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università archive -- Hard Rock Blog - Mosso da un motore a spinta d’improbabilità
20
set

Italo-indiano

Domani sarà una settimana che sono arrivato in India. Difficile dare un giudizio così presto, ancora più difficile sarebbe stato scriverne nei giorni scorsi. L’impatto non è semplice, non tanto per la difficoltà ambientarsi (per quella basta una buona dose di spirito di adattamento) quanto proprio per la differenza che c’è in ogni cosa che mi circonda.

Uscendo dall’aeroporto si ha un primo assaggio del casino che c’è fuori. Il viaggio in taxi, circa mezz’ora, tra la città e il campus, ti permette di capire alcune cose. In primis che guidare in India è qualcosa di inimmaginabile, roba che forse nemmeno a Napoli si vede (forse). Secondo, la quantità di verde che c’è spiazzante per un occidentale. Non è il verde che fa da corredo alle case, è il cemento che fa da corredo alla jungla. Oltre agli agglomerati urbani infatti praticamente ovunque a bordo strade ci sono case, che poi sono praticamente baracche.
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Di altre cose ce se ne accorge con il tempo. Hanno una concezione di igiene molto ma molto relativa. Non credo nemmeno che sia una questione di soldi, è proprio che se ne fregano. C’avranno dei mega anticorpi. Meglio non parlare dell’igiene personale, del mancato arrivo della carta igienica e dei rasoi per donne o della pompa e del catino di fianco al cesso che fungono da bidet. Sul discorso cibo niente da recriminare, hanno le loro abitudini. Di questo passo credo che ogni 2 settimane arriverò a mangiare la stessa quantità di riso che mangio in un anno. Il riso di solito viene servito o fritto come piatto unico (con pollo o verdure), oppure da sommergere di qualche zuppa fatta con le loro spezie o legumi. Solitamente si accompagna il cibo con le chapata, delle specie di fajitas o piadine, oppure un’altra roba, questa invece croccante. Altrimenti pollo al curry, pollo all’aglio, e così via. Stasera proverò il pesce (esclusivamente nei ristoranti più di lusso). Per concludere tanta frrutta (e qui gli ananas sono i più buoni che abbia mai mangiato, si sente la differenza quando non sono maturati in un container). Menomale che non mi faccio problemi a mangiare.

Il costo della vita qui è ridicolo. Con circa 60 rupie si cambia un euro, con 50 rupie circa prendi un piatto completo a base di pollo (quelli vegetariani circa 30 rupie). La maggioranza delle cose importate, tipo la coca cola, gli shampi o i deodoranti, al supermercato hanno i prezzi europei e sono fruibili solo da una piccolissima parte della popolazione. Un’altra cosa sorprendente, ma nemmeno tanto, è la quantità di gente impgata. Al supermercato (unico nella città, nel nuovo centro commerciale, unica oasi occidentale) ci sono decine di inservienti che sono lì praticamente senza fare niente tutto il tempo. Così come ci sono guardie di sicurezza ovunque, ovviamente non armate e molto spesso anche piuttosto datate. Ho quasi paura di sapere quanto sia lo stipendio medio di un impiegato. Per non parlare di quanti tassisti o guidatori di Apecar (la Piaggio farà affari d’oro qui) che portano la gente in giro.
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Le due foto che trovate in questo post sono state fatte durante la gita sulle Backwaters, i canali nell’interno del Kerala. Abbiamo avuto a nostra disposizione una barca di 30 metri per circa 22 ore, 3 pasti abbondanti a bordo, 3 inservienti e 3 camere doppie a livello di albergo e abbiamo pagato meno dell’equivamente di 30€ (eravamo in 6). E ho fatto il mio primo bagno in un fiume.

08
apr

Bye bye Italia!

Cos’hanno in comune queste due bandiere, o meglio i rispettivi stati?

Il fatto che i suoli di USA e India (nel caso qualcuno fosse dubbioso sulla seconda) saranno toccati dai miei piedini delicati entro 365 giorni!

Partiamo dal primo in ordine cronologico, gli USA. Ho ricevuto la classica offerta che non si può rifiutare da un mio ex-compagno delle superiori per partire una decina di giorni tra fine agosto e inizio settembre in direzione New York con appartamento a Manhattan a nostra completa disposizione, gratuitamente, per tutto il periodo. Volo 500€ circa.

