17
gen

The answer my friend, is blowing in the wind

Non che mi sia scordato di questo blog, sia chiaro. Avevo anche postato le foto della serata di sabato ma ho dovuto cancellare lo slideshow perché il Javascript andava in conflitto con Internet Explorer (tanto per cambiare).
Come ogni gennaio sono in piena crisi da esame. Due ne sono passati la settimana scorsa, altri due sono previsti domani e venerdì, Spagnolo a fine mese e poi se tutto va bene Mercati Finanziari e un’altro da decidere a metà febbraio.
E deve andare tutto bene perché dal prossimo semestre si comincia a pensare seriamente a questa dannatissima laurea, al lavoro finale e soprattutto alla specialistica, che a meno di imprevisti e graduatorie sarà in Marketing.

"How many roads must a man walk down
before you can call him a man?"

SNV30193

08
ott

A pezzi

Su Italia1 stanno dando Ritorno al Futuro, che grandissimo film. Ora sono in pausa pubblicitaria. Prima hanno trasmesso la parte 2, con il mitico trailer del terzo e la scritta "In lavorazione", e ora c’è parte 3, nel Vecchio West. Grande Giove. Per quanto mi riguarda sono a pezzi. Ieri sera ritorno al Rolling Stone e mi sono divertito davvero. Discreta la selezione musicale, quando poi hanno fatto i 3 pezzi dei Doors di seguito (The Roadhouse Blues, Five To One e un’altro che non ricordo) mi sono alzato dal gradino sul quale ero seduto e ho cominciato ad urlare come un ossesso "Get together one more time". E la mia voce è calata alla grande.

Con l’arrivo della fibra sono riuscito finalmente a godermi l’inizio della terza serie di Lost e signori, senza rovinare la sorpresa a chi sta guardando la seconda su Sky o peggio la sta aspettando su mamma Rai, inizia anche questa col botto, nel vero senso della parola. Sia come setting che come narrazione la prima puntata è stata un po’ particolare, fa strano vedere Jack, Kate e Sawyer fuori dal contesto della giungla. Come promesso dagli autori la terza serie sarà molto incentrata sulle relazioni interpersonali tra i protagonisti. Ancora qualche giorno e anche la seconda puntata sarà sul mulo e vediamo come si mettono le cose per i naufraghi. Nel frattempo mi consolo con Twin Peaks che devo assolutamente riprendere a vedere

P.S. 10.000 Visite!

03
ott

Death on two legs (dedicated to Fastweb)

Mai fidarsi di Fastweb, lo ripeto e non smetterei mai di dirlo. Sono ancora uno sfibrato e la cara compagnia telefonica continua a illudermi con date fittizie. Prima 48 ore (scadute venerdì), poi 72 (scadute lunedì), ora 168 (1 settimana, appena iniziata). Devo ammettere però che una cosa positiva c’è in tutto questo, noto che la mia quantità di studio aumenta esponenzialmente con la mancanza della rete, c’era da aspettarselo. Ora sono ancora in università, questa volta dall’edificio centrale, dopo 2 ore e mezza di spagnolo, e aspetto le 17.45 per assistere a una presentazione di alcune aziende. E mi informo su cosa succede nel mondo senza di me. Beh oddio, forse sto esagerando, ci sono pur sempre la televisione e i giornali, però mi manca tutta quella fetta di informazione geek/nerd che solo siti come digg.com possono dare.
La diffusione di internet ha introdotto una possibilità che prima non c’era. Cosa succederebbe se io uscendo dall’università venissi colpito da una monetina tirata da un aereoplano e morissi sul colpo? Beh, forse l’esempio non calza perché con una morte del genere come minimo sarei la notizia di apertura di Studio Aperto, noto telegio…ahahahah. Introducendo però una morte meno appariscente, non elargita dai media, cosa succederebbe a questo blog e alla mia email? E al mio contatto msn? Solo io dopotutto ho la password e anche volendo nessuno potrebbe avvertire nessuno di quello che mi è capitato. Ogni volta che in questi giorni mi sono collegato ho sempre trovato qualcuno che mi ha chiesto dove fossi finito, quindi immagino che a qualcuno possa interessare se mi cade una monetina in testa.
Una volta mi è anche capitata un’esperienza del genere, non di monetine in testa, ma di sapere del decesso di una persona che conoscevo, anche se poco, solo virtualmente. Oramai sarà passato un annetto, si chiamava Tode e bazzicava sul forum di tgmonline. Credo che in quel caso qualcuno che lo conosceva avvertì il forum e a scanso di equivoci poi la notizia fu confermata sui giornali visto che si trattava di un incidente stradale. Peccato, era anche più piccolo di me, e fino a qualche giorno prima ci avevo avuto uno "scambio di opinioni" su Vasco Rossi. Coff coff.
A pensarci potrebbe essere un’idea: un sito di annunci mortuari virtuali. A pensarci ancora meglio qualcuno ci ha già pensato prima di me. Esiste infatti un archivio di utenti di MySpace, il sito americano che conta decine di milioni di iscritti, deceduti. Se da qualche tempo non si collega un vostro amico provate a guardare su www.mydeathspace.com. Ecco un esempio:

