14
dic

Celeste Aida

Ieri c’è stata la terza rappresentazione della tanto discussa Aida alla Sala di Milano e c’ero anche io, vediamo un po’ com’è andata.

Che non sia un’opera come le altre lo si capisce anche dal biglietto per i loggionisti: costa 12€ per tutte le rappresentazioni, contro i 10€ abituali, e l’appello mattutino è stato spostato di 2 ore indietro, alle 8, al quale devono essere tutti presenti mentre solitamente per dare i nomi basta un rappresentante. Dopo aver imparato la lezione con le precedenti opere vado già vestito in modo da non dover tornare a casa per praticamente mezz’ora. Quindi cena al sempre ottimo Burger King dove scopro con mio piacere che hanno inventato il Triple Whopper (triplo hamburger con pomodori, insalata, cipolle e altra robaccia, molto più grande e più buono dello squallido Big Mac).

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Il tempo di fare un giretto per le bancarelle di Via Mercanti (dove non c’era il classico stand dei siciliani che facevano gli arancini in diretta) e si fanno subito le 7.30. Facciamo la rampa di scale che porta alla prima galleria, appoggiamo i cappotti e ci posizioniamo sulla nostra parete dalla quale si vede da Dio, ma si deve stare in piedi. E finalmente alle 8 cala giù il sipario. La scena è quella di Menfi ed è subito ricchissima: c’è una grande scalinata e ai due lati della scena alcune statue mentre sullo sfondo l’ingresso del palazzo reale. Tutto dorato e ricoperto di geroglifici. Impressionante quando la scena comincia a riempirsi con l’annuncio dell’avvicinamento dell’esercito Etiope quando ho contato almeno 100/120 persone contemporaneamente sulla scena. Cala il sipario ed ecco che i potenti macchinari della Scala fanno scomparire il palazzo reale e fanno apparire il tempio per le invocazioni al dio Fthà, una delle scene che mi ha più emozionato. Cala ancora il sipario e dal tempio si passa alle sale di Amneris, un po’ meno ricche di spettacolarità, ma sempre altrettanto belle e curate fin nei minimi dettagli.

 

E infine l’arcinota marcia al momento del ritorno di Radames ancora una volta nella scenografia della città di Menfi, il momento più bello e spettacolare di tutta l’opera con circa 200 persone contemporaneamente. Quando si dice fare le cose in grande. Primo intervallo e si ricomincia al tempio di Iside con Aida che dichiara definitivamente il suo amore per Radames il quale però viene arrestato per aver rivelato al nemico il percorso dell’esercito egizio. Per motivi probabilmente scenografici secondo intervallo, l’opera originaria invece prevede 4 atti. Ancora il tempio di Vulcano e Radames viene condannato e imprigionato scendendo per una scala sotto il palco. E quì succede l’impensabile. Tutta la scenografia del tempio, con tutte le colonne, le statue e le persone si solleva di alcuni metri rivelando al di sotto di essa l’interno della prigione del condottiero dove reincontra Aida e insieme vanno incontro alla morte. Dopodiché la scena si abbassa di nuovo e la sacerdotessa pone una lampada sulla tomba di Radames. Si chiude definitivamente il sipario e parte la pioggia di applausi durati almeno 10 minuti. Oltre agli interpreti principali escono anche il direttore d’orchestra Bruno Casioni, applauditissimo come sempre, e a sorpresa anche Franco Zeffirelli che si è giustamente preso un’ovazione.

Credo che dopo le polemiche dei giorni scorsi per l’abbandono di Alagna durante lo spettacolo siano ampiamente superate, Celeste Aida, uno dei momenti più difficili per la voce del tenore che interpreta Radames, in questo caso Walter Fraccaro. Bravissima poi Irina Makarova che interpretava Amneris. Personalmente sono rimasto a bocca aperta più volte per il lavoro fatto da Zeffirelli e da tutti gli artigiani della Scala, è stato davvero stupendo.

07
dic

“E la Scala dov’è?” “Eh, starà dentro”

Sveglia decisamente inutile stamattina. Volevo andare alla prima della Scala stasera ma purtroppo le cose non sono andate come volevo. Solitamente i biglietti per il loggione vengono messi in vendita con un sistema piuttosto astruso: la mattina attorno alle 10 di fronte alla biglietteria serale si piazza un addetto che prende i nomi per le prenotazioni. Alle 17.30 circa c’è il primo appello durante il quale vengono consegnati dei numeri. Una volta che l’appello per i 140 posti è completato si riparte dall’inizio chiamando i numeri e uno alla volta si accede alla biglietteria e finalmente si entra in possesso dell’agognato biglietto.
Fino a ieri sera ero molto dubbioso sul fatto che mettessero effettivamente in vendita i biglietti anche per la prima, oggi infatti è Sant’Ambrogio, poi al Tg1 dicono "La fila per i loggionisti è alle 8". Così stamattina sveglia alle 7 quando ancora è notte, prendo il tram e arrivo a piazza Duomo. Si fanno le 8 e invece di prendere le prenotazioni con i nomi cominciano a fare l’appello. Alla fine scopro che le prenotazioni le avevano prese domenica e che questo quindi era solo l’appello per l’appello per l’appello. Per la prima sarà per l’anno prossimo, per l’AIDA di Zeffirelli per la settimana entrante.

