18
mag

The Devil You Know

heaven-hell-the-devil-you-know-2009Sarà che quest’anno è particolarmente prolifico per i mostri sacri, sarà che adesso ho un reddito più o meno fisso, ma nel 2009 ho comprato un bel po’ di album.  Aspettavo da un  po’ questo nuovo degli Heaven And Hell, formazione dei Black Sabbath da cui è scaturito l’omonimo album e in seguito The Mob Rules e Dehumanizer, da quando li vidi live 2 anni fa al Gods Of Metal. E poi Dio è un mio punto fisso dai gloriosi Rainbow.

Quindi, trovandolo su Play.com in edizione deluxe con dvd allo stesso prezzo del cd solo, circa 9€ in prevendita, non me lo sono lasciato scappare. Peccato che le poste ci hanno messo 3 settimane a consegnarmelo.

Ma torniamo all’album e delle sue 10 tracce, quasi un’ora di ascolto. Tecnicamente niente da eccepire su nessuno, dalla voce di Dio, alle linee di basso di Buthler, agli assoli di Iommy e alle percussioni di Appice. Le tracce sono nello stile più classico dei Sabbath con RJ alla voce. Il primo singolo The Bible Black, è sicuramente tra le 2-3 tracce più rilevanti e si presenta con un bell’arpeggio di acustica, sulla quale poi interviene la chitarra elettrica e quindi la voce di Dio, prima di irrompere con il main riff.

Non poteva mancare nemmeno una traccia con le parole “Rock N Roll” nel titolo, in questo caso Rock N Roll Angel. A rimembrare i tempi di Neon Knight ci prova Eating The Canniballs, la traccia più adrenalinica dell’album e forse anche la più interessante. Bell’album, davvero un bel lavoro, come Black Ice è stato un album degli AC/DC classico Heaven & Hell può esserlo per i Sabbath + RJ, due spiragli di sole nella classifica dei CD più venduti. E tra un mese li vedrò per la seconda volta live!

10
feb

Windows7, come imparare dagli errori

Qualche settimana fa ho scaricato la beta di Windows 7 dal sito della Microsoft e adesso che ho a disposizione il mio terabyte di memoria fisica ho deciso di provarlo. La mia scelta è ricaduta su una macchina virtuale in quanto le installazioni di Windows hanno il brutto vizio di radere al suolo qualsiasi tabella delle partizioni già presenti sul disco.

Da un paio d’anni a questa parte non sono più utente Windows e Ubuntu è diventato il mio sistema operativo primario da che uso il pc (oramai quasi 15 anni). Vista non è stata la causa dello switch in quanto avevo già Ubuntu sul mio precedente portatile, venuto installato con il caro vecchio e duro a morire XP. Vista è stato installato per i primi mesi di vita di questo portatile e presto lasciato a prendere polvere, se non per qualche breve sessione di gioco o di Photoshop, prima di essere definitivamente estirpato.

Fatte queste premesse da qualche giorno uso a spizzichi e mozzichi Windows 7 e devo dire di esserne rimasto piacevolmente sorpreso. Un plauso alla Microsoft che ha imparato dai suoi errori e con una velocità di risposta che non aveva mai dimostrato prima d’ora. Win7 è finalmente un sistema operativo utilizzabile e incredibilmente snello.

L’impronta visuale è senza dubbio quella di Vista ma vale la pena soffermarsi su due caratteristiche. La prima è la nuova barra delle applicazioni che ho trovato di un’utilità estrema. Il sistema delle icone al posto della lista di applicazioni migliora enormemente l’usabilità del sistema (niente di nuovo però, cose già viste su alcuni WM per Linux e strizzando l’occhio alla dockbar di OSX), grazie anche all’integrazione con alcune applicazioni come Internet Explorer. La seconda invece credo sia tutta farina del loro sacco. Trascinando una finestra sul lato sinistro dello schermo questa verrà ridimensionata per occupare metà schermo, in modo da poter affiancare a destra in modo  analogo un’altra finestra. Il lato superiore invece massimizza la finestra a tutto schermo. Geniale!

Ma Win7 è nato anche per contrastare l’avanzata, se pur non esplosiva, di Linux sui netbook e questo è un altro punto a favore della Microsoft. Su una macchina virtuale con 512mb di ram la beta di Win7 gira che è una bellezza, senza rallentamenti. Con PhotoshopCS3 comincia a sentirsi la stanchezza, ma il salto in avanti fatto da Vista è notevole.
Seamless Win7 on Ubuntu IISeamless Win7 sull’Ubuntu Intrepid Ibex!

