21
mar

Il prodotto non cambia

Mi arriva un messaggio ieri pomeriggio: “Wind annuncia che la tua tariffa Wind10 si trasformerà presto in Wind12″. Che le tariffe cambiassero dopo il Decreto Bersani era scontato. Tant’è che la tariffa aumenta del 20%, giusto quello che era il costo medio di ricarica. Mettendomi nei panni dell’economista è normale che ci fosse l’aumento. I gestori telefonici si sono trovati praticamente da un mese all’altro con 1,7 miliardi di euro che non incasseranno. O almeno non tutti, Tim ad esempio conta di recuperare tra i 230 e i 280 milioni di euro, meno della metà, ma che gli coprono i costi di distribuzione delle ricariche. Probabilmente buona parte di questi soldi era anche già stata allocata in piani di investimento a lungo termine.

Se la logica dell’abolizione dei costi di ricarica può essere condivisibile dal mio io economista, un po’ di meno è quella dello scatto alla risposta. Lo scatto alla risposta infatti, al contrario dell’ex-gabella, è una componente fondamentale di differenziazione tra tariffe. Mi spiego meglio. Le aziende segmentano il mercato in gruppi di persone dalle caratteristiche omogenee proponendo per ognuno una tariffa che meglio si addice alle loro abitudini di consumo per attirare il maggior numero possibile di clienti. Così ci sono tariffe per chi fa telefonate lunghe con lo scatto alla risposta alto e consumo al minuto più basso, e viceversa. Eliminando lo scatto alla risposta si elimina un’importante leva competitiva. Perché tanto alla fine il costo rimarrà lo stesso e tra un mese mi arriverà l’sms di Wind 15.

11
ott

Goooolia compra Davide

Dopo alcuni rumors negli ultimi giorni ma non confermati 26 ore fa è comparsa definitivamente su digg.com la notizia sicura che YouTube era stata acquistata da Google. Il signor Google dal canto suo ha dovuto tirare fuori il portafoglio, rovesciare il portamonete e raccimolare 1650 milioni di dollari, bruscolini.
Perché questa mossa? Beh sicuramente per eliminare il concorrente numero 1 in quello che Google evidentemente vede come il mercato del futuro più profittevole, ossia quello della distribuzione di video in streaming.
You Tube si è sempre dimostrato il leader in questo campo dovendo ricorrere continuamente ad immensi upgrade di banda che stavano cominciando a fare a cazzotti con una discreta difficoltà nel trasformare i click in liquidità. Google si è mossa un po’ in ritardo ma è riuscita a posizionarsi subito dopo YouTube. Quello che differenzia quest’ultimo innanzitutto è la facilità nell’upload dei video. Fino a qualche tempo fa infatti per uploadare su Google Video era necessario scaricare un programma apposito e ancora oggi non è possibile utilizzare i filmati in formati per telefonini come il 3gp. Un altro fattore che ha decretato il successo di YouTube è stata senza dubbio la community molto forte, Google Video non è andata oltre a un sistema di rating introdotto da poco. E infine c’è l’atteggiamento verso la pirateria. Google Video permette di uploadare filmati di dimensioni notevoli, ci sono dei documentari sull’11 settembre da un’ora e mezza, però c’è un rigido controllo sui contenuti. E’ praticamente impossibile trovarne che infranono il diritto d’autore. Al contrario YouTube ha come limite quello dei 10 minuti ma si può trovare di tutto: dalle puntate del Conte Dacula ai film alle serie complete di Lost. Questo dei contenuti sarà un bel problema del nuovo compratore che probabilmente adotterà un’altra politica.
Insomma il futuro e incerto, i piani di Google sono piuttosto misteriosi, quella di eliminare il competitor numero 1 dalla piazza è poco credibile, almeno da sola, sicuramente è una mossa che prevede strategie a lungo termine. Gli analisti hanno accolto la notizia senza particolari entusiasmi, infatti il titolo sul mercato americano perde lo 0.55%.

