23
gen

Povera Patria

Povera Patria! Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame che non sa cos’è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno; e tutto gli appartiene.

Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni! Questo paese è devastato dal dolore… ma non vi danno un po’ di dispiacere quei corpi in terra senza più calore?

Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali? Nel fango affonda lo stivale dei maiali, me ne vergogno un poco e mi fa male vedere un uomo come un animale.

Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali, che possa contemplare il cielo e i fiori, che non si parli più di dittature, se avremo ancora un po’ da vivere… la primavera intanto tarda ad arrivare.

Non cambierà, non cambierà, non cambierà, forse cambierà…

Franco Battiato, da “Come un cammello in una grondaia” 1991

12
gen

Il vuoto

Oggi è stato presentato per radio il nuovo singolo di Franco Battiato a cui seguirà attorno a metà febbraio un nuovo album, dopo l’ottimo X Stratagemmi. Il titolo del primo singolo è "Il Vuoto" e Battiato si occupa del senso di vuoto, anzi il vuoto di senso, che permane nella nostra società a causa del progresso. L’uomo moderno, circondato da malesseri, bombardato da pericoli imminenti, sa quello che vuole ma non sa quello che è.

Musicalmente è una tipica canzone di Battiato: un misto di elettronica e archi, suonati dalla Royal Philarmonic Orchestra, e un misto di lingue, italiano per il cantautore mentre i cori sono in inglese. E’ una canzone pregna di significati come tutte le sue opere, musicalmente non è proprio facile da ascoltare, soprattutto confrontandola con Sesso e Castità, il primo singolo dell’ultimo album, il quale era molto meno sperimentale. Come sonorità quindi quasi un ritorno di qualche anno indietro ai tempi di Ferro Battuto, album che non considero tra i suoi migliori. Alcuni artisti però vanno giudicati "per album" e non "per singolo", soprattutto quando si parla di concept-album quindi aspetto solo di mettere le mie mani sul cd completo.

Nuovo cd = nuovo tour (si spera)
Yuhm…

17
set

Osage Tribe – Arrow Head

Gli anni a cavallo tra gli anni 60 e 70 in Italia sono caratterizzati da una costellazione di minuscole band alla ricerca di un contratto, che tentavano, con molta fatica, di produrre un filone prog-rock in Italia. Sono pochi i nomi che poi sono diventati famosi al grande pubblico, PFM, i New Trolls, il Banco del Mutuo Soccorso e i Cherry Lips.

In questo panorama nel 1972 nascevano gli Osage Tribe a Genova, città che  ha dato molto alla musica italiana d’avanguardia, almeno per quel tempo. Gli Osage Tribe sono stati una meteora in rapido passaggio incidendo un solo album, Arrow Head, e già alla fine del 1972 erano sciolti. Avevo questo album da un po’ però non mi era capitato di ascoltarlo molte volte, anche se merita. Ieri mi è capitato di rimetterlo nel lettore mp3 e ha cominciato a colpirmi come sound. Per scrivere questo post sono andato ad informarmi sulla storia di questo gruppo e nelle poche notizie che ho raccolto è uscita una grandissima sorpresa.

Come abbiamo detto la band è nata nel 1972 a Genova e, signori e signore, la band fu fondata, udite udite, da Franco Battiato! Ci sono rimasto davvero di sasso! L’allora cantante di musica leggera Franco Battiato mise insieme questa band insieme a Marco Zoccheddu, Bob Callero e Nunzio Favia. Franco Battiato procurò il primo contratto e incise Un Falco Nel Cielo, dopodichè si dedicò alla carriera da solista. Gli Osage Tribe ebbero la svolta verso un suono prog che permea tutto il loro unico album. Zoccheddu e Callero abbandonarono il progetto per dedicarsi ai Duello Madre. Il rimanente membro cercò di coinvolgere nel progetto Piero Marchiani e il chitarrista Red Canzian, quest’ultimo abbandonerà per entrare nei Pooh.

Ma veniamo ad Arrow Head. La prima traccia, Hajenhanhowa, è il tipico canto dalle atmosfere degli indiani d’america, una traccia d’apertura, accompagnato da chitarra elettrica. La seconda traccia è la title track Arrow Head con un’intro e un assolo centrale che non hanno niente da invidiare ai King Crimson. Cerchio di luce è forse la traccia più riuscita di tutto l’album, con rapidi cambi di ritmo, un bel riff di basso accompagnato da chitarra elettrica e a tratti da una tastiera e un testo quasi psichedelico "funghetti rossi nella vecchia mano sta porgendo a me, io mangerò questa dolce offerta, ora è dentro di me, parole dentro ai colori, giochi fatti per me, come un cerchio di luce senza fine sarò". Soffici Veli Bianchi è la traccia più eterogenea di tutto l’album, a tratti prog-rock, a tratti invece quasi blues. Nei primi minuti della canzone c’è l’assolo di chitarra che preferisco di tutto Arrow Head. La quinta traccia è Orizzonti Senza Fine ed è quella che presenta più di tutte alcune sfumature che tendono al jazz. Infine nel cd, come bonus tracks rispetto all’LP, ci sono Un Falco Nel Cielo e la relativa versione Preistorich Sound, le prime tracce incise dalla band e le uniche con un giovane Franco Battiato, irriconoscibile, alla voce. Lo stile è più leggero e su uno stile che ricorda molto i fratelli De Angelis degli Oliver Onions, tant’è che fu usata come sigla di apertura di un programma alla TV.