12
feb

Franco Battiato: Il Vuoto

Se l’hype per un cd, la sua attesa  nei fans, si misurasse attraverso le ricerche di Google, il Vuoto di Franco Battiato straccerebbe tutti i record. Oltre un quarto delle ricerche che hanno elencato il mio blog riguardavano questo cd, una ventina in tutto (anche se molti più che la recensione cercavano il torrent).

Finalmente poi il 9 il cd è uscito insieme a un cofanetto doppio cd+doppio dvd (uno di video e uno è il concerto di Baghdad).Credo che le canzoni di Battiato si possono dividere in 3 categorie: quelle facilmente ascoltabili, quasi pop, quelle dai ritmi o dai testi esotici, in cui secondo me Battiato da il meglio di se e della sua arte di “evocatore”, e infine quelle più introspettive, magari meno curate musicalmente, ma dai testi più intensi e profondi. Ho l’impressione che nella sua carriera si stia spostando sempre di più verso quest’ultima categoria e Il Vuoto credo sia la conferma.

Il Vuoto
è
un concept album
Il Vuoto è un concept album e la canzone di apertura possiamo dire che ne è il manifesto. Il vuoto è quello della società moderna, che non sa dove va, che sa quello che vuole ma non sa chi è. Questi sono i versi trainanti della title track, primo singolo e in radio di questi tempi. Musicalmente, come la maggior parte delle canzoni, è retta da un sottofondo di sintetizzatore misto ad archi. La seconda traccia è “E i Giorni della Monotonia” che racconta di una storia d’amore la quale, come spesso succede,  finisce per egoismo. “Aspettando l’estate” è una delle tracce più riuscite mentre in “Niente è Come Sembra” si ritorna al tema principale del vuoto e alla volatilità della vita moderna, in cui “niente è come appare perché niente è reale”. “Tiepido Aprile” riprende invece la terza traccia e Battiato abbandona i suoni elettronici per abbandonarsi a una dolce melodia di pianoforte e archi, ce lo vedo molto come secondo singolo. In “The Game Is Over” da sfogo ai suoi classici versi in inglese alternati a quelli italiani, è la traccia dal ritmo più sostenuto dell’album. Il Battiato metereologico ritorna in “Era l’Inizio della Primavera”, metà cantata da lui in italiano e metà da una gentil donzella in inglese, con un controcanto a tratti quasi lirico. In “Io chi Sono” si riprende il senso di vuoto in cui Battiato fa una critica alla specie umana che continua a perseverare nei suoi errori e il singolo riesce a trovare un senso alla sua stessa vita e all’universo solo nella solitudine. E infine “Strati di gioia” sfuma in un lungo strumentale.

In effetti è un album breve, solo 9 tracce. Chi è appassionato di Battiato  non verrà deluso da questo nuovo lavoro. Le tre tracce “metereologiche” poi sono 3 piccoli gioiellini. Chi si vuole avvicinare a Battiato forse lo può fare meglio comprando prima il doppio cd e dvd. Senza dubbio un cd pieno di significato anche se personalmente non credo al livello di X Stratagemmi.

Questo il video de “Il Vuoto”

[youtube T3wIS1REfI8 Franco Battiato - Il Vuoto]

20
ott

Giuro, non sono stato io

Giovedì scorso, la famosa serata del festino, esco di casa verso l’una e mezza di notte per andare a cercare un bancomat dal quale prelevare. Solitamente per andare in università o in centro percorro via Castelbarco che sta di fronte al mio palazzo. Quella sera, sapendo dove fosse la banca più vicina, vado dall’altra parte passando per un paio di viuzze dove non ero mai stato da quando mi sono trasferito un mese fa.
In una di queste ad un certo punto mi trovo di fronte ad un graffito sul muro, questo nella foto.

Per chi non lo sapesse sono le parole di una splendida canzone di Battiato. "Devo tornare a fare una foto, dove lo trovo un altro graffito con i versi di Battiato?". E infatti ci torno ieri sera dopo essere uscito e faccio questa foto, vagamente sfocata. Faccio qualche metro, sempre sulla stessa via, e con la coda dell’occhio leggo su un muro "…di chi è sottovento". Faccio mente locale "Queste parole non mi sono nuove". Mi giro, faccio quattro passi indietro e in effetti avevo ragione. "Cantami di questo tempo l’astio e il mal contento di chi è sotto vento" è l’inizio di Ottocento, una canzone di Fabrizio De Andrè del 1991 se non sbaglio, dall’album Le Nuvole.


