30
ott

I durex arma di sterminio

In America il 7 novembre ci saranno le elezioni per il rinnovo del Congresso e nonostante Bush sia ai minimi storici come consenso popolare i Democratici non riescono ad avere la sicurezza di riuscire a conquistare la maggioranza dei 435 seggiolini del Parlamento americano.
Se in Italia ci si sfidava a colpi di intercettazioni telefoniche quì fanno molto di peggio con presunti scandali di pedofilia e sex-gates con stagiste. Tra i campi di sfida però ci sono anche argomenti di interesse generale (strano) e tra questi i matrimoni omosessuali e la ricerca sulle cellule staminali. Se per i primi qualcosa si  è già mosso a livello di singoli stati, per la seconda la battaglia è ancora aperta.
Qualche settimana fa è spuntato questo video che ritrae Micheal J. Fox fare un appello a favore dei Democratici e la ricerca. Il video è un po’ forte emozionalmente parlando (soprattutto per chi lo ha amato come attore) quindi andateci piano con il pulsante play.

Come si sa Micheal J. é malato di Parkinson e da quando gli è stato diagnosticato il morbo ha abbandondato Spin City e le scene quasi completamente, fatta eccezione per qualche apparizione o cameo. Fa effetto vedere Marty McFly ridotto così, molto effetto. Ci si aspetta che un malato di Parkinson sia anziano, magari ricordando Mohamed Alì che accende il braciere olimpico qualche anno fa, mentre lui ha solo 45 anni, portati benissimo tra l’altro, sembra ancora un ragazzino. Dal canto loro però i Repubblicani, e la Chiesa americana (condannata di recente a risarcire per 10 milioni di dollari le vittime di pedofilia), hanno accusato l’attore di aver recitato e lui ha ammesso di non aver preso alcune medicine prima di girare lo spot per mostrare quali sono i reali effetti della malattia.
Personalmente continuo a trovare strordinariamente ipocrita questo attaccamento alla non-vita di una cellula staminale embrionale. Questa viene sì distrutta per la ricerca (almeno secondo le attuali tecnologie) ma stiamo parlando di un blastocita, una agglomerato embrionale di cellule indifferenziate che nel normale corso naturale si forma prima dell’inizio della gravidanza stessa (che inizia quando poi si impianta nell’utero), quando poi esseri con ben più di 150 cellule uccidono o lasciano morire i loro simili a migliaia e migliaia ogni giorno, senza che questo serva a migliorare la salute di altri.

11
set

La partita di Jenga che ha cambiato la storia

Quando si è piccoli e si studia la storia moderna spesso si domanda agli adulti dov’erano o cosa facevano durante i più importanti fatti storici. "Nonno, dov’eri quando ci fu l’Armistizio alla fine della seconda guerra mondiale?" oppure "Mamma vedesti in TV lo sbarco sulla luna?". I miei figli potranno domandarmi "Dov’eri quando fu abbattuto il muro di Berlino?" e io credo che al massimo potrei rispondere che ero a guardare i cartoni di Bim Bum Bam e che non sapevo nemmeno cosa fosse il muro di Berlino. E poi 5 anni fa ci fu l’11/9. Visto che non ci sono ancora figli che possano chiedermelo (o almeno lo spero) me lo chiedo da solo "Michele, dov’eri l’11 settembre del 2001?".

Ero a casa, la scuola sarebbe iniziata a breve, se non sbaglio era la vigilia del quarto anno. Stavo aspettando 2 miei ex compagni di classe per studiare inglese, ovviamente i compiti per l’estate ridotti sempre all’ultimo minuto. Accesi la tv per vedere i cartoni animati e mentre cercavo Bim Bum Bam (si lo so, non era cambiato niente dal 1989 quando cadde il muro) capitai su Canale 5 dove c’era l’immagine delle torri in fumo, anzi della torre perchè il secondo aereo ancora non era giunto a destinazione. Ci misi stranamente poco a realizzare che stava succedendo qualcosa di grosso, ma forse non così tanto grosso. Anche il secondo aereo colpì l’altra torre mentre cominciava il tam tam di notizie con Washington dove prima si parlava della Casa Bianca poi del Pentagono. A dir la verità le prime notizie riguardavano un’autobomba più che un aereo.

Come 2 strutture mollemente costruite durante una partita di Jenga le Twin Tower crollarono su se stesse. Ricordo che durante la diretta più volte si parlò di Saddam Hussein e del terrorismo islamico ma allora Bin Laden ancora non era una star della TV. Fu il primo avvenimento che seguii assiduamente oltre che sulla TV, vidi tutti gli speciali possibili e immaginabili per tutta la settimana, anche su internet e in quei giorni spesi molto tempo a cercare fotografie in giro per la rete. Ad un certo punto divenne quasi una mania e ogni giorno che accendevo la tv mi aspettavo che sarebbe successo di nuovo qualcosa di grosso.

