25
lug

Il cavaliere oscuro

The Dark Knight ha avuto tante ragioni per far parlare di sè. La prima è stata perché si tratta di un film di Batman, una di quelle mega produzioni su cui le case cinematografiche investono davvero tanto. Poi è venuta la tragica fine di Heath Ledger. In ultimo il lancio col botto al botteghino, le ottime critiche (facendolo persino saltare al primo posto della mitica Top 250 di Imdb, scalzando The Godfather, che da un po’ se la giocava con The Shawshank Redemption (a.k.a. Le Ali della Libertà)). Io l’ho appena visto. Sì, è davvero un capolavoro, non so se può scalzare il Padrino ma è sicuramente destinato a diventare un classico.

L’impressione che ho avuto è che The Dark Knight riesce davvero a centrare l’obiettivo di sondare la parte oscura del personaggio e trasmettere emozioni allo spettatore. Non come quella pippa di Spiderman 3, in cui il suo lato nero consiste nell’andare in giro per NY combinato da emo a fare il cretino con le ragazze. Batman arriva a quella parte di sub-conscio che ha paura. E le paure che vengono rappresente nel film sono le stesse della nostra società. C’è la paura di qualche psicopatico terrorista che possa, con un dito, far fuori centinaia di persone. C’è la paura che il prossimo, e per una reazione a catena tutta la società, possa soccombere alla parte oscura. C’è la paura del non potersi più fidare di nessuno, dal vicino di casa al “simbolo”.

Due parole su Heath Ledger. Il suo Jocker da solo è un capolavoro, grazie sia alle capacità dell’attore, sia alla bravura del regista. L’Oscar lo merita davvero. Questo in realtà non è il suo ultimo film, c’è ancora The Imaginarium of Doctor Parnassus che Terry Gilliam tiene in caldo in post-produzione, sperando che il cast quasi stellare gli consenta di trovare più facilmente un distributore rispetto ai suoi ultimi lavori.

Infine, come dice Jocker “La lingua batte dove il dente duole”. Non vorrei sembrare ripetitivo ma il doppiaggio è davvero, ma davvero, pessimo. Fatta eccezione per Jocker e per Batman che rimangono sulla sufficienza, tutti gli altri sono inguardabili e inascoltabili. Il lip-sync… non c’è un lip-sync e le voci sono sempre quelle 3 o 4. Non so davvero con che coraggio si incensino così tanto i doppiatori italiani. Da vedere rigorosamente in lingua.

04
mag

Road to India: The Darjeeling Limited

I preparativi per i miei 3 mesi di “ritiro spirituale” in India stanno lentamente andando avanti. Sono arrivate le date, dal 3 settembre ai primi di dicembre, e i nomi degli esami che potrò sostenere. Sto facendo il passaporto e appena posso andrò a fare le vaccinazioni, che non sono obligatorie ma è meglio avere il culo parato su epatiti e malarie.

Sempre in preparazione al viaggio ieri sono andato a vedere The Darjeeling Limited (Un Treno per il Darjeeling). Davvero un film splendido. E’ la storia di 3 fratelli che dopo alcuni screzi si ritrovano in un viaggio in treno attraverso l’India per recuperare il loro rapporto e per andare a trovare la mamma che si è fatta suora ai piedi dell’Himalaya. Il film è davvero molto molto bello, va avanti tra momenti divertenti e più toccanti, fino al momento in cui i fratelli Whitman si riavvicinano. La cultura indiana appare molto spesso e tra poco la potrò toccare con mano anche io. Una cosa è sicura, pensavo di aver visto di tutto in Turchia, ma i tassisti indiani guidano anche peggio.

06
feb

Cloverfield, la recensione viene dagli abissi

Mica facile parlare di questo Cloverfield. Se siete interessati minimamente al genere vi do 3 consigli:

  • Andate a vederlo se siete di buon umore
  • Andate a vederlo a prezzo ridotto
  • Non scaricatelo

Cloverfield viaggia sulla sottile linea tra una cagata pazzesca e di un quasi capolavoro nel suo genere. Se siete nella prima categoria i primi due consigli vi saranno utili per sentire di meno la fregatura.

La scelta di Abrams di ispirarsi a The Blair Witch Project come stile di regia secondo me è azzeccatissima. L’immedesimazione è massima soprattutto se siete nel giusto cinema, con il giusto impianto sonoro più che video (da qui il consiglio numero tre), soprattutto nelle prime scene del film quando ancora non si conosce la natura di cosa ci ha trovati. Non sono facilmente angosciabile ma davvero le prime parti del film mi hanno emozionato in questo senso. Sei lì a domandarti sulla poltrona cosa diavolo è che ci sta braccando, con il regista che centellina pezzo dopo pezzo le parti del mostro da far vedere al pubblico. Quello che distingue Cloverfield da altri film del genere è che i protagonisti sono solo un pezzo di quello che sta avvenendo a New York quindi non si trovano mai in mezzo a immani orde di mostri o tentano di salvare il mondo rendendo il tutto un po’ più verosimile.

Cloverfield è figlio delle paure risvegliatesi con l’11 settembre. Le immagini successive all’inizio dell’attacco possono essere tranquillamente prese e incollate in mezzo a quelle degli attacchi alle Torri Gemelle. Con il mostro che arriva e distrugge i grattacieli la gente comincia a scappare dal cuore di Manhattan e inseguita dalle nuvole di polvere dei crolli si rifugia nei negozi trovati aperti. La telecamera cade e diventa tutto buio per alcuni secondi.