E io che pensavo che i writer non andassero oltre Mondo Marcio (fnculo fnculo).

18
giu

La porta dello spavento supremo

Dopo il concerto di Battiato ho ascoltato con maggiore attenzione questa canzone. Credo che sia la canzone più bella con tema la morte. Le altre canzoni che trattano della vecchia signora con la falce e il mantello (non martello) nero che mi vengono in mente sono altri 2 splendidi pezzi, The  End dei Doors e La Morte di Fabrizio De Andrè.

Proprio Fabrizio De Andrè in un’intervista, quando probabilmente non sapeva ancora del male che stava lentamente affievolendo il filo della sua vita, alla domanda di cosa lo spaventasse, disse: "Se la morte mi permetterà di accorgere di quello che sta succedendo sicuramente proverò la mia dose di paura".

E’ proprio questa la porta dello spavento supremo di cui parla Battiato, il momento in cui tutto quello che siamo stati si dissolverà in alcuni attimi di paura per il salto nell’ignoto.
C’è chi invece la morte la venera, bellissima e unica amica, chissà se era come se l’immaginava Jim Morrison quando l’ha colto nell’estate parigina del 1971. E anche per De Andrè la morte libera il povero dalle sofferenze mentre "chi bene visse sua vita male sopporterà la morte".

La porta dello spavento supremo non mi spaventa. Certo, sarà una bella emozione quando arriverà il momento, roba da togliere il respiro (coff coff, battutaccia). Niente mi porta a pensare che dopo aver aperto la porta si acceda a un altro "livello", di fiamme e sofferenze o di nuvole e arpe. Se ci sarà beh, meglio così, vivo senza rimorsi e in pace con la mia coscienza, se non ci sarà poco male, dopotutto l’alternativa è il nulla che non  provoca sofferenze.

Questo post si candida come post più allegro del mio blog.

15
giu

Ferro appena Battuto

Scrivo questo post alle 23.29 per poter tenere ancora la memoria e le emozioni a caldo anche se lo pubblicherò solo domani mattina per tenere la mia solita regolarità quotidiana. Il concerto di Franco Battiato è finito da 25 minuti circa, l’Auditorium di Milano si trova esattamente sotto casa mia quindi la via è stata breve.

Ma torniamo indietro di 2 ore e mezza esatte. Fornellino anti zanzare attaccato e pronto per raccontare un po’ di questo concerto. Come avevo anticipato avevo un biglietto per la piccionaia, terz’ultima fila della galleria. Mi siedo e do subito un’occhiata a quanti "single" come me ci sono. Ne conto almeno altri 2 nelle 2 file davanti alla mia, la cosa mi conforta. Battiato entra in scena con 3 o 4 minuti di ritardo sulla scaletta prevista alle 21.

Il palco è scarno: un pianoforte, quattro sedie (3 per i violinisti (pensandoci però forse alcune erano delle viole, non ci ho fatto caso) e un violoncello), un sintetizzatore, mixer e al centro un soppalco ricoperto con un tappeto persiano, la postazione di Battiato. Subito si capisce il suo stile: entra in scena, si becca i primi applausi, e presenta una donna che racconta una favola Zen, che sinceramente non ho capito, di un aspirante asceta che deve scoprire qual è il suono di una mano. Inizia con la musica e due "cover" una di una canzone del XIIX secolo e una di Sergio Endrigo. La terza anche è una cover, una splendida versione de "La Canzone dell’Amore Perduto" di Fabrizio De Andrè. Tutta la prima metà del concerto va avanti così, alternando canzoni sue con rivisitazioni di pezzi (semi) sconosciuti. "Questa è la prima canzone allegra del concerto" dice e parte il "riff" di violino de "L’Era del Cinghiale Bianco".

Non l’avevo mai visto live e sul palco sembra piuttosto spontaneo e sincero, a volte quasi distratto. Sul finale di "E ti Vengo a Cercare" gli scappa anche una risatina, non so cosa abbia visto giù in platea. In un concerto rock chi canta solitamente si muove, sa come intrattenere il pubblico. Battiato ovviamente non è di questo genere: si è seduto sul tappeto con il suo vestito blu senza cravatta e le canzoni le gesticola, quasi le mima.

