01
nov

Sul popolo indiano

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E’ la prima volta che passo così tanto tempo in Asia (nei miei precedenti ci sono solo poche ore a Izmir, Turchia) ma credo di poter dire che gli indiani fanno un po’ storia a sè come popolo. Prima di tutto hanno un fortissimo senso della nazione. I padri della nazione, Mahatma Gandhi, Neru e la figlia Sonia, sono venerati quasi come Shiva o Vishnu.
Come se poi avessero bisogno di altri dei. Il loro rapporto con la religione e le tradizioni è altrettanto forte. Nonostante sia in un campus dove chi lo frequenta è davvero, ma davvero ricco per la media dei redditi indiani, tutti osservano pedissequamente le festività del calendario indù, e sono davvero tante. Qualche giorno fa ad esempio è stato il Diwali, il capodanno indù. Circa 3 settimane fa invece è stata la volta di un’altra festa, che celebrava il massacro da parte di una dea di un demone, e in campus hanno organizzato una danza tipica della celebrazione da farsi con degli stecchetti. Credo che sia questo attaccamento alle tradizione che impedisce l’occidentalizzazione degli usi e dei costumi, cosa che sta piano piano arrivando in Cina.

Secondo aspetto. Quello indiano è il popolo più amichevole che io abbia mai visto. Nel mondo occidentale spesso c’è persino riluttanza a parlare con il proprio vicino, qui invece è come se fossero tutti amici, anche con noi bianchi. Quando siamo in giro per Calicut c’è sempre chi ci ferma, si presenta e rimane a fare 2 chiacchiere con noi. Tutti sono veramente gentili e disponibili come nessun altro popolo con cui sono entrato in contatto. Ancor di più all’interno del campus, soprattutto tra studenti. E non è perché noi qui siamo i “ricchi occidentali”, di cui se ne vedono pochi in giro, anche tra di loro. Per fare un esempio, quando prendiamo il taxi, visto il ridicolo costo, lasciamo che ci aspetti per riportarci a casa. Durante l’attesa il tassista si intrattiene sempre con la prima guardia che c’è in giro, oppure con un altro tassista o semplicemente qualcuno che si trova lì per caso, come se fossero vecchi amici.

Ma nonostante all’apparenza lo stress non sanno nemmeno cosa sia, nemmeno nei momenti di pressione dal punto di vista universitario, capita che alcune cose che sembrano essere frutti della nostra cività frenetica, arrivino anche qui. Una decina di giorni fa una ragazza del campus si è suicidata nell’ostello delle ragazze, dove viveva. Da quello che abbiamo saputo era depressa e prendeva farmaci. La notte di due martedì fa ne ha ingeriti abbastanza da togliersi la vita. Portava il gesso a una gamba e aveva appena ricevuto la notizia che si sarebbe dovuta operare di nuovo, cosa che le avrebbe fatto perdere ulteriore tempo impedendole di laurearsi. Piccole cose che per una persona indebolita dalla depressione possono essere fatali. Anche in India.

  • Davide&Giovanni
    01 nov 08@10:39 pm:

    Michele,speriamo sarai l’ultima vittima delle persecuzioni ai cristiani (alla faccia del popolo gentile); e se stai pensando: “Io non sono cristiano!” questo sarà proprio il lato più divertente della faccenda.
    P.S. Salutaci Apu