L’India è una questione un po’ più lunga, in tutti i sensi. Inizialmente, come era successo al triennio, non sono riuscito a entrare nella graduatoria per gli scambi. Poi il colpo di culo: due ragazzi rinunciano, la classifica sale e… ta-dah, ora sono, quasi, pronto a partire per un semestre! Quando? Bella domanda. I periodi sono settembre-dicembre e dicembre-febbraio ma ancora non ho le date esatte quindi è tutto da vedere come incastrarlo con gli Stati Uniti. Già mi vedo con iPhone e Mac nella valigia del ritorno…

Il posto si chiama Kozhikode e si trova nell’India sud occidentale, verso la punta. E’ una cittadina di mezzo milione di abitanti sulla costa, l’Istituto di Management si trova a una mezz’oretta nell’interno, in mezzo alla foresta praticamente. Il campus non è molto grande ma c’è verde ovunque, sembra più un villaggio vacanza. La vita non dovrebbe costare un cazzo, da quello che ho letto nei report degli anni scorsi nei ristoranti indiani si fa un bel pranzo con 2€. Essendo lontano dal centro cittadino la sistemazione è nel campus stesso, circa 100€ al mese. Non vedo l’ora…

Questa una foto del campus:

E questa la mappa del posto:

16
gen

Non habemus Papam

Senza “Gaudio Magnum”, ma due parole sulla questione Ratzy Vs. La Sapienza ci tengo a buttarle giù. Ho accuratamente evitato di vedere i TG stasera perché non avevo alcuna voglia di sentire Bondi piangere in diretta la morte della democrazia e della libertà in Italia quindi mi sono informato esclusivamente sui giornali online.

Secondo me l’errore di fondo da parte della Sapienza è stato invitare il Papa all’inaugurazione dell’anno accademico (non all’università). Il Papa sarà anche un pensatore, un filosofo e un filologo (per mantenerci in ambito laico) ma all’inaugurazione di un anno accademico di un’università pubblica in un paese normale c’entra come Bin Laden all’apertura di un Wal-Mart. A prescindere dalla questione di Galileo e della famosa citazione del 1990 (questo Papa con le citazioni è sfortunato), alla Sapienza, come nella stragrande maggioranza delle univerità, si studia la scienza e Ratzinger con la scienza non ha un bel rapporto (vedi l’ultima enciclica). Credo che nessuno si sarebbe offeso se gli avesser conferito una laurea honoris causa in filosofia, oramai le danno a cani e porci.

Giustissime le proteste organizzate per il giorno della visita. In un paese democratico è lecito contestare chiunque, anche il Papa, checchenedica La Repubblica che qualche giorno fa ha somministrato il sondaggio “Si può contestare il Papa?” (domanda a parer mio molto preoccupante, certo che si può, è il re del Vaticano, non dell’Italia).

Le proteste però sono giuste finché si da l’opportunità di parola all’altra campana (non che il Papa abbia bisogno di spazio sui media italiani, nei TG parla più di Prodi)(che poi dubito avrà qualcosa di interessante da dire, sarà la solita replica della messa dal balcone). Una volta che la frittata è stata fatta (leggi invitare il Papa) bisognava dargli la possibilità di parlare, facendo fuori dall’università tutto il casino di questo mondo, esponendo striscioni e facendo contro-informazione, ma occupare l’università perché il Papa, come chiunque altro, non parli è più simile a un atto di squadrismo. Bisognava contestare il Papa con tutta la forza possibile, ma durante la sua visita.

Sarebbe stato un atto sicuramente di gran lunga più eclatante. Quand’è che in Italia si è contestato il Papa durante una sua visita? A me non vengono in mente episodi. Sarebbe stato un fatto di dimensioni eccezionali. Ma vi immaginate Ratzinger uscire scortato tra due ali di folla che lo insultano? Un sogno.

