17
ott

Sfogo a caldo

Posto stavolta direttamente dall’aula di informatica dell’università perché proprio non ce la faccio a trattenermi. Mentre aspettavo il mio turno per la stampa di un po’ di roba su Competitive Analysis mi sono trovato a sfogliare il sito di Repubblica con in bella mostra le dichiarazioni della carta igienica fatta giornale, ossia l’Osservatore Romano.

Come molti di voi sapranno ieri la Cassazione ha dato ragione al padre di Eluana, una ragazza che da 15 anni giace in stato di coma vegetativo dichiarato irreversibile dai medici e causato da un incidente stradale. Da anni il padre della ragazza lotta perché le vengano staccati i macchinari che la tengono in vita, come lei più volte ha dichiarato in vita nel caso si fosse mai trovata in quella situazione.

Nonostante l’assenso esplicito della ragazza c’è gente che ha la presunzione di parlare per bocca della ragazza. A me queste cose fanno venire il voltastomaco. Anzi, non solo parla in nome della ragazza ma nel nome di qualunque essere umano, me compreso, te compreso, e di decidere per lui in quello che siamo, nel nostro corpo. L’Osservatore Romano e tutta la combriccola di vescovi e cardinali che c’è dietro continuano a parlare nel nome di una presunta morale universale: la loro.

“introdurre il concetto di pluralismo dei valori significa aprire una zona vuota dai confini non più tracciabili”.

Questo è quello che mi fa schifo della religione: la convinzione che esiste, è sempre esistita e sempre esisterà un solo modo di pensare, un solo codice di valori, una sola morale. Una morale vecchia di 4000 anni e scritta in un libro di favole per adulti ebrei, dove regnano la violenza, la vendetta, l’incesto e la misoginia. Io non voglio nemmeno nel più lontano dei mondi ipotetici, vivere in una società dettata da questa morale immorale in mano a un gruppo di uomini. Questo è fondamentalismo ed è fomentato non solo da altri fondamentalisti, ma da tutti i cattolici moderati in quanto tali perché quella è la loro voce ufficiale.

“Attribuire a ognuno una potestà indeterminata sulla propria esistenza” avrebbe infatti per l’Osservatore Romano “delle conseguenze facilmente immaginabili, anche solo ragionando dal punto di vista etico”.

Ma da quale punto di vista etico? Ovviamente il loro. Dal mio punto di vista IO ho la potestà sulla MIA esistenza e ne faccio quel che cazzo mi pare. IO voglio morire? A te Cardinal Bertone che te ne frega? Credi che io bruci all’inferno? Cazzi MIEI.

Io non sono cattolico, la CEI e le sue idee per me non siete nessuno e niente. Questa è la fede signori, la più grande indecenza mai prodotta dall’umanità, in cui l’individuo non è nemmeno padrone di se stesso nel nome del nulla.

21
dic

Who wants to live forever anyway?

Stamattina è morto Piergiorgio Welby. La notizia è stata data da Marco Pannella a Radio Radicale e purtroppo non si conoscono molti dettaglio anche a causa del solito sciopero dei giornalisti. Il sito della radio dice che è morto per arresto cardiaco dopo che il medico ha iniettato del sedativo contestualmente allo spegnimento dell’apparecchiatura per la respirazione. Speriamo solo che  questo piccolo passo verso la civiltà non sia solo un gesto isolato ma la direzione da prendere.

Gioia o tristezza? Da una parte Welby ha smesso di soffrire, ha avuto quello che giustamente chiedeva. Dall’altra è morto ora che il dibattito si stava cominciando ad accendere, ora che si era finalmente capito del vuoto legislativo che c’è in Italia e della necessità di legiferare su questa materia, per quanto difficile sia. E’ successo quello che legislatori e medici speravano, quel medico che ha staccato la spina gli ha tolto un bel problema da torno. Ora che il simbolo della lotta, colui senza il quale non sarebbe saltata agli onori della cronaca è morto arriva la parte più difficile, ossia mantenere acceso il dibattito e arrivare a una soluzione, come succede in tanti paesi nel mondo. C’è sempre il rischio che senza un simbolo gente e media ignorino un problema. Speriamo che si faccia chiarezza prima di qualche secolo.

01
dic

Michè, t’piac o’presep?

Io ci provo a rimanere calmo. Lo giuro. Io mi faccio i fatti miei e vivo sereno. Non sono cattolico quindi dico "Fatti dei sudditi del pontefice", anche se vivo in Italia dove purtroppo questo ragionamento non si può fare. Poi una sera apro il sito di Repubblica, leggo la notizia di turno e mi incazzo e scrivo post come questi. Tralasciamo il Papa che gioca a fare il relativista e smentisce se stesso dando il suo avvallo all’ingresso della Turchia in Europa per farsi perdonare del discorso di Ratisbona. Parliamo di fatti interni.

Luca Volontè, capogruppo dell’UDC alla Camera, invita al boicottaggio di (prendete appunti): IKEA, Standa, Rinascente, Oviesse e altre grandi catene. E’ diventato no-global? Per niente, questi mega-store del diavolo si sono macchiati dell’imperdonabile colpa di non vendere i pastori durante il periodo natalizio. "L’esclusione della vendita del presepe in Italia, da parte di Ikea, Rinascente, Standa, Oviesse e di altri gruppi multinazionali, è il risultato di una vergognosa colonizzazione messa in atto per sradicare l’identità cristiana e per togliere a un paese cattolico come il nostro un simbolo secolare che rappresenta il natale" e per sottolineare il concetto "siamo di fronte all’ennesima prova di un relativismo laicista che finisce per spianare la strada all’estremismo islamico" (massì, continuiamo a buttare merda sui laicisti, atei e agnostici, ora anche complici del terrorismo) e se ancora non si era capito "I consumatori sappiano che, insieme ai prodotti a basso costo, da queste aziende si acquista anche l’eutanasia culturale del paese". Eutanasia culturale? L’unica eutanasia culturale di questo paese la fanno gente come Luca Volontè con iniziative come queste. Invece di occuparsi di questa pseudo eutanasia si occupasse di quella reale. Piergiorgio Welby è un uomo che oramai non è più tale, che invece di farsi somministrare la dolce morte clandestinamente (pratica diffusa in Italia) ha deciso di far partire una battaglia perché nel mondo politico si inizi a discuterne seriamente. L’unica risposta che ha avuto da questa gente che si preoccupa più dei pastori che di un malato di distrofia muscolare è il silenzio, un pesante, indifferente e indifferenziato silenzio per non compromettersi agli occhi degli elettori, nonostante anche l’appello del Capo di Stato che ha invitato tutti al confronto.

Voglio emigrare. Sul serio, io in questo paese non ci voglio vivere. Non voglio vivere in un "paese cattolico".