11
gen

Amen, Baustelle

EDIT: sì, ho fatto la cagata. Mentre aggiornavo Wordpress ho dimenticato che il tema era nella cartella di quello di default e ovviamente è stato sovrascritto a quello originale. Ora sto cercando un tema momentaneo mentre trovo il backup del tema del blog.

Quando si dice le coincidenze. Oggi, non ricordo minimamente per quale associazione mentale, mi è passato per la testa di andare a guardare il sito dei Baustelle dei quali da un po’ di tempo era preannunciato il nuovo album. La fortuna ha voluto che “ho scelto” un giorno particolarmente fortunato. Domani infatti passerà per radio ufficialmente, anche se su Indie Rock leggevo che è già in programmazione su Radio Deejay, il primo singolo del quarto disco della band di Montepulciano, Amen (è il titolo dell’album, non una mia preghiera), a due anni di distanza dallo splendido la Malavita. Il titolo del singolo invece è Charlie Fa Surf, qui se ne può sentire qualche secondo insieme a una breve intervista a Francesco, ed è ispirato a un’installazione di Maurizio Cattelan, già famoso per alcune opere come i famosi bambini impiccati in Piazza XXIV maggio, Giovanni Paolo II colpito da un meteorite o l’attuale Papa in desabilié e che è stata tra i motivi della chiusura della mostra sull’arte omosessuale a Milano. Mi aspetto un gran bel lavoro dei Baustelle, degno seguito di La Malavita, che li ha fatti conoscere al grande pubblico. Il sound del singolo è sicuramente il loro, ora bisogna vedere se sono riusciti a tenere lo stesso livello in tutto l’album, che invece uscirà il primo febbraio.

Le notizie ghiotte però non sono finite. Contestualmente al lancio dell’album ci sarà un tour promozionale e del quale sono state già annunciate le date. Appuntamento a Milano è il 15 marzo al Rolling Stone (di molte date sono già state aperte le vendite sulla Mafia, per Milano niente ancora). Queste tutte le date:

29/2: Pordenone, Deposito Giordani
1/3: Vicenza, Max Live
7/3: Torino, Hiroshima Mon Amour
8/3: Bologna, Estragon
14/3: Roma, Alpheus
15/3: Milano, Rolling Stone
27/3: Firenze, Viper
28/3: Rimini, Io Street Club
29/3: Ancona, Barfly
2/4: Palermo, Biergarten
3/4: Catania, Mercati Generali
4/4: Napoli, Havana Club
5/4: Bari, New Demode
11/4: Modena, Vox Club
18/4: Treviso, New Age
19/4: Piacenza, Fillmore

17
set

Osage Tribe – Arrow Head

Gli anni a cavallo tra gli anni 60 e 70 in Italia sono caratterizzati da una costellazione di minuscole band alla ricerca di un contratto, che tentavano, con molta fatica, di produrre un filone prog-rock in Italia. Sono pochi i nomi che poi sono diventati famosi al grande pubblico, PFM, i New Trolls, il Banco del Mutuo Soccorso e i Cherry Lips.

In questo panorama nel 1972 nascevano gli Osage Tribe a Genova, città che  ha dato molto alla musica italiana d’avanguardia, almeno per quel tempo. Gli Osage Tribe sono stati una meteora in rapido passaggio incidendo un solo album, Arrow Head, e già alla fine del 1972 erano sciolti. Avevo questo album da un po’ però non mi era capitato di ascoltarlo molte volte, anche se merita. Ieri mi è capitato di rimetterlo nel lettore mp3 e ha cominciato a colpirmi come sound. Per scrivere questo post sono andato ad informarmi sulla storia di questo gruppo e nelle poche notizie che ho raccolto è uscita una grandissima sorpresa.

Come abbiamo detto la band è nata nel 1972 a Genova e, signori e signore, la band fu fondata, udite udite, da Franco Battiato! Ci sono rimasto davvero di sasso! L’allora cantante di musica leggera Franco Battiato mise insieme questa band insieme a Marco Zoccheddu, Bob Callero e Nunzio Favia. Franco Battiato procurò il primo contratto e incise Un Falco Nel Cielo, dopodichè si dedicò alla carriera da solista. Gli Osage Tribe ebbero la svolta verso un suono prog che permea tutto il loro unico album. Zoccheddu e Callero abbandonarono il progetto per dedicarsi ai Duello Madre. Il rimanente membro cercò di coinvolgere nel progetto Piero Marchiani e il chitarrista Red Canzian, quest’ultimo abbandonerà per entrare nei Pooh.

