29
nov

Factory Girl

Una delle poche cose che riesco a fare oltre ad andare a lezione e a fare lavori di gruppo è, quando si può, andare al cinema. Ecco perché questo blog sta parlando sempre più di pellicole. Ci posso andare il giorno in cui sono più comodo, possibilmente il mercoledì dove si paga il “ridotto” (5.80€ di ridotto ma lasciamo stare) e ci posso andare ad orari comodi. In effetti non ricordo l’ultima volta in cui sono andato prima delle 22.30.

Per continuare il ciclo “i magnifici anni 60″, dopo Across The Universe, è stata la volta di Factory Girl. E’ la storia, molto romanzata da quello che ho sentito in giro, di Edie Sedgwick, ricca ereditiera che sceglie di vivere nella New York centro dell’avanguardia mondiale al fianco di Andy Warhol, il più famoso esponente della pop-art. La Factory era il centro nevralgico delle attività di Warhol, dalla pittura al cinema. Era popolato di ogni tipo di gente, da artisti a transessuali a musicisti, che si esprimevano, che giravano film, che si drogavano, che facevano sesso, o che facevano tutto questo contemporaneamente. Edie si trova così nel centro di questo caos creativo e di trasgressioni diventandone subito succube. Diventa tossicodipendente, lo speed era quello che andava per la maggiore, e legata da un rapporto di amicizia/ispirazione a Warhol il quale la getta subito via quando legge sui giornali della sua relazione con Bob Dylan, appena conosciuto. Quando lei abbandona anche Dylan dopo il famoso provino per un eventuale film con Warhol (se ne trova qualche secondo su YouTube) si trova senza soldi e in preda a una tossicodipendenza sempre più grave. Viene ricoverata ma pochi anni dopo, nel 1971, muore di overdose (o suicidio).

La storia del film è più o meno questa, quella reale non so. Il film non è male ma non ha grandi exploit per tutta la sua durata (piuttosto contenuta). Raggiunge la sufficienza. Non male gli attori (lei è precisa e identica) e la regia che interpola immagini del film a riproduzioni attuali ma “sessantizzate” di pezzi dei film di Warhol. Compaiono un po’ tutti i personaggi dell’enturage di Warhol così come i Velvet Underground. Un buon film da serata “ridotto” al cinema (occhio che è stato distribuito in 34 sale), se non è mercoledì scelta obbligata è Across The Universe.

28
nov

They call me Doctor Love

Sto raccogliendo in giro le foto della mia laurea di due settimane fa (quasi 3).

Mhh… però non sto tanto male con la toga, era anche in tinta con gli occhiali.

Il vero problema era il tocco. Testa troppo grande e troppi capelli.

25
nov

Is there anybody going to listen to my story?

Partiamo da questo presupporto: Across The Universe è un film meraviglioso, una piccola perla in quest’anno particolarmente scadente per quanto riguarda il mainstream. In oltre due ore mi ha emozionato, mi sono divertito e ho cantato, nel mio cervello, le canzoni dei Beatles. Across The Universe è un susseguirsi di canzoni dei Fab4 rielaborate, ricantate e adattate al film, tranne per A Day In The Life che è la splendida versione strumentale di Jeff Beck.

E’ uno spaccato degli anni 60 di quelli in cui non è la droga che la fa da padrona, anche se i momenti psichedelici ci sono e non potevano mancare, ma niente in confronto ad esempio a Yellow Submarine o a Tommy. La bellezza di questo film è che non cerca di raccontare la storia dei Beatles ma sono piuttosto i Beatles, indirettamente, a raccontare la storia. Ci si rende conto di come siano stati dei compositori che hanno creato un vero e proprio mondo di parallelo fatto di personaggi, uomini e donne, dei quali per 2 o 3 minuti condividiamo gioie, dolori, dispiaceri e amori. C’è Mr. Kite, quello di The Benefits for Mr K., c’è Dr. Roberts, c’è (Sexy) Sadie, c’è (Dear) Prudence, c’è JoJo (was a man who thought he was a loner but he knew he wouldn’t last), si accenna a (Lovely) Rita, c’è ovviamente Lucy (In The Sky With Diamonds) e la sorella Julia (oceanchild, calls me), e c’è (Hey) Jude. Non deve essere stato difficile per Julie Taymor trovare spunti per il suo film. Non è stato altrettanto facile creare il giusto mix che lo rendesse così gradevole allo spettatore, mai banale o retorico. Ci sono i riferimenti ai Beatles in persona ovviamente, ad esempio all’inizio Jude e la ragazza sono in un locale simile in tutto e per tutto al mitico Cavern di Liverpool e indovinate un po’ chi c’è a suonare? Lo stesso Jude (Jim Sturgess) l’ho visto molto somigliante a Paul (bah, sarà il taglio di capelli). JoJo è invece liberamente e palesemente ispirato a Jimy Hendrix così come in Sadie ci ho visto qualche tratto di Janis Joplin.

