25
nov

Li resuscitiamo i Flintstones?

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Una delle notizie che negli ultimi giorni che dal mondo scientifico è rimbalzata sui giornali di tutto il mondo è il tentativo quasi riuscito di ricostruire la catena genetica di un mammuth. Questa possibilità aprirebbe la strada all’impianto di tale codice in un uovo di elefante e far partorire a una elefantessa un suo antenato peloso. Il bambino che è in me già si vede tra qualche decina di anni a girare per il Jurassic Park.

Ma il mammuth non è l’unico che potrebbe subire l’opera di resuscitamento: sembrerebbe infatti che gli scienziati non siano nemmeno tanto lontani dal ricostruire il dna di un uomo di Neandhertal. Sarebbe giusto riportare in vita un nostro cugino, eticamente parlando?

In teoria questa specie non è collegata direttamente a quella dell’Homo Sapiens ma si tratta di un ramo evolutivo differente, che si è staccato dal nostro milioni di anni fa e ha avuto un suo sviluppo distinto (trovando anche l’estinzione). In pratica non è un nostro progenitore, ma più un lontano discendente dello zio che è andato in America nel secolo scorso. Si potrebbe farlo partorire a una donna umana, ma nascerebbe un gran casotto. E se lo si facesse partorire da una scimmia si risolverebbe il problema?

Condividiamo il 98% del codice genetico delle grandi scimmie ma le teniamo chiuse negli zoo e le usiamo come cavie, proprio perché sono così simili a noi. Eppure anche loro fanno parte di un altro ramo genetico che si è distaccato milioni di anni fa. Come gestire una situazione del genere? Quanto deve essere lontana un’altra specie per poter essere riconosciuta lo status e i diritti di un essere umano? Però sarebbe figo. Cacchio se lo sarebbe.

03
lug

Mostly Harmless

Praticamente Innocuo, quinto libro della trilogia della Guida Galattica per Autostoppisti, non è dicerto il più riuscito della serie. Soprattutto la prima metà del libro si tira avanti a stento, nonostante gli ottimi argomenti che DNA aveva deciso di affrontare. Dall’arrivo di Casualità in poi però c’è un netto cambiamento, e la storia torna ad avere quella freschezza a cui ci ha abituati negli anni.

C’è però un capitolo che mi è piaciuto particolarmente. E’ quello in cui arriva la nuova Guida. La nuova Guida non tratta solo dell’universo come lo conosciamo, ma di tutti quelli possibili. Con una mossa perfetta di marketing infatti i nuovi proprietari della Guida l’hanno resa fruibile in tutti gli universi, a tutte le dimensioni e in tutte le direzioni del tempo, aumentandone quindi esponenzialmente il mercato potenziale. Quindi ogni volta che un lettore apre la Guida questa si setta a seconda della percezione dell’utilizzatore:

- Be’, invece stavo indietreggiando, indietreggiando nel tempo. Uhm. Allora, credo che oramai abbiamo chiarito tutto. se ti interessa, posso dirti che nel vostro universo vi muovete liberamente in tre dimensioni che chiamate spazio. Vi muovete lungo una linea retta in una quarta dimensione che definite tempo (coff coff anche se nella teoria della relatività generale si dice che lo spazio-tempo non è una linea retta ma può essere curvata n.d.M.), e restate fermi in un unico punto, il che rappresenta il primo fondamento della probabilità. Dopo la faccenda si fa un po’ complicata, e succedono innumerevoli cose che non ti piacerebbe affatto conoscere nelle dimensioni che vanno dalla 13 alla 22. Per il momento ti basti sapere che l’universo è assai più complesso di quanto tu possa pensare, anche se parti dal presupposto che sia fottutamente complesso. E’ chiaro che posso evitare termini come “fottutamente”, se ti disturbano.

24
set

Perché siamo buoni? (o almeno qualcuno…)

L’uomo, allo stato di natura, senza religione o cultura alle spalle, è buono o cattivo?

Domanda tanto difficile quanto importante e un po’ meno campata in aria di altre domande apparentemente affascinanti come la fatidica “qual è il senso della vita”.  Una spiegaziome molto interessante l’ho trovata ne “L’Illusione di Dio” di Richard Dawkins al quale gli serve per confutare la tesi che la religione renda buoni gli individui e che senza di essa saremmo bestie incontrollate e immorali (ahh che cosa brutta).

Dawkins, in quanto biologo, è uno scienziato di grande valore e quando parla di comportamenti antropologici, abbandonando momentaneamente le ragioni religiose (anche se poi sono funzionali al ragionamento su dio), ci si può solo togliere il cappello.

Tutto quello che siamo come individui è scritto nella genetica e nel nostro dna, dal colore dei capelli al funzionamento del nostro cervello. Nel nostro codice genetico è scritto che per preservare i nostri geni e farli sopravvivere nelle future generazioni si da la precedenza  ai parenti più stretti, e più sono stretti, ossia maggiore è il codice genetico condiviso, più aumenta l’importanza di quel congiunto. Detta così ci si chiede  alloraperché tanti provano pietà per un barbone, di cui non si conoscerà mai nemmeno il nome, al freddo sotto un ponte.

Per spiegarlo Dawkins fa un altro esempio molto efficace. Il sesso è forse l’imperativo biologico più forte perché strumento per la riproduzione e la trasmissione del nostro codice genetico, almeno in parte. Però gli esseri umani hanno perso, se non in rari casi, il fine biologico. Perché? Per “un’anomalia” scritta nel nostro codice genetico che si è evoluta ed è diventata preponderante.

Parallelamente gli esseri umani sono nati “buoni” con i propri parenti per preservare la discendenza dei geni, cosa molto utile qualche migliaio di anni fa, e per “un’anomalia” che è sopravvissuta durante l’evoluzione darwiniana alcuni individui sono più buoni  anche con altre persone pur senza mantenere uno scopo biologico di preservazione. Così come si fa sesso senza lo scopo biologico della riproduzione.

18
feb

Man of science, man of faith

06
set

La scienza dice che sono l’uomo perfetto

Sembrerebbe che le cose vanno in questa direzione. Sono forse il superuomo auspicato da Nietzsche?

Dopo la ricerca che conferma che le persone alte sono più intelligenti, su digg.com leggevo che un’altro studio annuncia: "La musica rock migliora la potenza del cervello". Gli esimi scienziati Leigh Riby and George Caldwell dell’università di Glasgow hanno fatto ascoltare la seconda sinfonia di Ludovico Van e Steve Vai ad un gruppo di volontari abituali fruitori di rock mentre facevano un test d’intelligenza. E’ stato notato che ascoltando il virtuoso della chitarra si completava il test utilizzando meno potenza del cervello. L’esperimento è stato ripetuto con la musica pop con degli amanti del genere e incredibilmente è stato scoperto che non portava a nessun significativo miglioramento…Grande Giove…

Un’altra ricerca portata avanti negli USA dice invece che durante il periodo della crescita gli ormoni alterano il ciclo cicardiano e i ragazzi sono degli zombie fino alle 9.30 circa. La professoressa Amy Wolfson afferma quindi che chi dorme di più ha meno problemi di comportamento, meno stanchezza e capacità di apprendimento.

Ditemi che le pizze non fanno venire i tumori e che l’alcol allunga la vita e sarò l’uomo più in salute del mondo.

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