15
dic

Quarta prova di Quorum!

Questo bruttissimo racconto è stato scritto come quarta prova del blog-game quorum. Si consiglia la non lettura. Grazie per l’attenzione.



Diedi un’ultima occhiata al taccuino prima di mettere l’ultima riga sul nome di un innocente e far finalmente affiorare la verità, il nome del colpevole, di quello che era stato probabilmente il caso più intricato della mia vita. "Miei cari, ho una garganturesca soluzione" esclamai e subito tutti mi fissarono con fare molto sospetto. Quando ebbi l’attenzione di tutti e i sospettati furono radunati cominciai la mia ricostruzione dei fatti:

"Non voglio tenervi sulle spine quindi arriviamo subito al sodo: è stato il Dottor Ge con una ciocca di capelli nella cripta. E ora vi spiego anche come ha fatto. Innanzitutto entrando nella camera della povera vittima ho subito sentito uno strano odore, simile a quello di prato appena tagliato ma molto più acre. In effetti qualcosa era stata tagliata con un pugnale elfico Mondial Casa e poi era stata anche fumata. In effetti si trattava di erba. Si perché Mr. Q. otre ad avere un pessimo nome aveva anche una passione per le droghe e proprio per stasera aveva organizzato un festino a base di sostanze molto stupefacenti alla quale erano stati invitati tutti gli indiziati. Doveva avere molta fretta quindi tramite un telefono cordless svuotato delle sue interiora e riempito di sostanze psicotropiche ha cominciato ad abusare di sostanze poco legali senza aspettare i suoi ospiti usando un manoscritto originale di Umberto Saba per fare il filtro. Dopo aver indossato due violini al posto delle scarpe scese nelle cripta del palazzo, proprio mentre il nostro caro colpevole stava facendo la doccia al piano di sopra. Il povero Me. Q., mentre vedeva la Madonna che cantava Like A Virgin con Gesù Bambino in braccio e i cherubini dietro che facevano il coro "touched for the very first time" si accasciò sul pavimento. Il caso volle che sopra di lui c’era il tubo che arrivava dalla doccia di Ge il quale tubo perdeva. L’acqua colò direttamente nella bocca del malcapitato e i capelli che Ge perdeva copiosamente hanno ostruito le cavità respiratorie fino al soffocamento di Mr. Q. Così in effetti si sono svolti i fatti".

Dopo aver finito il racconto improvvisamente un blocco di tofu cadde dal cielo e uccidendo tutti gli altri sospettati, probabilmente puniti per aver ideato una prova piuttosto mediocre in un blog game su internet. In particolare il Colonnello Sw4n morì di morte lenta e atroce perché il colpo lo fece cadere dal suo
piedistallo.

03
dic

I hope you will enjoy the show (aka quorum prova 3)

It was twenty (-one n.d.m) years ago today
Sgt. Pepper taught the band to play
They’ve been going in and out of style
But they’re guaranteed to raise a smile
So may I introduce to you
the act you’ve know for all these years
Sgt. Pepper’s Lonely Heart’s Club Band

Se sono come sono è decisamente colpa loro quindi se avete qualcosa da ridire queste sopra sono le foto segnaletiche dei colpevoli. Però sbrigatevi, per quasi metà di loro potete al massimo deturpare le lapidi. Sono le persone/cose/cartoni che sono passate dalle mie parti e hanno lasciato un segno, qualcuna un graffietto sulla carrozzeria che a stento si vede, qualcuna una voragine grande come la Faglia di Sant’Andrea.
Visto che io ancora non sono più famoso di Gesù Cristo non ho potuto riprodurre a grandezza naturale i personaggi e farmici la foto ma ho dovuto usare photoshop. Che c’entra con la prova di Quorum? Beh prendiamo quest’immagine come un piccolo sunto dei ventun anni da quando Sgt. Pepper ha insegnato alla band a suonare, che se anche è un po’ fuori moda è garantito che faccia sorgere un sorriso.

(n.d.m. 2: si apre la sfida a chi riconosce più personaggi e alle easter-eggs che ho piazzato in giro per la copertina, com gli ovvi riferimenti alla mia morte in perfetto stile beatles!)

20
nov

Seconda prova di Quorum!

Quello che segue è il racconto che ho scritto per la seconda prova di Quorum, "un reality blog" (more info quì).


