16
ott

Scoop

Sotto molto aspetti la nuova creatura di Woody Allen è molto simile a Match Point, il film della scorsa stagione che gli è valso una nomination agli Oscar. Innanzitutto entrambi si svolgono a Londra. Il regista di New York per antonomasia sembrerebbe aver abbandonato lo skyline della grande mela per le case in stile vittoriano dei quartieri ricchi della capitale inglese. Altro elemento in comune con Match Point è proprio il contesto della classe ricca inglese. Terzo punto infine è l’omicidio, anzi, la ricerca dell’omicidio perfetto. Ma Scoop non è un clone di Match Point. Quello che lo differenzia è un certo clima a volte surreale creato dalle apparizioni del fantasma di Joe Strombel e dallo stesso regista che non se ne sta seduto sulla sedia con su scritto Director ma prende parte al film con il personaggio di Sid, mago a volte ingenuo a volte graffiante con le sue battute.
Tutto inizia sulla barca che traghetta le anime dei morti da una sponda all’altra del fiume dell’aldilà. A prua capeggia la figura scusa coperta dal mantello e armata di falce della Morte mentre dietro le anime appena giunte. Tra queste quelle di un giornalista particolarmente apprezzato e aggressivo in vita, Joe Strombel, che riesce a fiutare uno scoop parlando con una segretaria che sospetta di essere stata avvelenata dal suo capo perché aveva scoperto qualcosa di troppo. Joe non riesce a resistere alla tentazione di fare il suo ultimo e più grande scoop e si butta dalla barca risalendo il fiume. Nel frattempo Sondra Pranski si trova allo spettacolo del mago Sid Waterman e durante un numero dove la ragazza fa da aiutante le appare Joe che le racconta i dettagli del caso. Sondra non si farà scappare la notizia e cercherà di indagare insieme a Sid sul sospettato, un ricco figlio di Lord, apparentemente l’ultima persona che possa essere un serial killer ("può aver ucciso al massimo 1 o 2 persone" cit.), del quale finirà però per innamorarsi.
Il film scorre molto piacevole, la storia tiene e non è per niente scontata. Ci sa fare anche con i gialli il signor Allen. Memorabili alcune delle sue battute a volte cattive e ciniche come quelle di Grucho Marx da un personaggio che sembra avere più una fanciullesca innocenza alla Charlie Chaplin. Quella che più mi ha fatto rotolare dalle risate però è stata: "Sono nato di fede ebraica, ma dopo mi sono convertito al narcisismo". OK, probabilmente riderò solo io. Buon inizio di settimana a tutti!

19
gen

Match point: fortuna e giustizia

Questi sono gli argomenti chiave di questo bel film di Woody Allen, quello che da tutti è stato additato come il ritorno all’eccellenza del regista newyorkese.
Il main plot è abbastanza semplice: un giovane irlandese maestro di tennis (Rhys-Meyers) in uno di quei club per l’alta società inglese trova l’amore con una giovane e ricca ereditiera (Penelope Wilton)  ma nel frattempo è coinvolto in una relazione parallela con una femme-fatal (Scarlett Johansson).

Fare una agiata vita da manager in carriera, grazie al potere del suocero, oppure tornare nella normalità e inseguire un amore sensuale e appagante?
Questo il dubbio del giovane Chris.

Gli eventi ed il destino condurrano Chris nelle sue decisioni in un turbine di eventi che si concentrano nel secondo tempo.

La fortuna è la padrona dell’80% del film, la palla da tennis che colpisce la rete e quindi decide se rimbalzare nel nostro campo facendoci perdere oppure di oltrepassare la linea e decretare un punto a nostro favore. Un incontro fugace e casuale permette a Chris di riprendere la sua relazione extra-coniugale e un’altro innescherà la miccia fino al botto finale. Nel rimanente 20% lo spettatore si domanda se c’è giustizia a questo mondo, se con il delitto c’è anche il castigo ma non dico nient’altro per non rovinare la sorpresa.

La colonna sonora operistica fa da contrasto e sottolinea gli eventi con puntualità.

Bello, devo dire che mi è piaciuto, un ottimo thriller sopratutto per quel che riguarda il secondo tempo, il primo fondamentalmente serve a costruire le basi delle varie storie d’amore.