Cary Mattox, 17 – Shot by Uncle – RIP May 30, 2006

Cause of Death: Accidentally shot by Uncle while wrestling for remote control
Age: 17
Location: Bluffton, SC
Related Article(s):  Bluffton teen dies after she is shot

E ora scusate ma mi faccio un’ampia grattata. Alla prossima, forse…

29
set

Le porte della percezione

Appunto, mai fidarsi di Fastweb. L’attivazione, tra innumerabili bestemmie, ci è stata rimandata fino a lunedì (si spera). Ora sono collegato ancora dal Velodromo, uno degli edifici della mia università, e quindi per tutto il weekend prossimo-venturo non sarò disponibile online.

Nonostante il casino che mi circonda vediamo se riesco a parlare di questo benedetto libro. Le Porte della Percezione (The Doors Of Perception) è venuto alla ribalta della cronaca, soprattutto quella musicale, perchè è il titolo che ha ispirato Jim Morrison nella scelta del nome dei Doors. A sua volta Huxley, l’autore, l’ha tirato fuori da una poesia di Blake, noto poeta che ha fatto uso di sostanze per l’alterazione della mente.

If the doors of perception were cleansed everything would

      appear to man as it is, infinite.             —William Blake

Nel 1953 Aldous Huxley, già famoso per Brave New World (fu il maestro di Orwell), fu introdotto dallo psichiatra Humphry Osmond all’uso delle sostanze psicotropiche, in particolare alla mescalina, sostanza estratta dalla pianta del peyote, pianta grassa diffusa nel deserto del Messico e già utilizzata per riti sciamanici dalle tribù locali. La mescalina non provoca dipendenza fisica, come le sigarette, ma può provocare dipendenza psicologica. La dose media va da 300 a 500 mg, una dose forte va da 500 a 700 (e più) mg ed essendo circa 4000 volte meno potente dell’LSD non è mai stata diffusa come l’acido lisergico.

Nel libro di Huxley troviamo una dettagliata descrizione dell’esperienza. Nella prima parte, Le Porte della Percezione, viene descritta minuziosamente la somministrazione e gli effetti. Quello che più colpisce l’autore è la luminescenza che acquisiscono tutti gli oggetti, che brillano di luce pretenaturale. Entra in uno stato di volontaria impotenza, di inibizione ad agire. Non è però negligenza bensì serenità e pace con il mondo. Lo scopo del saggio è quello di dimostrare la funzione del cervello come ghiandola di riduzione. Siamo circondati da un mondo di stimoli e sensazione, il cervello le seleziona permettendoci di non impazzire. Proprio gli schizzofrenici e chi assume droghe subisce un’alterazione di questa funzione di riduzione degli stimoli, vede cose che gli altri non possono vedere non perchè non esistono, bensì perché sono scartate dal cervello.

