11
ott

Italo-Indiano: Varkala Beach

E chi se n’era accorto che era da così tanto tempo che non aggiornavo il blog. Credo valga la pena spendere due parole sullo scorso “weekend lungo”. La guida dell’India che ho io, la National Geographic, dice che prendere un treno qui è un’esperienza da fare assolutamente, quindi quale miglior occasione di un viaggio di circa 400km (in linea d’aria) da Calicut? Ovviamente nell’ottica indiana un viaggio di questa distanza si traduce in 8/9 ore di viaggio. La soluzione più ovvia era un treno notturno. Facciamo il biglietto, poco più di 2000 rupie (quasi 35€), comprensivo di andata e ritorno, cuccetta, lenzuola e classe più alta del treno. Arriviamo in stazione puntuali, mentre il treno con una decina di minuti di ritardo. Panico alla ricerca della carrozza. Ci passano davanti un po’ tutte, dalla prima classe con posti simili a quelli dei nostri Eurostar (sempre contestualizzati agli standard indiani), le classi inferiori piene di gente, senza porte all’ingresso dei vagoni e e con delle sbarre al posto dei vetri alle finestre. Ci passa davanti la classe femminile e, dopo le merci, l’ultima classe davvero infima. E il nostro vagone? Corriamo alla ricerca, per fortuna che il treno sta fermo almeno una decina di minuti. Assistiamo alle proverbiali salite degli indiani sul treno in corsa. La cuccetta è decente. A parte qualche insettino in giro, non posso lamentarmi e quando c’è l’aria condizionata si sta sempre bene, quindi mi faccio le mie 6 o 7 ore filate di sonno.

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Varkala Beach è un posto meraviglioso. E’ l’unico della costa del Kerala in cui la costa non scende dolcemente in mare ma che, tra la spiaggia e l’interno, ha un costone di roccia alto tra i 20 e i 30 metri, magari qualcosa in più in alcuni punti. La pietra rossa, onnipresente in Kerala, e la strada che costeggia il bordo del cliff con le case arroccate contribuiscono a renderlo un posto unico.
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Ci sono i turisti occidentali! Wow! Essendo la spiaggia praticamente unica per tutti riesco a capire che in tutto saremo meno di un centinaio, i locali ci assicurano che tra un mese qui si riempie di gente fino a dicembre. La stradina che costeggia il cliff è piena di negozi di souvenir e artigianato, ristoranti, e ogni tanto qualche agenzia di cambio e un paio di grocery. Nei 3 giorni di permanenza abbiamo fatto amicizia con tanti negozianti che ci hanno spiegato che loro pagano un fitto di circa 3000€ all’anno per stare lì. C’è da contare che il prezzo medio di vendita una maglietta è tra le 150 e le 250 rupie, tra l’euro e l’euro e cinquanta. Contrattiamo ogni cosa, dai souvenir al pesce la sera. Ho mangiato pesce fresco ogni sera, spesso cucinato con masala e sulla brace avvolto in una foglia di ora mi sfugge che albero platano.
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La spiaggia è in sabbia, con l’Oceano che in questo periodo ne lascia poco ai turisti. Praticamente c’è una spiaggia per i turisti occidentali mezza vuota (con gli ombrelloni, un euro al giorno) e una per gli indiani oltre una scogliera che la domenica si è riempita di gente in cui ci sono anche i pescatori. In mezzo due guardie che controllano che gli indiani non diano fastidio ai turisti e soprattutto che non affoghino. Ci spiega una delle guardie che gli indiani non sanno nuotare, soprattutto le donne, è che è meglio che non vadano dove l’acqua gli è più alta delle ginocchia.
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Nota finale: il 90% degli indiani, unomini e donne, fanno il bagno totalmente vestiti.

