata e ai due lati della scena alcune statue mentre sullo sfondo l’ingresso del palazzo reale. Tutto dorato e ricoperto di geroglifici. Impressionante quando la scena comincia a riempirsi con l’annuncio dell’avvicinamento dell’esercito Etiope quando ho contato almeno 100/120 persone contemporaneamente sulla scena. Cala il sipario ed ecco che i potenti macchinari della Scala fanno scomparire il palazzo reale e fanno apparire il tempio per le invocazioni al dio Fthà, una delle scene che mi ha più emozionato. Cala ancora il sipario e dal tempio si passa alle sale di Amneris, un po’ meno ricche di spettacolarità, ma sempre altrettanto belle e curate fin nei minimi dettagli.

 

E infine l’arcinota marcia al momento del ritorno di Radames ancora una volta nella scenografia della città di Menfi, il momento più bello e spettacolare di tutta l’opera con circa 200 persone contemporaneamente. Quando si dice fare le cose in grande. Primo intervallo e si ricomincia al tempio di Iside con Aida che dichiara definitivamente il suo amore per Radames il quale però viene arrestato per aver rivelato al nemico il percorso dell’esercito egizio. Per motivi probabilmente scenografici secondo intervallo, l’opera originaria invece prevede 4 atti. Ancora il tempio di Vulcano e Radames viene condannato e imprigionato scendendo per una scala sotto il palco. E quì succede l’impensabile. Tutta la scenografia del tempio, con tutte le colonne, le statue e le persone si solleva di alcuni metri rivelando al di sotto di essa l’interno della prigione del condottiero dove reincontra Aida e insieme vanno incontro alla morte. Dopodiché la scena si abbassa di nuovo e la sacerdotessa pone una lampada sulla tomba di Radames. Si chiude definitivamente il sipario e parte la pioggia di applausi durati almeno 10 minuti. Oltre agli interpreti principali escono anche il direttore d’orchestra Bruno Casioni, applauditissimo come sempre, e a sorpresa anche Franco Zeffirelli che si è giustamente preso un’ovazione.

Credo che dopo le polemiche dei giorni scorsi per l’abbandono di Alagna durante lo spettacolo siano ampiamente superate, Celeste Aida, uno dei momenti più difficili per la voce del tenore che interpreta Radames, in questo caso Walter Fraccaro. Bravissima poi Irina Makarova che interpretava Amneris. Personalmente sono rimasto a bocca aperta più volte per il lavoro fatto da Zeffirelli e da tutti gli artigiani della Scala, è stato davvero stupendo.