03
lug

Quando i blog non bastano

Instant blogging, micro blogging, twittering, fate un po’ voi. Fatto sta che questa moda della scrittura d’impulso non è che mi abbia mai particolarmente attirato. Anche se voglio scrivere qualcosa di gettito preferisco farlo sul mio blog. Ho anche molte più possibilità, come ad esempio corredare il tutto con un’immagine, cosa che su Twitter non potrei fare. E se mi garba lo posso fare direttamente dalla strada e dal telefonino uploadando una foto appena scattata con il mio 6680.

Però qualche giorno fa è apparsa su digg una notizia tramite la quale si potevano ottenere inviti su Pownce, che ora è in beta chiusa. Quasi senza sapere cosa fosse mi sono accaparrato un’invito e ci ho dato una rapida occhiata (viste anche le funzionalità molto basilari del sito è stata davvero rapida).

http://pownce.com/ZiggyStardust/Si tratta di un’evoluzione di Twitter: oltre che permettere il micro blogging (ma nemmeno tanto micro visto che ho letto che non c’è limite di lunghezza) ma anche e soprattutto di inserire link, files (fino a 10mb nella versione base, 100 nella pro a 20$ all’anno) ed eventi nel proprio flusso di cinguettii. Per ora è possibile anche scaricare il client desktop che sfrutta le tecnologie di Adobe AIR, quindi disponibile solo per Mac e Win. Un po’ come Facebook se prendesse piede sarebbe davvero molto comodo per organizzarsi tra amici, colleghi e cose del genere date le discrete potenzialità.

Se qualcuno è desideroso di un invito parli adesso o taccia per sempre. Questo è il mio Pownce, addatemi!

28
mag

aNobii.com

Il web 2.0 è oramai ovunque. I social networks escono dalle fottute pareti con il risultato di avere 54.000 login diverse da ricordare. Oramai si può trovare un sito in cui condividere con altri le proprie esperienze di qualsiasi aspetto della nostra vita reale e virtuale. Ci manca solo il social network per quando andiamo nel cesso e davvero siamo al completo. Alcuni si rivelano interessanti a lungo termine (vedi Last.fm o Facebook), altri delle cagate di cui l’umanità poteva fare tranquillamente a meno (uno su tutti a mio modesto parere Twitter).

Questo aNobii che ho scoperto ieri devo dire che è molto molto interessante. Il concetto è semplice ed è quello di un vero e proprio scaffale virtuale in cui mettere, organizzare, commentare, vendere, scambiare i libri, reali, che si leggono. Insomma una sorta di Last.fm della carta stampata.

E’ tutto molto semplice: basta iscriversi, andare a prendere i libri che stiamo leggendo o abbiamo letto, cercare il codice ISBN e inserirlo nel motore di ricerca nel quale con buona probabilità il titolo che stiamo inserendo è già stato schedato con tanto di copertina. A questo punto possiamo catalogarli come letti, da leggere, in lettura e abbandonati prima della fine e anche inserire il periodo nel quale l’abbiamo letto.

Come ogni social network ha i gruppi per i vari argomento, i consigli a seconda dei propri gusti e gli immancabili badge da inserire sui blog (il mio è qui a sinistra)

02
mag

Social Riot. Madness? This is DIGG!

Il social networking ci ha insegnato negli ultimi anni a pensare a internet in un’ottica totalmente diversa da quella degli ultimi anni. Una visione 2.0, per l’appunto in cui sono gli utenti che fanno tendenza, fanno notizia, fanno contenuti, fanno scalpore. Basta una piccola trovata geniale e con una webcam o un minimo investimento iniziale per diventare la star del momento su Youtube o un milionario proprietario di un sito visitato da centinaia di migliaia di persone ogni giorno.

Con una logica bottom-up le notizie partono dalla base utenti, si propagano viralmente grazie al passaparola e qualche volta arrivano a superare la superficie dell’oceano e a vedere il cielo. Alcune arrivano con una forza talmente dirompente da costringere un consorzio di multinazionali a tremare e trovarsi a dover correre improvvisamente ai ripari mettendo le pezze qua e là. Ma quando il virus diventa un’epidemia è impossibile.

E’ esattamente quello che è successo stanotte, per il fuso orario, in Italia, ieri pomeriggio in USA, patria della maggior parte degli utenti che ogni giorno frequentano Digg.com, il sito simbolo dell’informazione informatica. Il virus in questo caso è un gruppo di 16 cifre in codice esagesimale: 09-f9-11-02-9d-74-e3-5b-d8-41-56-c5-63-56-88-c0. Altro che il codice di Lost, queste 16 cifre sono il codice per decrittare la maggior parte degli HD-DVD, i successori dei DVD che oramai si può dire la spunteranno sui Blue-Ray della Sony. Poco dopo che ne è stata data notizia su Digg la segnalazione è scomparsa, stessa fine hanno fatto le successive, apparse dopo breve termine. Sul blog di Digg è apparsa questa spiegazione che cita ragioni legali e di difesa dei diritti di proprietà intellettuale.

Quando ci si è resi conto di quello che stava succedendo è cominciata una sorta di rivolta digitale: la home page di digg è stata sommersa da notizie che riportavano “il numero del diavolo” e presto i moderatori si sono dovuti arrendere a quello che stava succedendo. E’ stato calcolato che nel giro di poche ore oltre 50000 digg sono stati fatti alle storie che riguardavano il numero, oltre 45.000 solo nella front page.

