11
set

La partita di Jenga che ha cambiato la storia

Quando si è piccoli e si studia la storia moderna spesso si domanda agli adulti dov’erano o cosa facevano durante i più importanti fatti storici. "Nonno, dov’eri quando ci fu l’Armistizio alla fine della seconda guerra mondiale?" oppure "Mamma vedesti in TV lo sbarco sulla luna?". I miei figli potranno domandarmi "Dov’eri quando fu abbattuto il muro di Berlino?" e io credo che al massimo potrei rispondere che ero a guardare i cartoni di Bim Bum Bam e che non sapevo nemmeno cosa fosse il muro di Berlino. E poi 5 anni fa ci fu l’11/9. Visto che non ci sono ancora figli che possano chiedermelo (o almeno lo spero) me lo chiedo da solo "Michele, dov’eri l’11 settembre del 2001?".

Ero a casa, la scuola sarebbe iniziata a breve, se non sbaglio era la vigilia del quarto anno. Stavo aspettando 2 miei ex compagni di classe per studiare inglese, ovviamente i compiti per l’estate ridotti sempre all’ultimo minuto. Accesi la tv per vedere i cartoni animati e mentre cercavo Bim Bum Bam (si lo so, non era cambiato niente dal 1989 quando cadde il muro) capitai su Canale 5 dove c’era l’immagine delle torri in fumo, anzi della torre perchè il secondo aereo ancora non era giunto a destinazione. Ci misi stranamente poco a realizzare che stava succedendo qualcosa di grosso, ma forse non così tanto grosso. Anche il secondo aereo colpì l’altra torre mentre cominciava il tam tam di notizie con Washington dove prima si parlava della Casa Bianca poi del Pentagono. A dir la verità le prime notizie riguardavano un’autobomba più che un aereo.

Come 2 strutture mollemente costruite durante una partita di Jenga le Twin Tower crollarono su se stesse. Ricordo che durante la diretta più volte si parlò di Saddam Hussein e del terrorismo islamico ma allora Bin Laden ancora non era una star della TV. Fu il primo avvenimento che seguii assiduamente oltre che sulla TV, vidi tutti gli speciali possibili e immaginabili per tutta la settimana, anche su internet e in quei giorni spesi molto tempo a cercare fotografie in giro per la rete. Ad un certo punto divenne quasi una mania e ogni giorno che accendevo la tv mi aspettavo che sarebbe successo di nuovo qualcosa di grosso.

Con il passare del tempo la mania calò insieme al grado di pericolo con il quale viene misurata la probabilità di attentati e, al contrario di quest’ultimo, non ebbe ciclici ritorni. Nemmeno quando ci fu l’attentato a Madrid. Non voglio mancare di rispetto per chi sotto quelle macerie ci è rimasto, spero di non venir frainteso, ma l’attentato del 9/11 ha avuto proporzioni talmente inaspettate e talmente hollywoodiane che non so se Al Quaeda poteva scegliere un bersaglio più spettacolare. Nella metropolitana può essere altrettanto costoso in termini di vittime ma vedere un treno che esplode, sotto terra, non alla luce del sole, provocando "solo" il dilaniamento di lamiere, non  ha lo stesso effetto di maestosa grandezza (nel senso più geometrico del termine) di vedere due montagne di cemeto armato, simbolo della Grande Mela e nel pieno centro di New York, una delle città che in un modo o nell’altro affascina più o meno tutti, crollare come fuscelli spazzati da un venticello un po’ più forte. Amplificato poi da una copertura mediatica senza precedenti. Quanto fece strano vedere giornalisti solitamente impeccabili come gli stessi della CNN rimanere basiti, senza parole in diretta mondiale, spiazzati, disinformati.

Si ricordano con costernazione quelle 2896 vittime, we will never forget, we are all americans, chi non lo pensò in quei frangenti? Però in fondo, facendo un discorso puramente statistico, sono bruscolini in confronto alle 25.000 persone che muoiono di fame ogni giorno nel mondo. E noi ogni anno ci fermiamo e ci commuoviamo nel ricordiare quelle 2896. E’ davvero necessario per l’uomo moderno che una morte per essere degna deve essere spettacolare e fare notizia? Non voglio fare inutili moralismi quindi mi fermerò quì, ho gettato il sasso è giusto che ognuno si dia una propria risposta secondo coscienza.