29
set

Le porte della percezione

Appunto, mai fidarsi di Fastweb. L’attivazione, tra innumerabili bestemmie, ci è stata rimandata fino a lunedì (si spera). Ora sono collegato ancora dal Velodromo, uno degli edifici della mia università, e quindi per tutto il weekend prossimo-venturo non sarò disponibile online.

Nonostante il casino che mi circonda vediamo se riesco a parlare di questo benedetto libro. Le Porte della Percezione (The Doors Of Perception) è venuto alla ribalta della cronaca, soprattutto quella musicale, perchè è il titolo che ha ispirato Jim Morrison nella scelta del nome dei Doors. A sua volta Huxley, l’autore, l’ha tirato fuori da una poesia di Blake, noto poeta che ha fatto uso di sostanze per l’alterazione della mente.

If the doors of perception were cleansed everything would

      appear to man as it is, infinite.             —William Blake

Nel 1953 Aldous Huxley, già famoso per Brave New World (fu il maestro di Orwell), fu introdotto dallo psichiatra Humphry Osmond all’uso delle sostanze psicotropiche, in particolare alla mescalina, sostanza estratta dalla pianta del peyote, pianta grassa diffusa nel deserto del Messico e già utilizzata per riti sciamanici dalle tribù locali. La mescalina non provoca dipendenza fisica, come le sigarette, ma può provocare dipendenza psicologica. La dose media va da 300 a 500 mg, una dose forte va da 500 a 700 (e più) mg ed essendo circa 4000 volte meno potente dell’LSD non è mai stata diffusa come l’acido lisergico.

Nel libro di Huxley troviamo una dettagliata descrizione dell’esperienza. Nella prima parte, Le Porte della Percezione, viene descritta minuziosamente la somministrazione e gli effetti. Quello che più colpisce l’autore è la luminescenza che acquisiscono tutti gli oggetti, che brillano di luce pretenaturale. Entra in uno stato di volontaria impotenza, di inibizione ad agire. Non è però negligenza bensì serenità e pace con il mondo. Lo scopo del saggio è quello di dimostrare la funzione del cervello come ghiandola di riduzione. Siamo circondati da un mondo di stimoli e sensazione, il cervello le seleziona permettendoci di non impazzire. Proprio gli schizzofrenici e chi assume droghe subisce un’alterazione di questa funzione di riduzione degli stimoli, vede cose che gli altri non possono vedere non perchè non esistono, bensì perché sono scartate dal cervello.

La seconda parte del saggio, Paradiso e Inferno, è invece incentrata sul ruolo che hanno avuto le esperienze pretenaturali nella storia dell’essere umano in particolare sull’arte. Il titolo si riferisce alla fine nella quale descrive come facendo uso di droghe si possa passare dal paradiso delle sensazioni a un inferno di paure, un bad trip insomma.

Proprio l’altro giorno ascoltavo Rockcast Italia e il Dok dice che il consumo di LSD nel mondo è tragicamenete crollato di recente. Infatti quasi tutta la produzione del mondo era concentrata in due soli laboratori negli USA, sgominati di recente dall’FBI. Sconsiglio la lettura a chi ha a disposizione sostanze psicotropiche, vi farà venire voglia di correre a fare un bel viaggetto (cosa che io prima di morire dovrò assolutamente provare).