Ma veniamo ad Arrow Head. La prima traccia, Hajenhanhowa, è il tipico canto dalle atmosfere degli indiani d’america, una traccia d’apertura, accompagnato da chitarra elettrica. La seconda traccia è la title track Arrow Head con un’intro e un assolo centrale che non hanno niente da invidiare ai King Crimson. Cerchio di luce è forse la traccia più riuscita di tutto l’album, con rapidi cambi di ritmo, un bel riff di basso accompagnato da chitarra elettrica e a tratti da una tastiera e un testo quasi psichedelico "funghetti rossi nella vecchia mano sta porgendo a me, io mangerò questa dolce offerta, ora è dentro di me, parole dentro ai colori, giochi fatti per me, come un cerchio di luce senza fine sarò". Soffici Veli Bianchi è la traccia più eterogenea di tutto l’album, a tratti prog-rock, a tratti invece quasi blues. Nei primi minuti della canzone c’è l’assolo di chitarra che preferisco di tutto Arrow Head. La quinta traccia è Orizzonti Senza Fine ed è quella che presenta più di tutte alcune sfumature che tendono al jazz. Infine nel cd, come bonus tracks rispetto all’LP, ci sono Un Falco Nel Cielo e la relativa versione Preistorich Sound, le prime tracce incise dalla band e le uniche con un giovane Franco Battiato, irriconoscibile, alla voce. Lo stile è più leggero e su uno stile che ricorda molto i fratelli De Angelis degli Oliver Onions, tant’è che fu usata come sigla di apertura di un programma alla TV.

10
giu

E ora consigli per gli acquisti (musicali)

Dopo il post, anzi il doppio post, cazzone (che tra l’altro ha avuto molto successo, e questo la dice lunga su chi passa da queste parti ) di ieri cerchiamo di dare una parvenza di serietà con un po’ di musica.

Dopotutto se questo si chiama Hard Rock Blog ci sarà un motivo, e non è masochismo per eventuali cause di violazione di marchio registrato.

In primis vorrei segnalare "101 Stairways to Heaven" (101 scale per il paradiso) un sito in cui sono presenti 101 cover dell’arcinota canzone dei Led Zeppelin. Ammetto che conoscevo solo quella, grandiosa, di Frank Zappa, in puro stile del grande compositore. Ho scoperto una versione del signor Jim Morrison a me totalmente sconosciuta, presa da un live, ma ce n’è per tutti i gusti: Iron Maiden, Halloween, Foo Figheters ecc.

Passiamo alla selezione musicale.

Dresden Dolls – Yes Virginia
Ma quanto è bello caspiterina questo album. I Dresden Dollls sono uno dei moltissimi gruppi venuti fuori dal panorama underground sull’onda indie. Musicalmente tenderei ad assimilarli molto allo stile degli ex-coniugi Stripes, non tanto quelli di White Orchid o Seven Nation Army, piuttosto quelli di My Doorbell, Forever Her, The Denial Twist ecc.
Insomma un album davvero interessante, devo procurarmi anche il resto della discografia.
Must listen: My Alcoholic Friends

Skid Row – 34 Hours

E quì gli allergici alla polvere preparino le mascherine perchè torniamo agli albori delli anni 70. Attenzione, i metallari di passaggio non confondano questa band con quella di Sebastian Bach, hanno 15 anni e tanti decibel di differenza. Gli Skid Row, guidati da Gary Moore, annoveravano tra le loro fila nella formazione originale anche Phil Lynott, diventato poi famoso insieme a Gary come vocalist e chitarrista dei Thin Lizzy. Tornando all’album si tratta di una piccola perla di blues rock registrato in 34 ore, da quì il nome. Qualcuno vada a spiegare ad Axel Roses che per registrare un bel disco non ci vogliono 10 anni. Questo fu il secondo e ultimo disco degli Skid Row che ebbero poco successo al di fuori dell’Irlanda, dove invece ebbero una forte influenza su tutto il panorama musicale avvenire.
Must listen: Night of the Warm Witch

The Doors – Other Voices

Pochi sanno che dopo la morte di un certo Jim Morrison in data 3 luglio 1971, i 3 rimanenti componenti di un certo gruppo chiamato The Doors tentarono di bissare il successo avuto con la formazione originale con altri 2 album. Other Voices è il primo, seguito poi da Full Circles, seguito poi da un lungo e meritato silezion che dura fino ai giorni nostri. Questi album dimostrano tutta la magnificenza del Re Lucertola. Senza di lui i Doors non aprono più le porte della percezione, sono un gruppetto che fa blues mediocre e poco rock. Manca la voce graffiante di Jim, mancano i suoi testi, manca tutto quello slancio verso l’onirico che ha percorso tutti gli album precedenti.
Must listen: The End (che fa parte di un altro album ma fa niente)