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nov

Li resuscitiamo i Flintstones?

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Una delle notizie che negli ultimi giorni che dal mondo scientifico è rimbalzata sui giornali di tutto il mondo è il tentativo quasi riuscito di ricostruire la catena genetica di un mammuth. Questa possibilità aprirebbe la strada all’impianto di tale codice in un uovo di elefante e far partorire a una elefantessa un suo antenato peloso. Il bambino che è in me già si vede tra qualche decina di anni a girare per il Jurassic Park.

Ma il mammuth non è l’unico che potrebbe subire l’opera di resuscitamento: sembrerebbe infatti che gli scienziati non siano nemmeno tanto lontani dal ricostruire il dna di un uomo di Neandhertal. Sarebbe giusto riportare in vita un nostro cugino, eticamente parlando?

In teoria questa specie non è collegata direttamente a quella dell’Homo Sapiens ma si tratta di un ramo evolutivo differente, che si è staccato dal nostro milioni di anni fa e ha avuto un suo sviluppo distinto (trovando anche l’estinzione). In pratica non è un nostro progenitore, ma più un lontano discendente dello zio che è andato in America nel secolo scorso. Si potrebbe farlo partorire a una donna umana, ma nascerebbe un gran casotto. E se lo si facesse partorire da una scimmia si risolverebbe il problema?

Condividiamo il 98% del codice genetico delle grandi scimmie ma le teniamo chiuse negli zoo e le usiamo come cavie, proprio perché sono così simili a noi. Eppure anche loro fanno parte di un altro ramo genetico che si è distaccato milioni di anni fa. Come gestire una situazione del genere? Quanto deve essere lontana un’altra specie per poter essere riconosciuta lo status e i diritti di un essere umano? Però sarebbe figo. Cacchio se lo sarebbe.