Ad un certo punto chiama un uomo, un poeta credo, dalla voce facilmente riconoscibile per chi ha ascoltato l’ultimo album X Stratagemmi. Decanta un paio di poesie solo sul palco e poi, quando entra Battiato con il resto della band, inizia la splendida "La Porta Dello Spavento Supremo" seguito da "Povera Patria". Ad un’ora e mezza esatta fa la prima finta di fine concerto, come ogni star che si rispetti. Tirato fuori dagli applausi, la seconda parte è decisamente più leggera con buona parte dei suoi successi. "Gli Uccelli" eseguita perfettamente come sull’album, insieme a "La Canzone dell’Amore" e "E Ti Vengo a Cercare" sono le più riuscite. "Voglio Vederti Danzare", come da lui stesso ammesso prima della canzone, per mancanze strumentali, visto che avava un complesso da camera, non ha la stessa potenza dell’originale. Anche "La Cura", nonostante si aiuti con una base pre-registrata non fa lo stesso effetto. Il testo è di una dolcezza unica la musica è energica, con la chitarra registrata che grazie a un livello di volume forse troppo basso non si sentiva molto. E’ stata la volta de "Lode All’Inviolato" e il concerto, esattamente dopo 2 ore, con precisione svizzera, è finito con la seconda canzone estratta dall’ultimo album in studio "Tra Sesso E Castità", anche questa un po’ zoppa nell’esecuzione per la base principalmente elettronica.

Non si può dire sia stato un brutto concerto, Battiato è un grandissimo artista e si accompagna con musicisti altrettanto validi. Stranamente quello che può deludere è che sentirlo dal vivo è esattamente come sentirlo in un cd. Ha la stessa voce, lo stesso tono, la stessa perfezione dalla prima all’ultima nota. Non c’è posto per trovate estemporanee o improvvisazioni. Dei concerti a cui sono stato questo è stato il primo in cui ho avuto quest’impressione. D’altro canto è anche un pregio che fa capire quanto sia eccezionale, sono davvero pochi quelli che riescono a mantenere la stessa qualità passando dallo studio al live.

Sono anche mancati alcuni pezzi di un certo spessore, due su tutti "Cuccuruccucuu" e "Centro di Gravità Permanente", mica bruscolini. Anche se ha fatto "La Porta Dello Spavento Supremo" che a me piace tantissimo mi è dispiaciuto non poter sentire "La Prospettiva Nevski".

All’uscita poi c’era lo stand con il merchandising. Tutte le magliette più belle erano da donna cacchio. L’unica decente da uomo, che ho preso, è quella con il ritornello di "Centro DI Gravità Permanente". Ce n’era anche una da donna con il ritornello de "La Cura". Volevo prenderla per una persona speciale ma i fondi erano scarsi e sono tornato a casa per scrivere questo post…

03
giu

E’ tutto un magna magna…

Got it! Ho preso finalmente il biglietto per Franco Battiato! Alla fine ho optato per la soluzione economica da 70€ in galleria, roba da vederlo solo con il binocolo, speriamo solo si senta bene.

Oltre al costo del biglietto, che tra l’altro va in beneficenza, c’è il solito costo di prevendita, solo 2.10€. In Italia la distribuzione dei biglietti per i grandi eventi è monopolizzata dalla mafia di Ticketone. Quando andai a vedere i Queen all’ex-Filaforum di Assago, manifestazione nelle spire della cupola, per il prato pagai la bellezza di 55€ + 8€ di diritti di prevendite, oltre il 15%. E non si è salvato il Rocky Horror al Teatro Ventaglio Nazionale: 4€ di prevendita sui 29€ di biglietto per la galleria e 5.6€ sui 36€ totali per la platea.

E l’Italia è piena di questi esempi di monopoli di fatto o accordi collusivi in settori oligopolistici. Basti pensare al canone Telecom, ai costi di ricarica per la telefonia mobile, alle Ferrovie dello Stato, alle autostrade, alla SIAE ecc ecc. Cose che si possono trovare solo in Italia e che sono inimmaginabili nel resto del mondo.

Questa è un’altra cosa che ho sempre contestato fortemente del governo Berlusconi: un uomo che si è sempre dichiarato portabandiera delle idee liberali non ha fatto assolutamente niente in questa direzione in 5 anni di governo. Certo, non ci si può aspettare di meglio dall’uomo simbolo dell’IRI. Ancora una volta peccato per l’insuccesso elettorale della Rosa Nel Pugno, avrebbe potuto davvero essere una ventata di freschezza.

Il mio primo post di argomento pseudo economico .