27
nov

Bad day here in India

Tira una brutta aria oggi qui in India. Nonostante oggi sia il penultimo giorno di esami e molti hanno già finito, le facce sono nere (più del solito almeno, metaforicamente parlando). Gli attacchi di ieri e di oggi hanno avuto un grande impatto sugli indiani, è stato davvero il loro 11 settembre. Tra gli obiettivi c’è stato il Taj, che fa parte di una catena molto importante qui ed è onnipresente nelle località turistiche dove è sempre il banchmark della sistemazione di lusso. Quello di Mumbai poi è forse il più famoso data la bellezza della struttura, costruita dagli inglesi a inizio secolo, si trova di fronte a un altro monumento simbolo, The Gateway of India.

Io adesso sono lontano da Mumbai, circa 900 km, ma se avessero programmato l’attacco giusto una settimana dopo probabilmente mi sarei trovato nel mezzo dei fuochi d’artificio. Il mio schedule infatti prevedeva la notte a Mumbai tra il 4 e il 5 dicembre per poi prendere l’aereo per Varanasi. Non che mi possa permettere il Taj (le camere non vanno sotto i 200€ a notte) ma ha anche ristoranti e locali al suo interno frequentati da occidentali, e una birretta lì magari me la sarei anche andata a prendere.

Quello che ha sconvolto un po’ tutti, oltre al safari per le camere alla ricerca di occidentali, è stata la facilità con cui tutto questo è successo, senza che l’intelligence sospettasse niente. Da alcune testimonianze sembra che alcuni pescatori abbiano denunciato alla polizia l’arrivo di questa strana gente con delle grandi borse ma nessuno ha fatto niente. Non dovrebbe essere una cosa facile portare AK-74, MP5, decine di granate e 18kg di esplosivo nel cuore della capitale economica dell’India. La stessa cosa dopo gli attacchi. La gente usciva dai luoghi attaccati e nessuno cercava di identificarli. Infatti molti terroristi sono riusciti a darsi alla fuga. Per non parlare della paura dei poliziotti stessi.

Qui in India i poliziotti non girano nemmeno armati. Quando va bene hanno un manganello. Chissà che addestramento hanno avuto (per non parlare della corruzione dilagante). Ovviamente poi quando succedono cose di tali proporzioni si trovano totalmente impreparati.

Ora non so cosa succederà nei prossimi giorni. In teoria domani sera dovrei partire per il Goa, una notte di viaggio da qui e circa a metà strada per Mumbai. Domani magari cerchiamo di sentire l’ambasciata e vedere cosa ci consiglia. Ma dico io, a 20 anni i ragazzi normali pensano alla figa, non a tirare le bombe! Fateli trombare di più a questi musulmani!

25
nov

Li resuscitiamo i Flintstones?

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Una delle notizie che negli ultimi giorni che dal mondo scientifico è rimbalzata sui giornali di tutto il mondo è il tentativo quasi riuscito di ricostruire la catena genetica di un mammuth. Questa possibilità aprirebbe la strada all’impianto di tale codice in un uovo di elefante e far partorire a una elefantessa un suo antenato peloso. Il bambino che è in me già si vede tra qualche decina di anni a girare per il Jurassic Park.

Ma il mammuth non è l’unico che potrebbe subire l’opera di resuscitamento: sembrerebbe infatti che gli scienziati non siano nemmeno tanto lontani dal ricostruire il dna di un uomo di Neandhertal. Sarebbe giusto riportare in vita un nostro cugino, eticamente parlando?

In teoria questa specie non è collegata direttamente a quella dell’Homo Sapiens ma si tratta di un ramo evolutivo differente, che si è staccato dal nostro milioni di anni fa e ha avuto un suo sviluppo distinto (trovando anche l’estinzione). In pratica non è un nostro progenitore, ma più un lontano discendente dello zio che è andato in America nel secolo scorso. Si potrebbe farlo partorire a una donna umana, ma nascerebbe un gran casotto. E se lo si facesse partorire da una scimmia si risolverebbe il problema?

