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Apocalippo

Quando vedo un film di Tarantino mi viene sempre da pensare "Questo ragazzo deve aver avuto un’infanzia difficile". Quando vedo un film di Mel Gibson penso "Gli mancava solo il fanatismo religioso".

I film, ovviamente quelli che cercano dai avere un determinato spessore, solitamente hanno un argomento che va oltre il fattarello semplicemente raccontato dal regista. In Apocalypto questo contesto non saprei individuarlo. Non lo vedrei come un film sulle civiltà pre-colombiane perché non credo siano trattate con la giusta adeguatezza storica, non è un fim sui conquistadores spagnoli perché arrivano solo negli ultimi istanti del film e non hanno alcuna voce in capitolo. L’unico che mi sembra plausibile è l’amore familiare, quello di un padre per la propria moglie e i figli, i quali vengono lasciati dall’uomo sul fondo di una specie di pozzo per scampare alla furia dell’assalto del loro villaggio.

L’uomo viene fatto progioniero e portato fino a una grande città Maya dalla quale tenterà la fuga. Il periodo storico è definito ed è proprio corrispondente agli sbarchi dei primi europei in Centro America, quando la civiltà Maya stava vivendo un periodo di profonda crisi a causa di malattie e carestie. Per placare questa crisi attribuita agli dei i "selvaggi" cominciano a versare sangue dei nemici dagli altari delle loro grandi piramidi.

Premetto che parlerò quasi a ruota libera perciò chi vuole goderselo al cinema è meglio che non legga oltre.

Il titolo Apocalypto farebbe pensare a un’apocalisse. Immagino che Mel Gibson si riferisca a quella che stava colpendo i Maya in quel periodo ma nel film ha un ruolo decisamente minore. Quello che mi ha più infastidito del film è stato il trattare questa popolazione come dei selvaggi ignoranti, superstiziosi e sanguinari, con aria di superiorità. I Maya invece erano dei grandi astronomi e già avevano cominciato a comprendere la differenza tra nebulose e stelle quando in Europa eravamo ancora nelle mani di ciarlatani del calibro di preti e astrologhi. L’eclisse che compare nel film probabilmente dai veri Maya sarebbe stata ampiamente prevista. Avevano persino il calendario di 365 giorni. Ovviamente che facessero dei sacrifici umani è provato, noi a quel tempo bruciavamo streghe, eretici e scienziati…

Come in The Passion il film è in lingua originale ma con la differenza che oggi il Maya che è ancora parlato da alcune centinaia di migliaia di persone. Infine la violenza tanto annunciata c’è ma sinceramente mi aspettavo molto di più. Scene crude e truculente ma niente di particolarmente impressionante. Il film non è noioso, scorre piuttosto bene nonostante sia lunghetto. Non è un capolavoro ma si lascia guardare, tralasciando le implicazioni di cui sopra. Se siete indecisi su cosa andare a vedere in questo periodo credo prometta meglio The Pursuit Of Happiness di Muccino che spero di vedere in settimana.