31
ago

Blue Empire



Blue Empire, originally uploaded by Miky In The Sky.

30
ago

From New York: Moma

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Il MoMa (scritto rigorosamente con la seconda M maiuscola) si trova tra la Fifth Avenue e la 51st. Il nuovo edificio è di sei piani e l’ingresso costa 20$, 12$ con lo sconto studenti. L’audiogiuda invece è gratis. Siamo partiti dal sesto piano, quello che ospita le collezioni temporanee.

Stavolta mi è andata di lusso perché ho beccato l’esposizione su Dalì e io adoro Dalì. Qualcosa l’avevo vista al Regina Sofia di Madrid, ma davvero poco in confronto a quello che c’era al MoMa. Chi non conosce la Persistenza della Memoria? (il classico dipinto che ti aspetti un po’ più grande e poi ti accorgi che è un quadretto dimensionalmente parlando). Altri che ho trovato meravigliosi sono stati Autumn Cannibalism e The Invisible Man. E poi ho scoperto che Dalì ha collaborato con i fratelli Marx e anche con la Walt Disney per un cartone di 8 minuti chiamato destino, uscito del 2003 dopo essere stato completato. Bellissimo, un misto tra Fantasia e The Wall di Alan Parker, il tutto ambientato nei classici scenari di Dalì.

Al quinto piano tanto Picasso (Madamoiselle d’Avignone), Mirò (che continua a non piacermi), Boccioni, Van Gogh (Starry Night e Portrait of a Postman), Kandinsky, Klimt e De Chirico tra gli altri, al quarto piano invece ancora Picasso, Duchamp, Bacon (bello), Modrian (che mi piace ancora meno di Mirò) e un po’ di PopArt come Wesselmann e Warhol (Golden Marylin e i Campbell’s Soup Cans). Ah c’era anche Flag di Jasper Johns. Gli altri due piani ospitano le aree riservate al design e all’architettura, che possono interessare appassionati e addetti ai lavori. La cosa più bella del MoMa è che è consentito fare foto praticamente ovunque. Inutile dire quanto possa essermi divertito.

29
ago

From New York: Lower Manhattan

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A New York è (quasi) impossibile perdersi. Le Avenue la attraversano in lunghezza e partono dalla 1 andando da est verso ovest (più qualcuna in mezzo che non rispetta la numerazione come Park Avenue o la Lexington) le quali sono tagliate perpendicolarmente dalle street, le quali sono anche numerate e vanno da nord a sud. Al di sotto della First Avenue c’è Houston Street e qui le cose sono un po’ più complicate perché le strade hanno i nomi invece dei numeri. Tutta la zona al di sopra di Huston Street è NoHo (North Of Houston), quella immediatamente al di sotto SoHo (South Of Houston). La punta invece è Lower Manhattan.

Ieri quindi abbiamo cominciato con la City Hall e la chiesa di St. Paul, subito dietro Ground Zero in cui i volontari si riposavano nei mesi successivi l’attentato. Ground Zero oggi è solo un cantiere e non è possibile più visitarlo dall’interno. Prima credo ci fosse una rampa che vi portava al centro. Il buco è davvero notevole e il World Trade Center doveva essere uno spettacolo a vedersi in mezzo a quei palazzi.

Abbiamo continuato sulla Broadway fino a dove incrocia il quartiere finanziario. Da buon economista un giretto a Wall Street dovevo farmelo. Peccato non è possibile entrare. Scendendo ancora si arriva al mare. Da qui si intravede la Statua della Libertà e Staten Island. Prendendo il ferry boat che arriva a Staten Island, gratuito, si gode di una splendida vista della statua e dello skyline di Lower Manhattan. Siamo scesi a Staten Island ma poi ce ne siamo tornati perché è sembrata piuttosto triste. L’unica cosa carina da vedere è il Verrazzando Bridge che la collega a Brooklyn.

28
ago

From New York: first impressions

Times Square

Il bello di New York è che ogni occidentale probabilmente c’è già stato centinaia di volte, anche se virtualmente, tramite i media e conosce già tante cose che, se si fosse trattato di un’altra città, non avrebbe saputo prima di esserci effettivamente stato. Io sono a New York da poco più di 24 ore e ho già visto tante cose che vale la pena raccontare.

Dopo una sveglia alle 8 stamattina, tipica del primo giorno post jet-lag, e un’abbontante colazione a base di begle e uova strapazzate, abbiamo girato attorno Times Square, autoproclamatosi dai billboards attorno “Il centro del mondo”. Una trovata commerciale senza dubbio, ma forse uno dei posti più rappresentativi dell’occidente. Dopo aver riempito un sacchetto di M&Ms di colori a noi sconosciuti nel relativo negozio di 4 piani (sì. 4 piani di M&Ms), siamo passati alla vicina 5th Avenue e da lì a Central Park, con soste intermedie al Nike Store e all’Apple Store (il famoso cubo).

Central Park è meraviglioso, un rifugio dalla “follia” del resto della città. Vedere le punte dei grattacieli attorno in mezzo ad alberi alte decine di metri è uno spettacolo piuttosto inusuale. Dopo una lunga sosta sul Great Lawn, il famosissimo e sterminato prato, siamo passati per Strawberry Fields. L’angolo di Central Park frequentato da John Lennon è diventato un piccolo angolo alla sua memoria, con un mosaico a terra con la scritta Imagine e tanti fiori. Poi attraversata la strada si arriva al portone dove è stato effettivamente ucciso. E’ stato strano arrivare davanti al portone e non trovare nemmeno una targa commemorativa. Le uniche targhe presenti erano quelle che intimavano di non superare la soglia del portone.

22
ago

Road To India: Mission Impossible

Gli indiani stanno facendo davvero di tutto per rendermi complicato la mia partenza per l’Indian Instiute of Management, prevista per il 7 settembre ma che a questo punto slitterà di almeno 2 o 3 giorni in quanto mi manca il visto.

La vicenda del visto è iniziata alcuni mesi fa, quando dall’India dovevano mandarmi la lettera di accettazione, necessaria per richiedere il visto per motivi di studio. La prima lettera la mandarono con le poste indiane e si è persa per le rive del Gange. Quando oramai si erano perse le speranze della prima hanno mandato una seconda lettera, questa volta per via corriere, che è arrivata nelle mie mani pur sempre solo 2 settimane fa.

L’ambasciata indiana a Roma, in Via XX Settembre, ha lo sportello in un sottoscala fatto di 3 stanzette con un ventilatore e una ventola che da verso l’esterno e al cui interno ci sono mediamente una trentina di persone. Dopo 2 giorni all’ambasciata ho raccolto tutti i documenti che volevano (ben oltre quelli che erano effettivamente richiesti sul sito) e lunedì la mia università gliene ha dovuto faxare altri, mai richiesti da nessun consolato per un visto studentesco (e dalla mia università partono studenti nell’ordine delle centinaia ogni anno). La speranza di avere il visto in tempo è svanita stamattina, quando ho temporaneamente ritirato il passaporto che mi serve per gli U.S.A., sentendomi dire che se ne parla almeno 2 o 3 giorni dopo il mio ritorno.

In pratica in 9 giorni lavorativi non sono stati capaci di sbrigare una semplice procedura di visto. Dalla mia università mi hanno detto che in parte potrebbe essere voluto, una solta di ripicca perché gli indiani trovano difficoltà quando entrano in Italia. Sì ma io che c’entro?

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