La seconda parte del saggio, Paradiso e Inferno, è invece incentrata sul ruolo che hanno avuto le esperienze pretenaturali nella storia dell’essere umano in particolare sull’arte. Il titolo si riferisce alla fine nella quale descrive come facendo uso di droghe si possa passare dal paradiso delle sensazioni a un inferno di paure, un bad trip insomma.

Proprio l’altro giorno ascoltavo Rockcast Italia e il Dok dice che il consumo di LSD nel mondo è tragicamenete crollato di recente. Infatti quasi tutta la produzione del mondo era concentrata in due soli laboratori negli USA, sgominati di recente dall’FBI. Sconsiglio la lettura a chi ha a disposizione sostanze psicotropiche, vi farà venire voglia di correre a fare un bel viaggetto (cosa che io prima di morire dovrò assolutamente provare).

27
set

The Queen (e Freddie Mercury non c’entra)

Dopo i corridoi del Velodromo passo alle aule di informatica dell’Università anche se a casa si è giunti a un accordo sull’abbonamento a internet quindi manca solo che terminano la pratica di trasloco e dovrei essere di nuovo fibrato. Ho dovuto scaricare anche un attimo una versione di Portable Firefox altrimenti quà "arrevutavo" il computer. Dopo la massacrante giornata di ieri quella di oggi sembra una barzelletta, dalle 14.30 alle 19.30 ma in una ventina di minuti dovrei riuscire a parlare di The Queen.

Il film è stato presentato all’ultima mostra del cinema di Venezia dove ha ricevuto qualcosa come 5 minuti di stainding ovation. La trama ovviamente non è di quelle che ti lasciano con il fiato sospeso. L’aspetto importante è la descrizione che il regista riserva ai personaggi, su tutti quello della Regina Elisabetta. Il periodo temporale è quello che va dall’elezione di Tony Blair ai funerali di Lady Diana, un arco di poche settimane credo. Tenendo fuori le teorie cospirazioniste (a parte qualche battutina di un collaboratore del primo ministro) il film descrive il rapporto tra la regina e Blair, primo ministro laburista la cui popolarità oggi tocca minimi storici ma che allora si propose con un programma a dir poco rivoluzionario e riformatore. Tutte le vicende sono corredate da humor tipicamente inglese, come ad esempio la scena della nomina del presidente del consiglio designato da parte della regina. Non un film per tutti, chi non piace il genere cadrà tra le braccia di Morfeo entro la prima mezz’ora.

La regina è ovviamente descritta come tutti ce l’aspettiamo, fredda e rigida, che non riesce, e non vuole perchè così le hanno insegnato, ad esternare i suoi sentimenti. E che si stupisce e si indigna di fronte alle dimostrazioni pubbliche d’affetto da parte dei sudditi per Lady D. Come dicevano i Pink Floyd "Hanging on a quiet desperation is the english way". Solo quando si ritrova nel bel mezzo della sua immensa tenuta, di fronte a un cervo maestoso, si commuove e mostra per l’unica volta un lato umano.

In contrasto con l’austerità regale c’è Tony Blair e la sua famiglia, che nonostante la sua posizione riesce a mantenere saldi i suoi rapporti familiari. Se da un lato ci sono i ritratti di un millennio di famiglia reale dall’altro ci sono le foto e i disegni dei figli.

Ma nonostante il suo carattere riformista Tony Blair cerca di supplire alle mancanze della regina nel momento del bisogno, quando i sudditi la accusano di non aver mosso un dito o proferito parola nel momento del lutto. Insomma un bel film su due dei protagonisti del nostro secolo. Consigliato a chi piace il genere o a chi vuole approfondire alcuni aspetti del British Establishment.

(mancano 10 minuti, devo scappare a lezione, buona giornata a tutti!)

PREVIOUS