22
ott

Serial-addictet

Un bisogno che avverto sempre è quello di sentirmi "drogato" di qualcosa. La parola addicted è tra quelle che più mi piacciono della lingua di Albione. Va bene vicino a qualsiasi altra parola e indica una completa assuefazione. Se alcune passioni mi rimangono attaccate ed entrano a far parte di me altre magari sono passeggere. Sono rock-addicted sempre, e c’erano pochi dubbi, mentre invece a fine estate sono passato per un periodo di hitchhickersguidetothegalaxy-addicted (la serie di Douglas Adams "La Guida Galattica per Autostoppisti"), poi scemata perché sono finiti i libri da leggere.

In questo periodo sono decisamente serial-addicted, mi drogo di serie TV, soprattutto di quelle americane in onda sulla ABC. Tutto è iniziato l’anno scorso con la seconda serie di Lost e ora sta proseguendo con la terza, in onda ogni mercoledì sera sulla ABC. Sulla scia di Lost ho cominciato a vedere The Nine, in onda subito dopo i naufraghi. E’ la storia di nove persone, nove che non si conoscevano prima di quando sono rimaste chiuse in una banca per 52 ore tenute in ostaggio da due rapinatori. Una volta usciti le loro vite saranno indissolubilmente legate. Come dicevo viene mandata subito dopo Lost quindi anche questa serie è alla terza puntata però della prima serie.
Altra serie che mi sta piacendo tantissimo è Six Degrees. II titolo si rifà a una teoria piuttosto famosa secondo la quale una persona sulla Terra può essere connessa a un’altra tramite sei livelli di conoscenze. L’idea di base è che la crescita dei livelli delle conoscenze è una funzione esponenziale che, detto in soldoni, già entro i 5 intermediari raggiunge numeri piuttosto alti. Se ad esempio ogni persona conosce 100 altre persone già al secondo livello si possono collegare 10.000 persone e così via.
Poi ovviamente ci sono i classici: i Griffin, Family Guy in America, è alla terza puntata della sesta serie, South Park ben alla decima puntata della decima serie. Spettacolare l’ottava puntata ambientata in World Of Warcraft. E come non dimenticare Twin Peaks, che ho quasi finito ma che procede un po’ a rilento causa studio e le altre serie. L’unica serie che sto seguendo sulle reti italiane, perché altrimenti dovrei procurarmi tutta la prima serie, è Weeds, su RAI2, a un’orario indecente, le 0.40 (ma la prima puntata è iniziata all’1.15). I contenuti in effetti sono un po’ fortini: la protagonista è una mamma, vedova, che si barcamena tra i figli adolescenti e un’attività di spaccio di erba nel quartiere. Sesso, droga, linguaggio scurrile (per carità, niente di fuori dalla realtà), non lo rendono proprio da fascia protetta (anche se tra Sgarbi e Ceccherini si sente di molto peggio).
Ovviamente, scaricando il torrent appena messo online, con un ritardo di un sei ore scarse dalla messa in onda, si tratta di puntate in lingua originale e la cosa mi piace non poco. Secondo me con il doppiaggio, per quanto possano essere bravi gli italiani a farlo, si perde sempre qualcosa della recitazione e dell’espressività dell’attore. Quindi ben venga il parlato originale, faccio anche un po’ di pratica che sempre mi serve.