Due sono i punti deboli del film: il primo è senza dubbio la durata, circa 80 minuti. Proprio perché a me è piaciuto mi sono seriamente preso male quando ho visto i titoli di coda. Cazzo ne volevo ancora.

Attenzione, da qui in poi spoiler!—————————————-

Il protagonista torna a Central Park, nel cuore dell’attacco, per salvare la ragazza. E qui ci sta. Non ho capito perché salgono 50 piani su un palazzo, saltano sul palazzo di fianco che si era appoggiato su quello vicino prima di crollare, e si ritrovano subito nell’appartamento della ragazza che era al trentasettesimo piano. Questa ragazza era praticamente impalata viva. Non si vede bene per quale pezzo del corpo era attaccata al pavimento ma la riescono a sfilare. Ma come fa poi a non morire dissanguata? Inoltre dopo corre perfettamente e aiuta anche a portare l’amico a spalla. Misteri.

Alla fine nessuno aveva ragione sulla natura del mostro. Non è il classico mostro marino e non ha nemmeno un tentacolo, sembra più uscita da un videogioco come Doom. In effetti però sulla sua provenienza sembra ancora tutto aperto. Si sa sicuramente che viene dal mare, dedotto sia dal film che dal video virale che gira in rete sulla distruzione di una piattaforma al largo dell’Atlantico.

Diamo per buona l’ipotesi che sia un mostro marino risvegliatosi improvvisamente. Come si è svegliato? Qui abbiamo altri due indizi. Il primo è che in un video si parla di un satellite che si è perso. Il secondo indizio anche ci viene dal film. Nell’ultimissima scena, quella in cui i due protagonisti fanno il viaggetto post coito al luna park, si intravede in mezzo al mare una strana onda (è lì sulla destra dello schermo quando inquadrano il mare). Potrebbe essere il satellite che cadendo, possa aver risvegliato il mostro dalle profondità oceaniche?

02
feb

Il cinema che verrà: Juno

In Italia il massimo che il cinema riesce a fare in tema di società che cambia è la solita commedia degli equivoci in cui un italiano sfigato si innamora di una bella puledra di colore, cose che si spera non suscitino diffidenza da almeno 15 anni.

Nel resto del mondo invece la cultura si muove un po’ più velocemente e può capitare che si riesca a trattare temi davvero delicati con intelligenza e senza essere pesanti. E’ il caso di Juno, un film uscito oramai da qualche mese negli USA e in arrivo in Italia a inizio aprile.

Juno è la protagonista sedicenne che scopre di essere rimasta incinta che decide di dare in adozione il bambino al momento della nascita a una coppia benestante. Il film si snoda durante i 9 mesi fino al momento della nascita durante i quali Juno decide di conoscere i futuri genitori del bambino.

Gravidanze giovanili, affidamento e persino adozioni da parte di madri single sono temi che in Italia sono relegati ai consultori, se non, come nell’ultimo caso, assolutamente off-limits a causa di qualche ingombrante veto.

Il film ha anche ricevuto 4 nomination all’Oscar tra le quali “miglior film”. Vi consiglio caldamente di vedere questo piccolo gioiellino questa primavera.

20
gen

Cloverfield (sponsored by J.J.Abrams)

La storia di Cloverfield è una di quelle che verranno ricordate nella storia del marketing basato sull’hype. Circa sei mesi fa all’uscita del film dei Transformers gli americani trovarono uno strano trailer prima della visione dell’attesissimo film di robottoni. Sembrava un filmato amatoriale di una festa a sorpresa ambientato a New York. Ad un certo punto si vede un’esplosione in lontananza nello skyline della Grande Mela. Seguono scene confuse di distruzione, altre esplosioni e infine la testa della statua della Libertà che rotola. Schermo nero. “J.J.Abrams”. “01-18-08″. Nient’altro. La testa degli americani così si sposta da “Optimus Prime is fucking cool” a “What the hell was that?”.

Dell’esistenza del film non era circolato niente e per alcuni mesi non si è saputo nemmeno il titolo. Il nome di J.J.Abrams però è bastato a catalizzare l’attenzione di tutti. Per quei pochi che non lo conoscono è la mente dietro Lost e Alias. E subito si è speculato sulla natura di questo film. Alcuni si sono indirizzati verso uno spin-off di Lost, con il celebre Lostzilla che terrorizza New York. Altri invece hanno visto richiami all’universo lovecraftiano. E sembrerebbe questa l’ipotesi più probabile dato che quello che si intravede in alcuni frame del trailer è un mostro molto simile a Cthulhu. A una settimana dall’uscita fuori dagli studios della Paramount è comparsa una Statua della Libertà decapitata.

Quello che è sicuro è che sarà un incrocio tra The Blair Witch Project e Godzilla spruzzato con un po di Romero dato che i mostri sembrerebbero replicarsi come gli zombie. Non ci sono attori famosi per non far ragionare il pubblico “Questo è famoso quindi non muore”. Speriamo che il genio di Abrams ne faccia un bel film con una bella trama, al contrario del recente Io Sono Leggenda. Lo scopriremo i primo febbraio.

Ma qualcuno ha già capito come è stata decapitata la Statua della Libertà…
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