29
set

Italo-indiano: Kappa Beach

Dopo il primo bagno in assoluto in un fiume (e in generale in acqua dolce che non fosse la vasca da bagno) è toccato anche bagnarmi nell’oceano. Oggi in tre non avevamo lezione quindi abbiamo preso il taxi e ci siamo fatti portare a Kappa Beach, a una trentina di chilometri dal campus.p1030109.jpg

La spiaggia è sterminata, chilometri e chilometri di sabbia con alberi e palme che arrivano a pochi metri dal mare. Ogni tanto questa distesa veniva rotta da scogli in pietra nera ma nessun essere umano a perdita d’occhio che prendesse il sole o facesse il bagno. Ogni tanto si vedevano alcuni indiani passeggiare sulla spiaggia, ovviamente vestiti.

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La cosa che ci ha stupito è che molti erano coppiette, le quali ovviamente al massimo si sfioravano le mani. Molti altri invece erano gruppi di ragazzi e alcuni di questi camminavano tenendosi per mano, siccome l’abbiamo visto fare molto spesso probabilmente non si tratta di gay ma di un uso locale, uno dei tanti aspetti “strani” di questo paese. Indagherò.

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Come succede spesso quando ci spostiamo diventiamo l’attrazione di chi ci vede. Il Kerala è una località abbastanza turistica a quanto ne so, ma soprattutto quando giriamo nei piccoli villaggi ci rendiamo conto che occidentali non ne vedono così spesso. Così capita che la mia collega in costume scateni un passeggio anormale di uomini (sembrerebbe che alcuni abbiano anche fatto la foto con il cellulare) o che ragazzi indiani chiedano al sottoscritto di posare con loro per una foto.

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Il 14 dicembre è ancora lontano, mi sa che quest’”inverno” recupero i pochi bagni di quest’estate…

20
set

Italo-indiano

Domani sarà una settimana che sono arrivato in India. Difficile dare un giudizio così presto, ancora più difficile sarebbe stato scriverne nei giorni scorsi. L’impatto non è semplice, non tanto per la difficoltà ambientarsi (per quella basta una buona dose di spirito di adattamento) quanto proprio per la differenza che c’è in ogni cosa che mi circonda.

Uscendo dall’aeroporto si ha un primo assaggio del casino che c’è fuori. Il viaggio in taxi, circa mezz’ora, tra la città e il campus, ti permette di capire alcune cose. In primis che guidare in India è qualcosa di inimmaginabile, roba che forse nemmeno a Napoli si vede (forse). Secondo, la quantità di verde che c’è spiazzante per un occidentale. Non è il verde che fa da corredo alle case, è il cemento che fa da corredo alla jungla. Oltre agli agglomerati urbani infatti praticamente ovunque a bordo strade ci sono case, che poi sono praticamente baracche.
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Di altre cose ce se ne accorge con il tempo. Hanno una concezione di igiene molto ma molto relativa. Non credo nemmeno che sia una questione di soldi, è proprio che se ne fregano. C’avranno dei mega anticorpi. Meglio non parlare dell’igiene personale, del mancato arrivo della carta igienica e dei rasoi per donne o della pompa e del catino di fianco al cesso che fungono da bidet. Sul discorso cibo niente da recriminare, hanno le loro abitudini. Di questo passo credo che ogni 2 settimane arriverò a mangiare la stessa quantità di riso che mangio in un anno. Il riso di solito viene servito o fritto come piatto unico (con pollo o verdure), oppure da sommergere di qualche zuppa fatta con le loro spezie o legumi. Solitamente si accompagna il cibo con le chapata, delle specie di fajitas o piadine, oppure un’altra roba, questa invece croccante. Altrimenti pollo al curry, pollo all’aglio, e così via. Stasera proverò il pesce (esclusivamente nei ristoranti più di lusso). Per concludere tanta frrutta (e qui gli ananas sono i più buoni che abbia mai mangiato, si sente la differenza quando non sono maturati in un container). Menomale che non mi faccio problemi a mangiare.