Condividiamo il 98% del codice genetico delle grandi scimmie ma le teniamo chiuse negli zoo e le usiamo come cavie, proprio perché sono così simili a noi. Eppure anche loro fanno parte di un altro ramo genetico che si è distaccato milioni di anni fa. Come gestire una situazione del genere? Quanto deve essere lontana un’altra specie per poter essere riconosciuta lo status e i diritti di un essere umano? Però sarebbe figo. Cacchio se lo sarebbe.

21
nov

My 2 cents: Facebook

Facebook
Scott Beale / Laughing Squid
Partecipo volentieri a una ricerca sull’esplosione di Facebook in Italia indetta da Luca De Biase, caporedattore di Nova24.

Credo di potermi considerare un very-early adopter di Facebook in Italia. Anche nei social network frequentati dai soliti nomi della blogosfera italiana non si è praticamente mai parlato di FB se non negli ultimi mesi. Questo innamoramento recente è anche comprensibile in quanto un social network può essere anche il migliore del mondo, ma se non si viene a creare un network non serve a niente. E la massa critica si è raggiunta solo di rencente in Italia. Ma c’è chi, come il sottoscritto, lo utilizza costantemente da quasi 3 anni.
Nella mia università, la Bocconi di Milano, il network ha cominciato a nascere circa 3 anni fa portato dagli studenti in scambio nelle università straniere dove era già imprescindibile. Da allora è uno strumento utilizzato in massa da noi studenti bocconcini, tant’è che l’eccezionale onda recente della maggioranza (oramai credo stiamo passando da quella anticipatrice a quella ritardataria) non ha portato a una consistente crescita dei contatti provenienti da colleghi.
Invece la contact list ora straborda di amici, conoscenti, ex-amici, parenti, compagni delle elementari/medie/superiori, amici di amici, gente che non ho mai visto etc, tutta gente che un social network non l’ha mai visto prima di qualche mese a questa parte.
Non che la cosa mi dia fastidio, anche perché se con una persona non voglio tenere i contatti semplicemente rifiuto la richiesta. Credo che l’esperienza sia sicuramente positiva e lo stia diventando sempre di più al crescere del numero di utilizzatori (anche se per quanto mi riguarda la crescita marginale di utilità per un nuovo contatto è in picchiata). Facebook è uno strumento potente, auguriamoci che faccia da apripista a tanti altri social network altrettanto utili ma di cui l’italiano medio ignora l’esistenza.

17
nov

Alla conquista del nord

indian trip
E’ ufficiale: il 28 sera lasceremo il campus alla volta delle sabbie, del sole e delle palme del Goa. Quasi una settimana di completo relax e totale fancazzo, fino al 3 dicembre sera quando si riparte per Mumbai e da lì, il 5 mattina avrò probabilmente il volo per Varanasi, prima tappa del mio tour alla conquista dell’India settentrionale. Varanasi, per capirci, è quella città sacra dove gli induisti vanno a bagnarsi nelle tossiche acque del Gange di fianco ai morti che vengono cremati sulle rive del fiume sacro, dove poi vengono disperse le ceneri. Da Varanasi si parte per Agra, la città famosa per il Taj Mahal. Dopo Agra farò tappa a New Delhi (3 o 4 ore di treno). Da Delhi partirò per visitare Jodhpur, una delle tante città nel deserto del Rajastan e, dopo una breve sosta a Jaipur, ancora un treno per Udaipur, famosa per i suoi laghi al centro di uno dei quali c’è un maestoso palazzo (ora convertito in holtel) che sembra sorgere dalle acque. Dopo Udaipur si torna definitivamente a Mumbai, dove il 14 dicembre, ho l’aereo per Milano.

9 giorni e quasi 4000 km da backpacker, all’incirca equamente divisi tra treni e aerei. Sopravviverò?

15
nov

Facce da indiani

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(se non scrivo qualcosa alla fine del post mi sputtana il tema!)

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