27
gen

Milk

Milk locandinaLa corsa agli Oscar quest’anno è davvero dura. C’è Slumdog Millionaire che è un bellissimo film, già vincitore del Golden Globe nella categoria drama. C’è Milk che è altrettanto bello, forse anche di più di Slumdog, e che al Golden Globe invece è stato lasciato fuori dai premi, anche se qualche candidatura l’ha avuta. Mi mancano da vedere Lo Strano Caso di Benjamin Button e Frost/Nixon. The Reader non mi attira particolarmente.

Tornando a Milk, i film di Gus Van Sant non mi hanno mai attirato e infatti ero ancora vergine per quanto riguarda questo regista. Questo lavoro invece affronta la tematica dei diritti civili per i gay negli Stati Uniti della metà-fine anni ‘70, dove se una persona era dichiaratamente gay poteva perdere casa e lavoro. Su questo background parte  da un quartiere di San Francisco la rilolta perlopiù pacifica e politica che porta al riconoscimento di tali diritti civili, combattendo contro altri politici e fondamentalisti che lottavano per la segregazione degli omosessuali.

Il tema è particolarmente attuale perché in California nello scorso maggio fu approvata una legge che permetteva alle persone di sposare chiunque amassero, a prescindere dal genere. A novembre tale legge è stata abrogata da una proposta di iniziativa popolare, l’infame Proposition 8, nonostante l’appoggio e i fondi di aziende come la Apple e Google (chissà se lo sa il Vaticano che ha appena aperto il canale su YouTube). Per fortuna negli anni 70 finì meglio per la proposition, un po’ meno per Harvey che fu ucciso.

E non posso chiudere senza parlare di Sean Penn che sta inanellando una serie di interpretazioni eccezionali a partire da Mi Chiamo Sam, passando per Tutti gli Uomini del Re. Spero vivamente vinca l’Oscar come miglior attore (mi dispiace Mickey).

10
gen

7 Anime

Seven poundsNon ho visto The Pursuit oh Happiness (alla Ricerca della Felicità) e in fondo 7 Pounds (7 Anime) non è un brutto film, diciamo da 6,5. Ma è triste, Dio se è triste. Forse il film più triste che io abbia mai visto. E non è solo triste perché la storia è triste, come ogni film che finisce male, ma è triste a causa di quello che succede alla fine del film (un po’ prevedibile, all’intervallo oramai ci era chiearo come poi sarebbe finito).

Tra l’altro il titolo è un po’ un mistero. Come da tradizione italica il titolo è stato malamente tradotto in 7 Anime, mentre il titolo originale è 7 Pounds, dove i pounds non sono le sterline ma l’unità di misura della massa. Inizialmente pensavo fosse un riferimento al “peso dell’anima” ma lì sono 21 grammi mentre un pound ne è circa 400. Così ho indagato su wikipedia e il titolo sembrerebbe essere un riferimento alla libbra di carne protagonista de Il Mercante di Venezia di Guglielmo Squotilancia.

15
dic

The Day The Earth Stood Still

The Day Thhe Earth Stood StillLa pioggia incessante di questi gironi a Milano stimola lo stare chiusi in casa, ma siccome attualmente non ho una casa devo trovare altro da fare. E così anche sabato sono stato al cinema.

Su Ultimatum alla Terra sorge un dilemma fondamentale: ma chi sceglie le traduzioni dei titoli? Il titolo del film originale, nonché della prima versione del 1951, è The Day The Earth Stood Still. Come sia arrivato Ultimatum alla Terra è un mistero.

Comunque, Keanu Reeves è il protagonista alieno del film mentre Jennifer Connelly la scienziata terrestre. A me devo dire che non è dispiaciuto, ha alcuni elementi di fondo che sono interessanti e pertanto rimando a questo post che spiega 3 punti di vista sul film.

Sicuramente più bello de La Guerra dei Mondi, su questo non ci piove, magari da guardare durante la settimana a prezzo scontato. Nel frattempo però mi devo procurare il dvd dell’originale (7,50€ su Play.com).

Ah dimenticavo, imdb mi conferma quello che avevo pensato durante la visione del film. Lo scienziato con cui Klaatu parla è il Ministro John Cleese! (chi è John Cleese??)

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