Con il passare del tempo la mania calò insieme al grado di pericolo con il quale viene misurata la probabilità di attentati e, al contrario di quest’ultimo, non ebbe ciclici ritorni. Nemmeno quando ci fu l’attentato a Madrid. Non voglio mancare di rispetto per chi sotto quelle macerie ci è rimasto, spero di non venir frainteso, ma l’attentato del 9/11 ha avuto proporzioni talmente inaspettate e talmente hollywoodiane che non so se Al Quaeda poteva scegliere un bersaglio più spettacolare. Nella metropolitana può essere altrettanto costoso in termini di vittime ma vedere un treno che esplode, sotto terra, non alla luce del sole, provocando "solo" il dilaniamento di lamiere, non  ha lo stesso effetto di maestosa grandezza (nel senso più geometrico del termine) di vedere due montagne di cemeto armato, simbolo della Grande Mela e nel pieno centro di New York, una delle città che in un modo o nell’altro affascina più o meno tutti, crollare come fuscelli spazzati da un venticello un po’ più forte. Amplificato poi da una copertura mediatica senza precedenti. Quanto fece strano vedere giornalisti solitamente impeccabili come gli stessi della CNN rimanere basiti, senza parole in diretta mondiale, spiazzati, disinformati.

Si ricordano con costernazione quelle 2896 vittime, we will never forget, we are all americans, chi non lo pensò in quei frangenti? Però in fondo, facendo un discorso puramente statistico, sono bruscolini in confronto alle 25.000 persone che muoiono di fame ogni giorno nel mondo. E noi ogni anno ci fermiamo e ci commuoviamo nel ricordiare quelle 2896. E’ davvero necessario per l’uomo moderno che una morte per essere degna deve essere spettacolare e fare notizia? Non voglio fare inutili moralismi quindi mi fermerò quì, ho gettato il sasso è giusto che ognuno si dia una propria risposta secondo coscienza.

29
ago

Più grande e più lungo

Ho sempre immaginato che vedersi preso per il culo in un cartone animato sia una delle cose più emozionanti che possa accadere nella vita di una persona. Ricordiamo alcuni che hanno suggellato le loro carriere con apparizioni come Paul McCartney e i REM nei Simpson, Susan Sarandon e James Van Der Beek nei Griffin, Mel Gibson e soprattutto l’incommensurabile Brian Boitano in South Park ("What would Brian Boitano do?").

Dubito però che sia stato questo il sentimento che ha provato Saddam Hussein quando il marine ha premuto il pulsante play sul lettore DVD ed è partito South Park: Bigger, Longer & Uncut, il lungometraggio dell’arcinota serie animata. Chi l’ha visto sta già ridendo sotto i baffi perchè ha già capito dove voglio andare a parare, chi non l’ha visto rimedi al più presto perchè fin’ora si è perso un masterpiece.

E perchè gli hanno fatto vedere proprio questo film si chiederà la seconda categoria di persone?

La risposta è semplice, perchè una mente malata ha partorito la trama in cui il mondo è sul limite della distruzione a causa di una guerra tra Canada e Stati Uniti nella quale ci ha messo lo zampino, anzi lo zoccolo, sua maestà il signore degli inferi. Il quale in privato, quando non deve dare l’impressione di oscuro re infernale, è una checca isterica che ha una relazione con l’ex rais di Bagdad, Saddam appunto.

E’ lo stesso Matt Stone, creatore della serie e del film del 1999, a confermare che i marines americani hanno più volte fatto vedere a Saddam le scene in cui si abbandona alle lotte amorose con Satana, e avendo visto il film vi assicuro che sono scene moooolto esplicite.

27
nov

Agli alieni piace il tacchino ripieno

Qualche giorno fa in America è stato il giorno dell’indipendenza e tutti ricorderete l’omonimo film che raccontava dell’invasione aliena. Bene, sembrerebbe che gli omini verdi svolazzino per i cieli del nostro pianeta da oramai 50 anni e che gli USA non solo ne conoscano l’esistenza, conservino velivoli e corpi ma stiano pensando a una guerra intergalattica. Evidentemente Bush non gli va più bene il medioriente ma vuole conquistare anche le porte di Orione infatti sembrerebbe aver sborsato i primi fondi per la ricerca di armi intergalattiche e aver chiesto alla NASA di sviluppare una  base lunare per il 2020 per meglio controllare gli spostamenti dei visistatori. A svelarlo è Paul Helleyer, ex-ministro della difesa in Canada nonchè vicepremier ad una conferenza a Torino.

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