Ma è davvero questo il luogo che poteva dare a me l’aiuto che cercavo? Sembrava che le stesse pareti strabordanti di chiazze d’umido chiedesserò pietà e volessero scappare lasciando che il tetto crollasse su questi derelitti, facendogli anche il pacere di liberarli dalle loro tribolazioni terrene. Per non parlare di loro, questi sottoprodotti della specie umana che sarebbero statisimpatici a un Gesù Cristo qualunque, ma di certo non a me. No, io non sono come loro. Non era autoconvincimento ma la realtà più palese. Si vedeva già da come erano vestiti, da come si presentavano che non amavano la società, e la società non amava loro. Figuriamoci quando sarebbe iniziatol’incontro , avrebbero aperto le loro fetide bocche nere di nicotina e liquirizia masticata da due soldi e avrebbero cominciato a raccontare le storie della loro triste e inutile vita. Questo è il risultato del chiedere aiuto a qualcuno per la prima volta nella mia vita, per rialzarmi e ricominciare dopo quello che era successo. Qualcuno era morto ed era una cosa troppo grande per me.L’avevo capito già guardando negli occhi lo psicologo mentre mi allungava il biglietto con l’indirizzo di questo posto che non sarebbe servito a niente. Ma oramai sono quì, darò a queste amebe un piccolo assaggio di quella che è stata la mia vita, di cose che probabilmente non vivranno mai.

La porta si aprì sbattendo contro il muro ed entrò una signora sulla sessantina, capelli bianchi e una cartella in mano dalla quale penzolava una penna legata con uno spago. Si sedette sulla sedia al centro del semicerchio e diede un veloce sguardo al foglio. Mentre faceva un piccolo segno con la penna disse: "Buonasera a tutti, come vedete tra di noi c’è un nuovo ospite" si girò verso di me e dopo avermi squadrato disse "quì siamo soliti non chiamarci con i nostri veri nomi, tu come preferisci? Michele D.M. oppure M. Di Maio?". Le risposi "Michele andrà benissimo". "Bene Michele, ti va di cominciare tu stasera?". Diedi un’ultimo sorso di whiskey e le dissi "Non c’è problema, e grazie per non aver detto in giro il mio vero nome, lo apprezzo molto". Vecchia rincoglionita. Alzai gli occhi che caddero su un calendario. Era già passato un mese ma mi sembrava ieri, i ricordi di quel giorno erano ancora vivi, fissati sulla retina del mio occhio come se fossero statil’ultima cosa che avessi visto in vita mia. I giorni successivi fino ad oggi invece erano decisamente meno chiari, sarà stato il whiskey al quale avevo affidato tutto il mio sconforto.

"Erano oramai quattro mesi che la vedevo. Abita…abitava…in un sobborgo poco fuori città in un’anonima palazzina di mattoni con grandi finestre e una scala antincendio che oramai conoscevo a memoria. Non perché mi piacessero le entrate spettacolari, semplicemente perché lei era sposata e se l’amore è cieco il vicino ci vede fin troppo bene. Per fortuna lui era il custode di una banca e facendo il turno di notte io potevo entrare tranquillamente dopo il lavoro e portare un po’ di felicità a quella ragazza che avevo conosciuto nel bar dove lavorava come cameriera. Ho preso più caffè quella settimana che nel resto della mia vita finchè la passione non scoppiò una sera dopo l’ora di chiusura nel retro del locale." In quel momento fu come se le sue gambe bianche cominciassero a muoversi davani ai miei occhi facendosi spazio tra le lenzuola. Mi rividi ancora una volta quella sera entrare in lei come un’ape mellifera entra con tutto il suo addome peloso all’interno di un bianco giglio innocente per succhiarne la dolce linfa. La storia senza dubbio piaceva al mio pubblico improvvisato. Qualcuno a stento tratteneva la bava alla bocca, probabilmente l’unica donna che avessero mai visto oltre la loro madre era l’ostetrica che li ha tirati fuori quel giorno che poi avrebbero stramaledetto tutta la vita. Non potevo entrare nei particolari altrimenti qualcuno avrebbe sicuramente iniziato a masturbarsi. E poi mi faceva senso parlare di lei in un tale contesto, sarebbe stato come leggere Petrarca tra i maiali che grufolano nel fango. "…quella mattina però nella banca ci fu una rapina e lui fu mandato a casa prima. Quando entrò nella camera da letto aveva già in mente che fare, aveva sentito i nostri gemiti già dalla porta d’ingresso dell’appartamento. A bruciapelo piantò una pallottola nello stomaco della moglie. Il bastardo aspettò qualche secondo per farmi rendere conto di quello che stava succedendo e mandarmi all’inferno con il senso di colpa. Furono i 30 secondi più lunghi della mia vita. Fece fuoco e mi colpì alla tempia, di striscio ma uscì abbastanza sangue da dargli la sicurezza che fossi morto, girò le spalle e uscì dalla camera. Per fortuna non controllò mai se fossi morto o no". Mi interruppe un ragazzo sulla ventina, due occhiaie e un viso scavato che raccontavano meglio di qualsiasi referto medico i suoi trascorsi di tossicodipendente: "Ehi amico, ma io questa storia la conosco, l’ho sentita alla tv, lei non era morta ma l’amante fu ucciso dal marito che poi si è puntato la pistola in bocca e si è fatto saltare". Replicai: "Ti sarai sbagliato – gli dissi passandomi la mano tra i capelli – come vedi sono perfet…" mi interruppi quando le mie dita passarono su della roba molle come gelatina, sembrava una ferita dalla forma circolare con la pelle che si sollevava attorno verso l’esterno come se un pezzo di cervello avesse deciso di scavarsi un buco e uscire a vedere cosa ci fosse oltre quella testa di cazzo. Sentivo distintamente i pezzi di cranio che mi pungevano nella carne. Sembrava un foro d’uscita di un proiettile. Quando realizzai che effetivamente era così mi trovavo ancora lì, in quella camera da letto, non mi ero mai mosso dalla pozza del mio stesso sangue. Evidentemente la mente aveva fatto harakiri prima del resto del corpo. Oppure è una fase normale quando oramai il punto di non ritorno è superato, quel tugurio era un limbo in cui ero rimasto sospeso negli ultimi istanti della mia vita per lasciarmi riflettere su quello che mi era successo. Sentii di nuovo i passi avvicinarsi per completare il lavoro, lui era andato a prendersi un panino, l’ultimo pasto dopodichè l’unica cosa che avrebbe ingerito sarebbe stato piombo. Ora sapevo come la storia sarebbe finita ed ero sollevato di sapere che lei sarebbe stata bene. Sentii il freddo metallo della canna al centro della mia fronte mentre lui mi diceva: "Con questa i conti non sono chiusi, ci rivediamo tra poco all’inferno".