18
set

Ritorno sui banchi – parte III

Oggi si rientra nel pieno dei corsi all’università, di cui avevo già avuto un assaggio con una lezione giovedì scorso. Sono molto fiducioso rispetto a questi esami, soprattutto quelli che ho frequentato fin’ora, ossia Gestione dell’Innovazione e E-Business. Di quest’ultimo in particolare sono molto entusiasta e sto cominciando a pensare di fare il lavoro finale su questo argomento in cui mi posso sbizzarrire tra open source, community virtuali, blog ecc.

Alle 14.30 torno a lezione dove mi aspetta Mercati Finanziari, che si profila essere la punta di diamante (nel c..o) tra i corsi di questo semestre. Ancora invece non è arrivato il momento del mistico corso in inglese, Innovation and Industrial Dynamics, il corso voluto fortemente dall’amplissimo sua eccellenza il Prof. Malerba, ex direttore del mio corso ed ex professore dello stesso. A questo si aggiunge un esame di spagnolo intermedio e più esami possibile da recuperare. Ma ce la farò, a costo di perdere la salute mentale.

03
giu

E’ tutto un magna magna…

Got it! Ho preso finalmente il biglietto per Franco Battiato! Alla fine ho optato per la soluzione economica da 70€ in galleria, roba da vederlo solo con il binocolo, speriamo solo si senta bene.

Oltre al costo del biglietto, che tra l’altro va in beneficenza, c’è il solito costo di prevendita, solo 2.10€. In Italia la distribuzione dei biglietti per i grandi eventi è monopolizzata dalla mafia di Ticketone. Quando andai a vedere i Queen all’ex-Filaforum di Assago, manifestazione nelle spire della cupola, per il prato pagai la bellezza di 55€ + 8€ di diritti di prevendite, oltre il 15%. E non si è salvato il Rocky Horror al Teatro Ventaglio Nazionale: 4€ di prevendita sui 29€ di biglietto per la galleria e 5.6€ sui 36€ totali per la platea.

E l’Italia è piena di questi esempi di monopoli di fatto o accordi collusivi in settori oligopolistici. Basti pensare al canone Telecom, ai costi di ricarica per la telefonia mobile, alle Ferrovie dello Stato, alle autostrade, alla SIAE ecc ecc. Cose che si possono trovare solo in Italia e che sono inimmaginabili nel resto del mondo.

Questa è un’altra cosa che ho sempre contestato fortemente del governo Berlusconi: un uomo che si è sempre dichiarato portabandiera delle idee liberali non ha fatto assolutamente niente in questa direzione in 5 anni di governo. Certo, non ci si può aspettare di meglio dall’uomo simbolo dell’IRI. Ancora una volta peccato per l’insuccesso elettorale della Rosa Nel Pugno, avrebbe potuto davvero essere una ventata di freschezza.

Il mio primo post di argomento pseudo economico .

24
gen

Copy-Pope

"Sottoposti a copyright tutti gli scritti, i discorsi e le allocuzioni del Papa. Sia di quello regnante che dei predecessori, fino a 50 anni addietro". Questa la notizia circolata qualche giorno fa dal sito della gazzetta del mezzogiorno quindi niente più angelus domenticali, niente dichiarazioni di Ratzinger virgolettate, non si vedranno più le parole di Giovanni Paolo II a meno di pagare una decima alla Santa Sede.
Senza parole, è uno schifo. Già mi immagino le dichiarazioni al fulmicotone di Natzinger pagate a peso d’oro dai giornali o i dvd con le dichiarazioni segrete di Papa Woytila da allegare all’Osservatore Romano.

Pensate se Gesù avesse fatto pagare le sue parabole, in effetti la predicazione degli apostoli potrebbe essere stata trasformata proficuamente in un meccanismo multi-livello. Gesù faceva pagare una moneta d’oro per i diritti su ogni  discorsi e sono già 12 monete d’oro con l’opzione di una moneta d’argento per ogni nuovo amico che avrebbe portato nella religiorne cristiana. Ogni apostolo avrebbe potuto far pagare 5 monete d’argento come royalty ad ogni nuovo socio. Passando ai freddi numeri, contando che ogni apostolo poteva parlare a 30 persone, sono per Gesù 12 monete d’oro e 360 monete d’argento, ogni apostolo poi ha 120 monete d’argento rientrando nell’investimento iniziale con la possibilità di moltiplicare gli introiti al seguente livello! Incredibile!

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