Il costo della vita qui è ridicolo. Con circa 60 rupie si cambia un euro, con 50 rupie circa prendi un piatto completo a base di pollo (quelli vegetariani circa 30 rupie). La maggioranza delle cose importate, tipo la coca cola, gli shampi o i deodoranti, al supermercato hanno i prezzi europei e sono fruibili solo da una piccolissima parte della popolazione. Un’altra cosa sorprendente, ma nemmeno tanto, è la quantità di gente impgata. Al supermercato (unico nella città, nel nuovo centro commerciale, unica oasi occidentale) ci sono decine di inservienti che sono lì praticamente senza fare niente tutto il tempo. Così come ci sono guardie di sicurezza ovunque, ovviamente non armate e molto spesso anche piuttosto datate. Ho quasi paura di sapere quanto sia lo stipendio medio di un impiegato. Per non parlare di quanti tassisti o guidatori di Apecar (la Piaggio farà affari d’oro qui) che portano la gente in giro.
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Le due foto che trovate in questo post sono state fatte durante la gita sulle Backwaters, i canali nell’interno del Kerala. Abbiamo avuto a nostra disposizione una barca di 30 metri per circa 22 ore, 3 pasti abbondanti a bordo, 3 inservienti e 3 camere doppie a livello di albergo e abbiamo pagato meno dell’equivamente di 30€ (eravamo in 6). E ho fatto il mio primo bagno in un fiume.

14
lug

Road to India: aggiornamenti

Ancora 8 giorni prima della libertà, dopo l’esame di Metodi Quantitativi. Poi volo 7 giorni a Madrid, la città più calda d’Europa senza mare, e poi 3 settimane di completo relax a Salerno, prima del tour de force intercontinentale.

In questi giorni però mi rimangono ancora tante cose da fare. I documenti dall’India ancora non sono arrivati quindi per ora niente visto. E per chiederlo devo andare in gita all’ambasciata a Roma in quanto sono ancora residente a Salerno. Per non parlare dei biglietti che ancora non ho preso.

A proposito di India, sono arrivate alcune vaghe notizie su quella che sarà la nostra sistemazione nel Campus. Niente bagno privato, per tre mesi farò la doccia con gli indiani (speriamo non usino l’acqua del Gange). Non è detto che avrò la camera singola, può scapparci anche l’indiano come coinquilino (e qui ci sarà da ridere). Non c’è la cucina e nemmeno un qualche sorta di mini market nel campus, tocca fare scorta in città. Il campus infatti è a una mezz’oretta da Kozhikode e dalle foto che ci sono su Flickr e da quello che si vede da Google Earth all’incirca nel mezzo di una foresta pluviale. Questa si che sarà un’esperienza diversa.

08
apr

Bye bye Italia!

Cos’hanno in comune queste due bandiere, o meglio i rispettivi stati?

Il fatto che i suoli di USA e India (nel caso qualcuno fosse dubbioso sulla seconda) saranno toccati dai miei piedini delicati entro 365 giorni!

Partiamo dal primo in ordine cronologico, gli USA. Ho ricevuto la classica offerta che non si può rifiutare da un mio ex-compagno delle superiori per partire una decina di giorni tra fine agosto e inizio settembre in direzione New York con appartamento a Manhattan a nostra completa disposizione, gratuitamente, per tutto il periodo. Volo 500€ circa.

L’India è una questione un po’ più lunga, in tutti i sensi. Inizialmente, come era successo al triennio, non sono riuscito a entrare nella graduatoria per gli scambi. Poi il colpo di culo: due ragazzi rinunciano, la classifica sale e… ta-dah, ora sono, quasi, pronto a partire per un semestre! Quando? Bella domanda. I periodi sono settembre-dicembre e dicembre-febbraio ma ancora non ho le date esatte quindi è tutto da vedere come incastrarlo con gli Stati Uniti. Già mi vedo con iPhone e Mac nella valigia del ritorno…

Il posto si chiama Kozhikode e si trova nell’India sud occidentale, verso la punta. E’ una cittadina di mezzo milione di abitanti sulla costa, l’Istituto di Management si trova a una mezz’oretta nell’interno, in mezzo alla foresta praticamente. Il campus non è molto grande ma c’è verde ovunque, sembra più un villaggio vacanza. La vita non dovrebbe costare un cazzo, da quello che ho letto nei report degli anni scorsi nei ristoranti indiani si fa un bel pranzo con 2€. Essendo lontano dal centro cittadino la sistemazione è nel campus stesso, circa 100€ al mese. Non vedo l’ora…

Questa una foto del campus:

E questa la mappa del posto: