20
ott

Giuro, non sono stato io

Giovedì scorso, la famosa serata del festino, esco di casa verso l’una e mezza di notte per andare a cercare un bancomat dal quale prelevare. Solitamente per andare in università o in centro percorro via Castelbarco che sta di fronte al mio palazzo. Quella sera, sapendo dove fosse la banca più vicina, vado dall’altra parte passando per un paio di viuzze dove non ero mai stato da quando mi sono trasferito un mese fa.
In una di queste ad un certo punto mi trovo di fronte ad un graffito sul muro, questo nella foto.

Per chi non lo sapesse sono le parole di una splendida canzone di Battiato. "Devo tornare a fare una foto, dove lo trovo un altro graffito con i versi di Battiato?". E infatti ci torno ieri sera dopo essere uscito e faccio questa foto, vagamente sfocata. Faccio qualche metro, sempre sulla stessa via, e con la coda dell’occhio leggo su un muro "…di chi è sottovento". Faccio mente locale "Queste parole non mi sono nuove". Mi giro, faccio quattro passi indietro e in effetti avevo ragione. "Cantami di questo tempo l’astio e il mal contento di chi è sotto vento" è l’inizio di Ottocento, una canzone di Fabrizio De Andrè del 1991 se non sbaglio, dall’album Le Nuvole.


E io che pensavo che i writer non andassero oltre Mondo Marcio (fnculo fnculo).