03
nov

Prima prova di Quorum!

Non vi preoccupate, ancora non ho preso un acido. Quello che segue è il racconto che ho scritto per la prima prova di Quorum, "un reality blog" (more info quì).



"Ma porco Dio!". Finalmente potevo bestemmiare in pace, convogliare tutta la mia rabbia accumulata e sfogarla in poche, semplici e blasfeme parole, senza che il vecchio barbuto se ne fosse risentito e mi avesse presentato il conto una volta che nel mio petto non ci fosse più stato niente a battere. O forse no. "Figliolo, Dio ci guarda sempre, in ogni momento della vita che ci ha donato. Non pronunciare il Suo nome invano, che la pace del Signore sia sempre con te". Era un prete, un fraticello grassoccio, che stava passando per il sentiero che stavo percorrendo, salendo su per la montagna dalla quale ero appena sceso e sulla quale ero stato costretto per 40 interminabili giorni. A giudicare dalla sua pancia non era una cosa che faceva molto spesso. Quasi sperando che mi sentisse sibilai tra le labbra: "Povero stolto, non sa che Dio è morto".

Oramai erano 39 giorni che me ne stavo sulla cima di quel dannato monte nel mezzo di quel dannato deserto nel quale vagavo da 40 anni. Al vecchio barbuto piaceva il numero 40. Quel poverino di Noè dovette starsene 40 giorni in mezzo al mare con la puzza di merda e di sperma di una coppia per ogni specie animale che avevano scambiato l’Arca per un locale di scambisti. Quel poverino aveva anche i reumatismi, che pena che mi ha sempre fatto. Non che avessi scambiato molte parole con il cespuglio durante quei 40 giorni, l’incisione di quelle tavole sembrava un processo piuttosto impegnativo e non avevo molta voglia di interferire con il lavoro una divinità concentrata. Arrivato al quarto comandamento, dopo quasi 2 settimane di noia mortale senza nemmeno un sudoku da risolvere, mi chiese di avvicinarmi. "Cosa desidera Sua Cespugliezza?" "Che ne dici di questo 4? Mi sembra fatto bene però, forse è un po’ storto, mmh, tu che dici?" "No, mi sembra vada bene" accondiscesi senza pensarci troppo "No perché al quattro…ci tengo io – sbottò – sai quella storia di Noè…è che avevo appena giocato tutti i soldi che mi rimanevano alle corse dei cavalli alati…sul numero 4, una soffiata da mia nonna in sogno, così quando scoprì che si voleva solo vendicare per quando da piccolo gli rubai la dentiera e la nascosi nella lettiera di Cerbero ero un pochino incazzato e me la presi con gli esseri umani, ma senza rancore, nulla di personale eh, e da allora è diventato una specie di marchio di fabbrica no? Mi capisci…come quell’assassino che lascia le carte da gioco sui cadaveri delle sue vittime, ci vuole sempre un tocco di teatralità, non sei d’accordo?". Annuii sperando che tornasse al suo lavoro e la piantasse, così fu. Che Dio logorroico. Dopo di allora parlammo solo una volta del prezzo del petrolio per lumini che andava alle stelle, del tempo (che ammise di barare solo per vedere donnine in abiti succinti tutto l’anno), le solite cose di cui parli con il vicino nella sala di attesa di un medico. Quando arrivò al decimo comandamento avevo voglia di fumarmelo quel cespuglio per sbollire la rabbia. "Finito" disse improvvisamente il quarantesimo giorno. Che Dio prevedibile. Mi alzai di corsa mentre il cespuglio si schiariva la voce. Disse con aria solenne oscurando il cielo con le nubi mentre apparivano dei fragorosi lampi (che Dio teatrale): "Queste sono le tavole della Legge e tu andrai in giro per il mondo per far conoscere la mia parola!". "Come desidera sua Verdura, addio". "Ammè" rispose. Che Dio umorista. Presi le tavole della Legge, le strinsi sotto le braccia e mi incamminai sulla strada che portava al villaggio. Dopo mezza giornata di cammino mi fermai per riposare le mie stanche membra. Ad un certo punto sentii provenire da una pianta proprio sotto il sentiero di me un gemito. "Eh no, mò basta con queste cazzo di piante parlanti". La pianta però si muoveva, nello stile divino c’erano più fuoco e fiamme, quindi pensai ad un animale. Mi sporsi un poco di più e sentii "Ma cosa cazzo fai? Giusè? Ahhh ahhhh ahhhh ma sei pazzo Giusè? E se ci sente qualcuno?". Dopo una decina di minuti la lotta si stava facendo avvincente e il pathos ci fu davvero così mi sporsi un altro po’. La suspance però mi aveva fatto dimenticare quelle tavole che precipitarono giù nel burrone esplodendo al contatto con il suolo "Con che cazzo le fanno queste tavole oggi? Ma porc Di….". Le mie parole si smorzarono in gola, questo era l’ultimo momento in cui doveva ricordarsi che esistevo.

