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mag

Baustelle e il male di vivere

Se, quando si parla di musica straniera, mi ritengo di palato difficile, con la musica italiana è anche peggio. Coloro che ritengo degni di nota si contano sulle dita di una mano.

Finalmente anche tra gli italiani ho trovato un gruppo che valga la pena ascoltare, e per di più sono ancora tutti vivi e in piena attività!

Si tratta dei Baustelle, un gruppetto toscano giunto con il terzo album agli onori della cronaca musicale.

La Malavita è un concept album che gira attorno all’argomento della difficoltà di vivere in questo mondo.

Il disco si apre con Cronaca Nera, breve traccia strumentale con un bel giro di basso e di sintetizzatore. A seguire La Guerra è Finita, il primo singolo nonchè video estratto dall’album e canzone che mi ha fatto scoprire i Baustelle. La storia è quella di una ragazza non ben identificata che lascia ai suoi cari disperati poche righe su cui piangerla prima di farla finita con la sua vita che si era trasformata in una guerra perpetua. Molto interessante Revolver, quarta traccia, che riprende ancora il tema del suicidio. La bella tastierista del gruppo canta gli ultimi momenti di vita di una giovane e del suo revolver con cui sta per terminarsi sentendo che la vita non le appartiene più, non le da più stimoli o emozioni a causa di un amore finito male "Non ho più niente, non piango più, non voglio più". La quarta traccia è forse la più bella dell’album. Il Corvo Joe mi ricorda sin dal primo ascolto Il Suonatore Jones di Fabrizio De Andrè, un uomo oramai fuori dagli uomini, probabilmente un barbone, che suscita nei suoi simili solo paura e ribrezzo, e che descrive dal suo punto di vista il mondo attorno e di come esso lo guarda, o fa finta di non vederlo. Settima traccia è Un Romantico a Milano, secondo singolo e secondo video, girato a Milano, credo sulla circolare interna. Il tema è abbastanza  slegato da quello del resto dell’album e propone un giro per Milano e per tutti i posti più famosi, soprattutto quelli della vita giovanile: Brera, Porta Ticinese, Navigli ma anche la Scala, la Madonnina. A seguire A Vita Bassa, un dialogo tra un professore e una sua alunna dove quest’ultima rappresenta molti degli adolescenti di oggi, convinta che avere una personalità, essere se stessi, è un privilegio riservato a pochi famosi. L’unica via di uscita per essere accettati piuttosto è l’omologazione che si traduce nella metafora della "vita che quest’anno si porta bassa" che non è solo un concetto di moda ma diventa anche lo stile di vita. Perchè una Ragazza di Oggi può Uccidersi riprende per la terza  volta il tema del suicidio che sembra essere l’unico rimedio alla "malavita", questa volta però vedendolo dall’occhio degli amici, che vanno dal commissario dopo il gesto estremo. Infine l’album si conclude con Cuore di Tenebra in cui si vede un bagliore di speranza di salvezza nell’amore.

In definitiva questi Baustelle promettono davvero bene, musicalmente non particolarmente vari, diciamo che la voce del cantante solista non permette proprio il massimo della malleabilità, anche live al concerto del primo maggio mi ha un po’ deluso.  Però son bravi, gran bei testi che fotografano una bella fetta  della vita contemporanea.

Professore lei non sa
dice oggi Monica
che la personalità
se la può permettere
se la può concedere
solo una piccola elite: il cantante, l’attore, eccetera, eccetera…
E l’antidoto che ho al futuro anonimo
è la scritta Calvin Klein, è la firma D&G tatuata sugli slip
sopra la vita dei jeans che quest’anno va bassa, va bassa