04
dic

Dio c’è

Dio esiste e c’ho le prove. Anzi la prova. Quello che stringo in mano è un biglietto di sola andata per il paradiso, un invito (pagato caro eh) per l’incontro con il Messia, Dio che si è incarnato, si è fatto uomo per amore degli uomini stessi. "Un giorno Roger Waters prese un basso, lo suonò, radunò i suoi discepoli e disse "Oggi fondo i Pink Floyd". Allo stesso modo prese un acido, lo spezzò, lo diede loro e disse: "In verità vi dico, splendano su di voi diamanti pazzi. Fate questo in memoria di me. Syd, tu prenderai 3 acidi prima che il gallo canti"." (dal Vangelo secondo Syd).

Mmh dovrei quasi farmi la barba. In ogni caso, settimana decisamente dedicata alla musica e si inizia subito stasera con il concerto dei Muse al Datch Forum. Da quello che mi dicono i miei corrispondenti da Roma lo spettacolo è assicurato. Dal rock all’opera: il 7 c’è l’apertura dell’anno Scaligero con l’AIDA curata da Franco Zeffirelli, appuntamento che non voglio perdermi per niente al mondo. Spero di riuscire a trovare i soliti biglietti per il loggione. E per finire in bellezza sto cominciando a cercare il mio regalo di Natale ma su questo acqua in bocca finchè non si conclude.

12
ott

Zitto, mi par di sentire odor di femmina…

Che questo sia l’anno mozartiano si vede decisamente dal programma della Scala. Infatti ieri sera c’era la prima de Il Don Giovanni e io non potevo mancare. Come per Le Nozze di Figaro ho dovuto fare la fila per il loggione, i biglietti da 10€, 12€ ieri sera perché era la prima. Come se non bastasse sbaglio a guardare l’avviso affisso alla biglietteria, o meglio scrivono male, e mi becco dei pessimi posti all’ultimo piano. Va beh. Dopo aver fatto la fila il pomeriggio stesso faccio una corsa a casa a cambiarmi, a mangiare un riso alla milanese davvero schifoso e a riscendere per arrivare alla Scala in tempo per le 20.

La platea della Scala sembra una succursale del museo egizio di Torino: uno stuolo di mummie. Calano le luci e il regista Peter Mussbach esce ad annunciare che entrambe le attrici che interpretano Donna Anna sono indisposte e che sarà la riserva ad interpretarla, anche se non in perfette condizioni di salute. Il sipario si apre e arriva la prima sorpresa: la scenografia consiste in due giganteschi parallelepipedi neri che si muovono per la scena. A dir poco minimalista. Per carità, spettacolari e usati perfettamente però sono pur sempre due parallelepipedi neri. Don Giovanni entra in scena con un bellissimo pantalone in pelle e un lungo mantello, Leoporello con un gessato nero. E il meglio ancora deve arrivare. Entra in scena Donna Anna a bordo di…una Vespa Piaggio! Piuttosto inusuale per un’opera di Mozart. I costumi sono sempre neutri, Masetto è in un completo alla Tony Manero, Zerlina e i contadini del coro in vestiti bianco perla. Peccato per la scena della discesa agli inferi di Don Giovanni con la statua del Commendatore che secondo me in una rappresentazione più tradizionale deve essere molto spettacolare. Gli attori sono stati davvero eccezionali, tutti. Solo una tale bravura poteva sopperire alla mancanza di una scenografia che inevitabilmente mette al centro proprio la recitazione. Il Don Giovanni devo dire che come opera mi è piaciuto più de Le Nozze di Figaro. Il libertino più famoso della storia è un personaggio fantastico, molto più carismatico di Figaro che è pur sempre un servitore. In comune le due opere però hanno il conflitto tra due mondi, quello della nobiltà e del popolino, cosa che non le fece vedere di buon occhio ai tempi.

In conclusione il pubblico è stato diviso: ovazione generale per gli attori e per il direttore ma al momento dell’uscita del regista ecco che vengono giù dal loggione i "Buuuuu" rivolti a quest’ultimo. Come al solito non posso espirmere giudizi su un’opera perché sono un neofita ma credo che proprio questo mi ha  permesso di vedere questo allestimento del Don Giovanni senza fare paragoni con una versione classica. E’ bello vedere come il dramma giocoso di Mozart in due atti, slegato dal contesto del tempo e posto in uno più neutro, riveli tutta la sua attualità.

E questo sono io nella sala d’attesa della Scala…