"Ok nessuno sa dov’ero tranne Lui, nessuno sa di quelle tavole tranne Lui". Aveva avuto un’infanzia difficile quindi non aveva molti amici a cui parlarne. Con quella barba a 8 anni è anche normale che lo prendessero in giro. "Se riuscissi ad eliminarLo risolverei tutti i miei problemi, ma io non sono mica Chuck Norris a cui basterebbe un calcio rotante". Mi incamminai di nuovo verso la cima della montagna e cominciai a pensare. Ad un certo punto passò una gatta di fronte a me. "Ci sono! Mi basta creare qualcosa che possa mettere in discussione tutto quello che Dio ha creato. Una volta che avrò creato un paradosso sono sicuro che Dio stesso imploderà sotto la forza dell’evidenza scomparendo in un lampo di luce!". Catturai quella gatta e la munsi per 5 giorni. Quella domenica mattina tutto era pronto, mi serviva un’escamotage per tirarlo fuori da quel cespuglio. Toc toc, bussai sul cespuglio. "Chi cerca l’Onnipotente?" "Buongiorno, testimoni di Geova, potremmo fare quattro chiacchiere con Lei?" "Ma che ca…sempre a rompere le palle…mo vi faccio vedere io la collera divina!". Il cespuglio cominciò a bruciare, era il segnale che Dio si stava per manifestare. Spalmai la gatta con il burro che avevo fatto con il suo latte e la tirai in aria. Anche i bambini sanno che i gatti atterrano sulle zampe ma cosa sarebbe successo se le avessi cosparso la schiena di burro quando si sa, le fette biscottate cadono con il lato imburrato sul pavimento? "Ma allora sei tu…e quello cosa diavolo è?" notò non appena prese le sembianze del solito cespuglio. La gatta stava per toccare terra. Pochi centimetri prima cominciò a roteare, sospesa nell’aria. Fu avvolta da una nuvola di vapore attorno alla gatta, al cui interno si cominciò a distinguere un buco nero. Ne uscì un tornado di luce che si diresse verso il cespuglio e ne risucchiò la divinità trascinandola in un circolo paradossale dalla quale non ne sarebbe più uscita. "Wow" era tutto quello che riuscii a dire. Era tutto finito, mi accasciai a terra ridendo cominciando a pensare a cosa avrei potuto farne di quelle leggi.

Dall’incontro con il prete erano passate poco più di due ore quando oltrepassai l’ingresso dell’accampamento dei miei compagni di viaggio.  Dopotutto avevo solo preso alla lettera quel detto: "Le regole sono fatte per essere infrante". A cosa sarebbe servito dargliene altre 10 che probabilmente nessuno avrebbe seguito e avrebbe solo reso le persone più infelici di quanto non lo fossero già? Così quando arrivai in mezzo alle capanne tutti si avvicinarono per chiedermi dove fossi stato in quei 40 giorni. "In una casa isolata a pochi chilometri da quì, ero stato preso per la nuova edizione della pupa e il profeta".