18
apr

Goya’s Ghosts – L’ultimo inquisitore

E anche un’altro è andato. Questa volta era l’orale di spagnolo. Quelle quattro ore del post precedente si sono trasformate in oltre 4 ore e mezza. Prendendo uno dal basso partendo dalla A e uno dall’alto partendo dalla L io ero giusto il povero pirla equidistante e mi sono ritrovato a fare l’esame solo nell’aula con 2 prof di spagnolo. Va beh alla fine non mi posso lamentare del 26, contando che alla scorsa sessione avevo rifiutato il 23.

Ma parliamo di cose interessanti. Su consiglio di Marco sono andato a vedere Goya’s Ghost,
in
Italia come
L’ultimo inquisitore e
devo dire
di essermi goduto
un bel film
Goya’s Ghost, in Italia come L’ultimo inquisitore e devo dire di essermi goduto un bel film. Come al solito è difficile capire dove sia la parte storica e dove invece c’è la mano del regista. Molti avvenimenti della sua vita come la sordità, la vicinanza agli ideali della rivoluzione francese o la sua bravura nelle stampe oltre che nei ritratti trovano riscontro effettivamente anche su Wikipedia, dove però non si parla di quella che poi effettivamente è la storia principale.

Nella Madrid di fine ‘700 Goya incontra quella che è la sua musa ispiratrice, una giovane Inés (Natalie Portman) la quale però viene sorprendentemente accusata di giudaismo dalla Santa Inquisizione (che oggi con un’abile operazione di marketing si chiama Congregazione per la Dottrina della Religione, per anni presieduta da Paparatzy). Viene accusata di giudaismo grazie anche a una confessione fatta dall’alto della Corda, ossia legata con le braccia all’indietro e sospesa a mezz’aria, ma tanto c’era Dio che le avrebbe dato la forza. Il film fa quindi un salto di quindici anni quando Napoleone arriva in Spagna e il fratello Giuseppe, posto sul trono, dichiara illegale l’Inquisizione. Inés esce dalle prigioni della Chiesa e si rivolge a Goya, l’unico conoscente ancora in vita, per cercare sua figlia avuta da un prelato e prontamente internata in convento subito dopo il parto (minchia che rapidità di vocazione).

Il film scorre molto bene per tutti i 100 minuti circa e ci fa apprezzare un artista non solo “impiegato” di una corte ma anche impegnato politicamente tramite le sue opere, come con la famosissima Tre Maggio 1808. Tutti degni della loro interpretazione gli attori, doppiaggio così così ma oramai sto cominciando a diventare insofferente verso le versioni non in lingua.

  • da79
    18 apr 07@3:48 pm:

    avevo più di un’intenzione di andarlo a vedere..ottimo…