30
ago

From New York: Moma

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Il MoMa (scritto rigorosamente con la seconda M maiuscola) si trova tra la Fifth Avenue e la 51st. Il nuovo edificio è di sei piani e l’ingresso costa 20$, 12$ con lo sconto studenti. L’audiogiuda invece è gratis. Siamo partiti dal sesto piano, quello che ospita le collezioni temporanee.

Stavolta mi è andata di lusso perché ho beccato l’esposizione su Dalì e io adoro Dalì. Qualcosa l’avevo vista al Regina Sofia di Madrid, ma davvero poco in confronto a quello che c’era al MoMa. Chi non conosce la Persistenza della Memoria? (il classico dipinto che ti aspetti un po’ più grande e poi ti accorgi che è un quadretto dimensionalmente parlando). Altri che ho trovato meravigliosi sono stati Autumn Cannibalism e The Invisible Man. E poi ho scoperto che Dalì ha collaborato con i fratelli Marx e anche con la Walt Disney per un cartone di 8 minuti chiamato destino, uscito del 2003 dopo essere stato completato. Bellissimo, un misto tra Fantasia e The Wall di Alan Parker, il tutto ambientato nei classici scenari di Dalì.

Al quinto piano tanto Picasso (Madamoiselle d’Avignone), Mirò (che continua a non piacermi), Boccioni, Van Gogh (Starry Night e Portrait of a Postman), Kandinsky, Klimt e De Chirico tra gli altri, al quarto piano invece ancora Picasso, Duchamp, Bacon (bello), Modrian (che mi piace ancora meno di Mirò) e un po’ di PopArt come Wesselmann e Warhol (Golden Marylin e i Campbell’s Soup Cans). Ah c’era anche Flag di Jasper Johns. Gli altri due piani ospitano le aree riservate al design e all’architettura, che possono interessare appassionati e addetti ai lavori. La cosa più bella del MoMa è che è consentito fare foto praticamente ovunque. Inutile dire quanto possa essermi divertito.

29
nov

Factory Girl

Una delle poche cose che riesco a fare oltre ad andare a lezione e a fare lavori di gruppo è, quando si può, andare al cinema. Ecco perché questo blog sta parlando sempre più di pellicole. Ci posso andare il giorno in cui sono più comodo, possibilmente il mercoledì dove si paga il “ridotto” (5.80€ di ridotto ma lasciamo stare) e ci posso andare ad orari comodi. In effetti non ricordo l’ultima volta in cui sono andato prima delle 22.30.

Per continuare il ciclo “i magnifici anni 60″, dopo Across The Universe, è stata la volta di Factory Girl. E’ la storia, molto romanzata da quello che ho sentito in giro, di Edie Sedgwick, ricca ereditiera che sceglie di vivere nella New York centro dell’avanguardia mondiale al fianco di Andy Warhol, il più famoso esponente della pop-art. La Factory era il centro nevralgico delle attività di Warhol, dalla pittura al cinema. Era popolato di ogni tipo di gente, da artisti a transessuali a musicisti, che si esprimevano, che giravano film, che si drogavano, che facevano sesso, o che facevano tutto questo contemporaneamente. Edie si trova così nel centro di questo caos creativo e di trasgressioni diventandone subito succube. Diventa tossicodipendente, lo speed era quello che andava per la maggiore, e legata da un rapporto di amicizia/ispirazione a Warhol il quale la getta subito via quando legge sui giornali della sua relazione con Bob Dylan, appena conosciuto. Quando lei abbandona anche Dylan dopo il famoso provino per un eventuale film con Warhol (se ne trova qualche secondo su YouTube) si trova senza soldi e in preda a una tossicodipendenza sempre più grave. Viene ricoverata ma pochi anni dopo, nel 1971, muore di overdose (o suicidio).

La storia del film è più o meno questa, quella reale non so. Il film non è male ma non ha grandi exploit per tutta la sua durata (piuttosto contenuta). Raggiunge la sufficienza. Non male gli attori (lei è precisa e identica) e la regia che interpola immagini del film a riproduzioni attuali ma “sessantizzate” di pezzi dei film di Warhol. Compaiono un po’ tutti i personaggi dell’enturage di Warhol così come i Velvet Underground. Un buon film da serata “ridotto” al cinema (occhio che è stato distribuito in 34 sale), se non è mercoledì scelta obbligata è Across The Universe.