Ora c’è una sola storia che riguarda il numero, postata da Kevin Rose in persona, il fondatore del sito, il quale ha commentato alla grande sul blog:

But now, after seeing hundreds of stories and reading thousands of comments, you’ve made it clear. You’d rather see Digg go down fighting than bow down to a bigger company. We hear you, and effective immediately we won’t delete stories or comments containing the code and will deal with whatever the consequences might be.

If we lose, then what the hell, at least we died trying.

25
gen

2.0 is coming…

Era da un po’ che volevo fare il grande passo, quello di spostarmi su un dominio privato, per non avere tutte le limitazioni che ci sono su splinder e per avere tutte le funzionalità che solo un blog su wordpress può dare. Due erano le mie preoccupazioni. Innanzitutto il prezzo: per un blog, soprattutto come il mio, non servono giga tra traffico e spazio web con pesanti ripercussioni sul costo annuale. E poi mi sarebbe dispiaciuto tantissimo perdere un anno e quattro mesi di post e commenti.
A convincermi del passaggio è stato il buon Bove, alias Greenwich, alias Mattia, che è riuscito tranquillamente nel passaggio al costo di 10€ all’anno per l’hosting e un plugin per wordpress che succhia tutti i contenuti da splinder. Questo accadeva qualche mese fa, da allora l’idea era rimasta chiusa in un cassettino da qualche parte nella mia mente e sommersa di polvere.
Poi all’improvviso ieri sera l’illuminazione. In preda a una specie di Art Attack ho aperto Photoshop e nel giro di qualche ora ecco che pronta la prima bozza della grafica che, lasciatemelo dire, fa la sua porca figura. Ho dato sfogo a tutte la mia libidinosa passione per lo stile del web2.0, che troverà massima espressione quando scriverò il template vero e proprio.
Ora non mi resta che mandare il fax alla società che si occupa dell’assegnazione dei domini e presto avrò qualcosa su cui lavorare e voi qualcosa da vedere. In piena crisi mistica da web 2.0 ho anche realizzato la preview…

16
nov

Tunatic: lasciate che la musica venga a me

Un tempo quando non si conosceva il titolo di una canzone, magari di uno spot, si andava dall’amico esperto e si chiedeva un parere. "Mica sai qual è la canzone del nuovo spot della mulino bianco?". In questo caso non sarebbe stato difficile, sicuramente sarebbe stata una canzone dei Queen. Nell’era digitale l’amico esperto diventa disoccupato, ci pensa Tunatic!

Per far si che Tunatic provi a riconoscere la canzone che state ascoltando (e ci riesce molto spesso) basta scaricare e installare il client di poche centinaia di kb, disporre di un microfono, anche quelli fetenti da 2€ come il mio, e della sorgente audio a portata di mano. Ho provato ma cantando nel microfono non funziona, ma quando canto io anche un orecchio umano non riconoscerebbe quello che sto cantando. Tunatic analizza lo spettro della canzone e lo compara con quelli presenti nel suo database. Ovviamente dimenticavo che è fondamentale la connessione a internet. Se siete utenti mac (ma preso anche windows) è possibile scaricare anche il software per contribuire ad allargare il database di Tunatic che analizza i vostri mp3 e ne immagazzina i dati rilevani.

Ma vediamo le prove. Ascolto molto spesso in streaming Virgin Radio Classic Rock e come molte radio online, per non permettere la registrazione automatica delle canzoni, non fa comparire titolo e artista direttamente sul player dell’utente ma bisogna andare sul sito per reperirlo. Su 6 canzoni ne ha riconosciute 5: Burn dei Deep Purple, Doctor My Eyes di Jackson Browne, The Needle & The Damage Done di Neil Young e My Generation degli Who. Quella mancata invece è degli Aerosmith ma non so quale sia poichè non è stata nè annunciata nè è comparsa sul sito.

Trattandosi di un software non italiano ho provato comunque a fargli riconoscere tracce nostrane con risultati sorprendenti. Sono partito con Battiato e mi ha riconosciuto 3 tracce su 3, una molto conosciuta, una media e una semi-sconosciuta, rispettivamente Centro di Gravità Permanente, E Ti Vengo a Cercare e Clamori. Poi ho provato con i Baustelle, per un Romantico a Milano non ha avuto alcun problema mentre per  Arrivederci non ha trovato corrispondenze, ma è anche l’ultima traccia del loro primo album, mancanza perdonabile. Impressioni di Settembre della PFM senza problemi e anche De Andrè è stato riconosciuto subito: sia Don Raffaé che Creuza de Ma sono state indovinate in meno di 10 secondi, prima che Faber iniziasse a cantare. Poi ho cambiato un po’ genere. Del trip-hop dei Massive Attack mi ha riconosciuto una canzone arcinota come Karmakoma mentre niente da fare per Future Proof. Riconoscimento perfetto e immmediato anche in materia di classica, Suite n3 in D maggiore di Bach (la musica di Quark per intenderci), e di opera, Sull’Aria da Le Nozze Di Figaro di Mozart interpretato da Maria Kallas.

Riassumendo, su 18 tracce solo 3 non sono state riconosciute. Mi sembra un ottimo risultato per un progetto ancora poco conosciuto ma di tante belle speranze.

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