30
gen

Appesa a un filo

Appesa a un filo
Camera: Panasonic DMC-FZ8
Exposure: 15 secs
Aperture: f/3.2
Focal Length: 21.6 mm
ISO Speed: 100

15
nov

Facce da indiani

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(se non scrivo qualcosa alla fine del post mi sputtana il tema!)

11
ott

Italo-Indiano: Varkala Beach

E chi se n’era accorto che era da così tanto tempo che non aggiornavo il blog. Credo valga la pena spendere due parole sullo scorso “weekend lungo”. La guida dell’India che ho io, la National Geographic, dice che prendere un treno qui è un’esperienza da fare assolutamente, quindi quale miglior occasione di un viaggio di circa 400km (in linea d’aria) da Calicut? Ovviamente nell’ottica indiana un viaggio di questa distanza si traduce in 8/9 ore di viaggio. La soluzione più ovvia era un treno notturno. Facciamo il biglietto, poco più di 2000 rupie (quasi 35€), comprensivo di andata e ritorno, cuccetta, lenzuola e classe più alta del treno. Arriviamo in stazione puntuali, mentre il treno con una decina di minuti di ritardo. Panico alla ricerca della carrozza. Ci passano davanti un po’ tutte, dalla prima classe con posti simili a quelli dei nostri Eurostar (sempre contestualizzati agli standard indiani), le classi inferiori piene di gente, senza porte all’ingresso dei vagoni e e con delle sbarre al posto dei vetri alle finestre. Ci passa davanti la classe femminile e, dopo le merci, l’ultima classe davvero infima. E il nostro vagone? Corriamo alla ricerca, per fortuna che il treno sta fermo almeno una decina di minuti. Assistiamo alle proverbiali salite degli indiani sul treno in corsa. La cuccetta è decente. A parte qualche insettino in giro, non posso lamentarmi e quando c’è l’aria condizionata si sta sempre bene, quindi mi faccio le mie 6 o 7 ore filate di sonno.

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Varkala Beach è un posto meraviglioso. E’ l’unico della costa del Kerala in cui la costa non scende dolcemente in mare ma che, tra la spiaggia e l’interno, ha un costone di roccia alto tra i 20 e i 30 metri, magari qualcosa in più in alcuni punti. La pietra rossa, onnipresente in Kerala, e la strada che costeggia il bordo del cliff con le case arroccate contribuiscono a renderlo un posto unico.
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Ci sono i turisti occidentali! Wow! Essendo la spiaggia praticamente unica per tutti riesco a capire che in tutto saremo meno di un centinaio, i locali ci assicurano che tra un mese qui si riempie di gente fino a dicembre. La stradina che costeggia il cliff è piena di negozi di souvenir e artigianato, ristoranti, e ogni tanto qualche agenzia di cambio e un paio di grocery. Nei 3 giorni di permanenza abbiamo fatto amicizia con tanti negozianti che ci hanno spiegato che loro pagano un fitto di circa 3000€ all’anno per stare lì. C’è da contare che il prezzo medio di vendita una maglietta è tra le 150 e le 250 rupie, tra l’euro e l’euro e cinquanta. Contrattiamo ogni cosa, dai souvenir al pesce la sera. Ho mangiato pesce fresco ogni sera, spesso cucinato con masala e sulla brace avvolto in una foglia di ora mi sfugge che albero platano.
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La spiaggia è in sabbia, con l’Oceano che in questo periodo ne lascia poco ai turisti. Praticamente c’è una spiaggia per i turisti occidentali mezza vuota (con gli ombrelloni, un euro al giorno) e una per gli indiani oltre una scogliera che la domenica si è riempita di gente in cui ci sono anche i pescatori. In mezzo due guardie che controllano che gli indiani non diano fastidio ai turisti e soprattutto che non affoghino. Ci spiega una delle guardie che gli indiani non sanno nuotare, soprattutto le donne, è che è meglio che non vadano dove l’acqua gli è più alta delle ginocchia.
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Nota finale: il 90% degli indiani, unomini e donne, fanno il bagno totalmente vestiti.

01
ott

Paese che vai…

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Rallentare, attraversamento sceicchi (Doha – Qatar).

29
set

Italo-indiano: Kappa Beach

Dopo il primo bagno in assoluto in un fiume (e in generale in acqua dolce che non fosse la vasca da bagno) è toccato anche bagnarmi nell’oceano. Oggi in tre non avevamo lezione quindi abbiamo preso il taxi e ci siamo fatti portare a Kappa Beach, a una trentina di chilometri dal campus.p1030109.jpg

La spiaggia è sterminata, chilometri e chilometri di sabbia con alberi e palme che arrivano a pochi metri dal mare. Ogni tanto questa distesa veniva rotta da scogli in pietra nera ma nessun essere umano a perdita d’occhio che prendesse il sole o facesse il bagno. Ogni tanto si vedevano alcuni indiani passeggiare sulla spiaggia, ovviamente vestiti.

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La cosa che ci ha stupito è che molti erano coppiette, le quali ovviamente al massimo si sfioravano le mani. Molti altri invece erano gruppi di ragazzi e alcuni di questi camminavano tenendosi per mano, siccome l’abbiamo visto fare molto spesso probabilmente non si tratta di gay ma di un uso locale, uno dei tanti aspetti “strani” di questo paese. Indagherò.

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Come succede spesso quando ci spostiamo diventiamo l’attrazione di chi ci vede. Il Kerala è una località abbastanza turistica a quanto ne so, ma soprattutto quando giriamo nei piccoli villaggi ci rendiamo conto che occidentali non ne vedono così spesso. Così capita che la mia collega in costume scateni un passeggio anormale di uomini (sembrerebbe che alcuni abbiano anche fatto la foto con il cellulare) o che ragazzi indiani chiedano al sottoscritto di posare con loro per una foto.

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Il 14 dicembre è ancora lontano, mi sa che quest’”inverno” recupero i pochi bagni di quest’estate…

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