21
ott

Intrepid Ibex

Sempre attratto dalle novità, un mesetto e mezzo fa ho installato sul mio laptop OpenSuse 11.0 per provare KDE4. Le novità sono davvero impressionanti ed è un progetto che promette davvero tanto ma manca ancora troppo. Mancano tante applicazioni, e molto spesso manca la coerenza con il nuovo desktop environment. Ma arriverà col tempo, insieme a una buona dose di stabilità.

Detto questo un paio di settimane fa ho formattato tutto (partizione di Vista compresa) e ho installato la beta di Intrepid Ibex, in uscita a fine mese nella versione definitiva. Il tema nuovo alla fine è stato rimandato, ma dal punto di vista della stabilità i salti sono stati impressionanti. Ubuntu è veloce come non mai e grazie al nuovo kernel ho quasi 10°C in meno sul processore e sull’hard disk il risparmio è di  almeno 20.

How Intrepid Ibex should look like (updated with conky)

How Intrepid Ibex should look like (updated with conky)

Ecco un paio di screen freschi freschi. Per la prima volta uso un tema scuro, il Dust Theme. Quella in basso ovviamente è avant-window-navigator mentre i sensori sulla destra sono di Conky.

17
ott

Povero, ma felice

Di questo passo non c’è dubbio, sarò presto povero. In meno di una settimana infatti se ne sono andati la bellezza di 180€ in biglietti per concerti, la mia primavera oramai è già segnata.

Casualmente qualche giorno fa sono passato su Ticketone, non so quale dio indiano ringraziare per questo, facciamo Ganesh. Grazie Ganesh per avermi fatto andare su Ticketone il giorno in cui hanno annunciato le vendite degli AC/DC. Sempre ringraziando Ganesh, ho deciso per la prima volta di prendere i biglietti online e pagare 10€ di corriere per la spedizione. Anche per i Kiss fin’ora ero sempre andato a comprarli fisicamente.

Ma stavolta no, e alle 22 ero possessore del biglietto per la prima data degli AC/DC. Poi quello che sarebbe successo dopo nessuno se lo sarebbe aspettato. In un’ora sono andati via i biglietti online e la mattina dopo in 50 minuti la data era sold-out. E sto parlando di 10.000 biglietti spariti in meno di due ore. Successivamente hanno aggiunto la seconda data, anche quella spazzolata a tempo di record. Ora i biglietti per gli AC/DC su internet hanno quotazioni che vanno dai 170€ ai 370€. Mannaggia a me che non ne ho presi un paio di più.

Noto, sempre sul sito di Ticketone, il banner della Priest Fest. Judas Priest+Megadeth+Testament tutti in una sera al Mazdapalace, una settimana prima dei fratelli Young. Già mi sono perso i Priest al Gods of Metal, stavolta li voglio vedere. E via altri 50€.
Poi è stata la volta dei Metallica. Anche loro nuovo album come gli AC/DC (niente male Death Magnetic tra le altre cose, altro che St. Anger). Anche loro me li ero persi quest’estate. E qui se ne andranno 60€ e spiccioli.

Se poi tra un po’ annunceranno altri concerti  imperdibili, uno a caso, i Led Zeppelin, andrò a finire a dormire su un marciapiede.

11
ott

Italo-Indiano: Varkala Beach

E chi se n’era accorto che era da così tanto tempo che non aggiornavo il blog. Credo valga la pena spendere due parole sullo scorso “weekend lungo”. La guida dell’India che ho io, la National Geographic, dice che prendere un treno qui è un’esperienza da fare assolutamente, quindi quale miglior occasione di un viaggio di circa 400km (in linea d’aria) da Calicut? Ovviamente nell’ottica indiana un viaggio di questa distanza si traduce in 8/9 ore di viaggio. La soluzione più ovvia era un treno notturno. Facciamo il biglietto, poco più di 2000 rupie (quasi 35€), comprensivo di andata e ritorno, cuccetta, lenzuola e classe più alta del treno. Arriviamo in stazione puntuali, mentre il treno con una decina di minuti di ritardo. Panico alla ricerca della carrozza. Ci passano davanti un po’ tutte, dalla prima classe con posti simili a quelli dei nostri Eurostar (sempre contestualizzati agli standard indiani), le classi inferiori piene di gente, senza porte all’ingresso dei vagoni e e con delle sbarre al posto dei vetri alle finestre. Ci passa davanti la classe femminile e, dopo le merci, l’ultima classe davvero infima. E il nostro vagone? Corriamo alla ricerca, per fortuna che il treno sta fermo almeno una decina di minuti. Assistiamo alle proverbiali salite degli indiani sul treno in corsa. La cuccetta è decente. A parte qualche insettino in giro, non posso lamentarmi e quando c’è l’aria condizionata si sta sempre bene, quindi mi faccio le mie 6 o 7 ore filate di sonno.

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Varkala Beach è un posto meraviglioso. E’ l’unico della costa del Kerala in cui la costa non scende dolcemente in mare ma che, tra la spiaggia e l’interno, ha un costone di roccia alto tra i 20 e i 30 metri, magari qualcosa in più in alcuni punti. La pietra rossa, onnipresente in Kerala, e la strada che costeggia il bordo del cliff con le case arroccate contribuiscono a renderlo un posto unico.
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Ci sono i turisti occidentali! Wow! Essendo la spiaggia praticamente unica per tutti riesco a capire che in tutto saremo meno di un centinaio, i locali ci assicurano che tra un mese qui si riempie di gente fino a dicembre. La stradina che costeggia il cliff è piena di negozi di souvenir e artigianato, ristoranti, e ogni tanto qualche agenzia di cambio e un paio di grocery. Nei 3 giorni di permanenza abbiamo fatto amicizia con tanti negozianti che ci hanno spiegato che loro pagano un fitto di circa 3000€ all’anno per stare lì. C’è da contare che il prezzo medio di vendita una maglietta è tra le 150 e le 250 rupie, tra l’euro e l’euro e cinquanta. Contrattiamo ogni cosa, dai souvenir al pesce la sera. Ho mangiato pesce fresco ogni sera, spesso cucinato con masala e sulla brace avvolto in una foglia di ora mi sfugge che albero platano.
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La spiaggia è in sabbia, con l’Oceano che in questo periodo ne lascia poco ai turisti. Praticamente c’è una spiaggia per i turisti occidentali mezza vuota (con gli ombrelloni, un euro al giorno) e una per gli indiani oltre una scogliera che la domenica si è riempita di gente in cui ci sono anche i pescatori. In mezzo due guardie che controllano che gli indiani non diano fastidio ai turisti e soprattutto che non affoghino. Ci spiega una delle guardie che gli indiani non sanno nuotare, soprattutto le donne, è che è meglio che non vadano dove l’acqua gli è più alta delle ginocchia.
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Nota finale: il 90% degli indiani, unomini e donne, fanno il bagno totalmente vestiti.

01
ott

Paese che vai…

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Rallentare, attraversamento sceicchi (Doha – Qatar).