Le scene memorabili ci sono eccome. A me è piaciuta tantissimo la scena di Dear Prudence e di The Benefits for Mr. Kite, e ovviamente quella di Let It Be, sicuramente il momento più alto di tutto il film. Così come Something, I’ve Seen a Face. Come non citare anche Across The Universe stessa. E vogliamo parlare della coreografia di I Want You, o di Happiness Is A Warm Gun? E poi appena parte di groove di Come Together chi ti ci trovi alla fine della scala mentre Jude scende? Joe Cocker in versione barbone (praticamente al naturale) che canta in quel modo che nessun altro sa fare. Certo vederlo in A Little Help From My Friends sarebbe stato ancora meglio (una canzone che ad esempio non mi è piaciuto tantissimo come è stata sfruttata, si poteva fare meglio). Così come ci sono rimasto un po’ male per Lucy In The Sky With Diamonds che è solo la canzone dei titoli di coda. Ah sì c’è anche Bono, mi aspettavo di peggio e in fondo I Am The Walrus non è male anche se la sua voce non è tra le mie preferite.

E pensare quante ne hanno lasciate fuori. Ci si potrebbe fare almeno una trilogia. Vogliamo citare Desmond e Molly? Oppure Eleanor Rigby? E Martha My Dear?

Se proprio vogliamo trovare qualche difetto la sceneggiatura è un po’ caotica all’inizio dove si susseguono canzoni e cambi di scena un po’ troppo rapidamente. Per il resto bravissimi gli attori (solito pessimo doppiaggio, mi fa senso sentire un personaggio ispirato a Hendrix con la voce di Pino Insegno)(così come pessimi i sottotitoli alle canzoni per chi non le conosce, solo una parte delle parti cantate sono sottotitolate, chissà perché) e splendidi i costumi e in generale tutta l’ambientazione. Non so all’estero come è stato accolto ma se è andato un po’ meglio che in Italia ce lo vedo tra qualche anno in giro come musical.

Un capolavoro? Forse, davvero poco ci manca. Sarei tentato di andarlo a rivedere ma venerdì è uscito anche Factory Girl…

EDIT: Desmond e Molly ci sono, così come Martha. Invece Eleanor e Father McKenzie sono ancora dispersi, davvero strano visto che è una delle canzoni più riconoscibili e apprezzate. Per la lista completa vi consiglio il solito Wikipedia.

22
nov

Anche io amico di Valda

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Il mio primo posto “sponsorizzato”, wow! Da buon blogger più o meno attento alle mode della blogsfera, nonché da interessato alle iniziative di marketing in quanto studente, non potevo non richiedere il pacco da “Amico di Valda”. Si tratta di una delle iniziative di una campagna promozionale probabilmente dovuta al rilancio della marca e che ha portato al restyling del sito. C’è persino un tentativo di creare dei video virali di gente che urla.

Tornando al paccozzo, è arrivato in poco tempo tramite corriere ed è una scatola molto elegante con il claim piuttosto enigmatico “Valda restores your throat, not your mind”. Dentro sono disposte 5 confezioni di Valda: al centro quelle classiche balsamiche nel packaging di cartone e poi in quello di metallo le Valda timo e limone, propoli e di nuovo quelle classiche con e senza zucchero.

Alla fine le caramelle sono buone ma sono sempre le stesse da quando ero piccolo quindi su questo c’è poco da dire. E’ interessante invece in prospettiva di marketing la strategia che stanno attuando. Se hanno scelto questo rilancio focalizzato su internet avranno fatto le loro ricerche di mercato ma siamo sicuri che sia compatibile con la percezione attuale del prodotto? E se, da quello che ho capito, è un tentativo di riposizionamento, è sufficiente avere la pubblicità fatta da circa un centinaio di blog?

20
nov

Ci risiamo?

Venerdì esce finalmente A Day In The Life, il musical ambientato negli anni ‘60 e realizzato interamente con le colonne sonore dei Beatles. Nonostante sia stato presentato alla mostra del cinema di Roma ancora non sono riuscito a trovare una sala a Milano che lo porti in programmazone per la settimana. Speriamo che almeno ci degnino di una sala come per Tideland qualche giorno fa.

Nel frattempo beccatevi il trailer.

[youtube bQ6d3m-GFyw nolink]

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