E il Vaticano lo sa, per questo ha annullato la visita. Se da una parte non condivido l’idea dei collettivi studenteschi sulle occupazioni, dall’altro il Vaticano ha fatto una mossa furbissima cancellando l’appuntamento per il ritorno di immagine che poteva avere la situazione sopra descritta trasmessa sui media mondiali, non per la sicurezza che era ampiamente garantita (cosa che rende l’assenza assolutamente ingiustificata). Sotto la patina di vittimismo però questa mossa gli ha permesso di sottrarsi ancora una volta al confronto dando anche la colpa al suo “nemico giurato”. Due piccioni con una fava, cosa si vuole di più dalla vita? Ora questa situazione verrà usata da politici e da clerici (non Antonella) che continueranno a fare le vittime e gli emarginati in Italia, tutta colpa di quelle frange estreme della sinistra che come al solito non hanno un briciolo di lungimiranza.

20
dic

Primo zeitgeist della specialistica

Quando ho iniziato la specialistica a settembre mi ero posto 3 buoni propositi:

  • Iniziare la specialistica
  • Fare colazione ogni mattina
  • Cominciare ad andare in palestra

Sulla prima non ci sono dubbi. La specialistica è iniziata e s’è fatta sentire. L’unico parziale del semestre è anche andato bene, ora mi aspetta la prima vera resa dei conti alla sessione di gennaio/febbraio. Per la colazione ci ho provato, davvero! Sono andato avanti una decina di giorni poi la pigrizia ha preso il sopravvento e non mi sono mai riuscito a svegliare in tempo. Sulla palestra stendiamo un velo pietoso. Anche volendo non ne avrei il tempo e la forza. Però ora ho il Wii, a che mi serve la palestra!

Ma a parte questi 3 punti con la fine del primo semestre (domani ho le ultime lezioni) è giunto il momento di fare un primo bilancio ex post.

  1. Organizzazione: per la prima volta in vita mia ho sentito il bisogno di avere un’agenda per potermi organizzare la giornata. “Michele domani ci sei dopo lezione per il lavoro X?” “Non lo so, devo controllare l’agenda”. Su 5 esami 4 prevedevano una serie di assigment durante il semestre, praticamente ognuno con un gruppo diverso. E incastrare gli appuntamenti non è facile. Nelle ultime settimane ho raggiunto il massimo quando l’agenda non mi è bastata e ho dovuto ricorrere a uno dei tanti siti per gestire i tasks ToDo che ci sono in giro.
  2. Tutto il giorno in Università: alla fine durante il triennio ero in facoltà solo per le lezioni. Il resto del tempo trascorso in Università era dedicato allo studio in biblioteca. Questo semestre invece l’ho passato più in Università che a casa, dalla mattina fino a quando ci cacciavano la sera per la chiusura.
  3. Non c’è il tempo per studiare!: nonostante tutto il tempo passato in Università non c’è il tempo di prendere un libro in mano. In biblioteca ci sarò stato 2 o 3 volte dagli ultimi parziali. Ora devo fare una corsa durante le vacanze di Natale per poi tornare ed entrare in clausura dal 3 gennaio in poi, giusto il tempo di riprendermi da Capodanno.
  4. La pausa pranzo di mezz’ora: al triennio c’era la pausa pranzo dalle 12 alle 14.30. In specialistica dalle 12 alle 12. 30.  I panini fanno cagare e costano un botto (credo dai 2.80€ in su) e quindiun paio di volte a settimana mangio in mensa, che non sarà granché ma almeno un piatto di pasta (scotta) mi sazia.
  5. Faccio vita di classe: almeno un aspetto positivo. I miei colleghi della specialistica sono decisamente più simpatici e quindi quando posso ci sono sempre a cene e aperitivi collettivi.

Messaggio di servizio: domani torno a Salerno con il solito Eurostar delle 14.00!

11
ott

You can call me Doctor

Beh non proprio visto che da quello che so per gli anglosassoni si è Dottori solo dopo il Phd, però per la legge italiana, come attesta il mio splendente certificato di laurea ho assunto la qualifica accademica di Dottore in economia delle nuove tecnologie e dei mercati internazionali.

Per gli annali con l’infimo voto di 91/110. Beh almeno mi tengo al passo visto che è lo stesso voto della maturità (certo, l’ era in centesimi ma non stiamo qui a sottolineare, un numero in meno da ricordare). Mi rifaò alla specialistica, potete starne certi.

Se qualcuno fosse interessato alla mia tesi su “L’individuo nelle comunità open source” è possibile scaricarla qui sotto.

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