05
set

Leaving New York Never Easy

The Bridge Where She Died

Ultime ore newyorkesi per il vostro affezionatissimo. Dopo una colazione alla caffetteria sotto casa, dove finalmente ho assaggiato gli originali pancakes americani affogati nell’originale sciroppo d’acero, sono di nuovo a casa per cercare di restituire la casa in condizioni decenti (anche se i danni maggiori non li abbiamo fatti noi ma i gatti).

A pranzo saremo da Wendy’s, una delle poche catene che ancora non ho provato, e dopo tutte le pubblicità del doppio cheeseburger con bacon che passano a tutte le ore sull’HBO mi è venuta una discreta voglia. Attorno alle 17 poi ci avviamo per il JFK da cui stasera abbiamo il volo. Domani sera dovrei essere a Salerno per raccattare le ultime cose, lunedì riparte la missione visto indiano che si spera si risolva in non più di un paio di giorni a Roma.

30
ago

From New York: Moma

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Il MoMa (scritto rigorosamente con la seconda M maiuscola) si trova tra la Fifth Avenue e la 51st. Il nuovo edificio è di sei piani e l’ingresso costa 20$, 12$ con lo sconto studenti. L’audiogiuda invece è gratis. Siamo partiti dal sesto piano, quello che ospita le collezioni temporanee.

Stavolta mi è andata di lusso perché ho beccato l’esposizione su Dalì e io adoro Dalì. Qualcosa l’avevo vista al Regina Sofia di Madrid, ma davvero poco in confronto a quello che c’era al MoMa. Chi non conosce la Persistenza della Memoria? (il classico dipinto che ti aspetti un po’ più grande e poi ti accorgi che è un quadretto dimensionalmente parlando). Altri che ho trovato meravigliosi sono stati Autumn Cannibalism e The Invisible Man. E poi ho scoperto che Dalì ha collaborato con i fratelli Marx e anche con la Walt Disney per un cartone di 8 minuti chiamato destino, uscito del 2003 dopo essere stato completato. Bellissimo, un misto tra Fantasia e The Wall di Alan Parker, il tutto ambientato nei classici scenari di Dalì.

Al quinto piano tanto Picasso (Madamoiselle d’Avignone), Mirò (che continua a non piacermi), Boccioni, Van Gogh (Starry Night e Portrait of a Postman), Kandinsky, Klimt e De Chirico tra gli altri, al quarto piano invece ancora Picasso, Duchamp, Bacon (bello), Modrian (che mi piace ancora meno di Mirò) e un po’ di PopArt come Wesselmann e Warhol (Golden Marylin e i Campbell’s Soup Cans). Ah c’era anche Flag di Jasper Johns. Gli altri due piani ospitano le aree riservate al design e all’architettura, che possono interessare appassionati e addetti ai lavori. La cosa più bella del MoMa è che è consentito fare foto praticamente ovunque. Inutile dire quanto possa essermi divertito.

29
ago

From New York: Lower Manhattan

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A New York è (quasi) impossibile perdersi. Le Avenue la attraversano in lunghezza e partono dalla 1 andando da est verso ovest (più qualcuna in mezzo che non rispetta la numerazione come Park Avenue o la Lexington) le quali sono tagliate perpendicolarmente dalle street, le quali sono anche numerate e vanno da nord a sud. Al di sotto della First Avenue c’è Houston Street e qui le cose sono un po’ più complicate perché le strade hanno i nomi invece dei numeri. Tutta la zona al di sopra di Huston Street è NoHo (North Of Houston), quella immediatamente al di sotto SoHo (South Of Houston). La punta invece è Lower Manhattan.

Ieri quindi abbiamo cominciato con la City Hall e la chiesa di St. Paul, subito dietro Ground Zero in cui i volontari si riposavano nei mesi successivi l’attentato. Ground Zero oggi è solo un cantiere e non è possibile più visitarlo dall’interno. Prima credo ci fosse una rampa che vi portava al centro. Il buco è davvero notevole e il World Trade Center doveva essere uno spettacolo a vedersi in mezzo a quei palazzi.

Abbiamo continuato sulla Broadway fino a dove incrocia il quartiere finanziario. Da buon economista un giretto a Wall Street dovevo farmelo. Peccato non è possibile entrare. Scendendo ancora si arriva al mare. Da qui si intravede la Statua della Libertà e Staten Island. Prendendo il ferry boat che arriva a Staten Island, gratuito, si gode di una splendida vista della statua e dello skyline di Lower Manhattan. Siamo scesi a Staten Island ma poi ce ne siamo tornati perché è sembrata piuttosto triste. L’unica cosa carina da vedere è il Verrazzando Bridge che la collega a Brooklyn.

28
ago

From New York: first impressions

Times Square

Il bello di New York è che ogni occidentale probabilmente c’è già stato centinaia di volte, anche se virtualmente, tramite i media e conosce già tante cose che, se si fosse trattato di un’altra città, non avrebbe saputo prima di esserci effettivamente stato. Io sono a New York da poco più di 24 ore e ho già visto tante cose che vale la pena raccontare.

Dopo una sveglia alle 8 stamattina, tipica del primo giorno post jet-lag, e un’abbontante colazione a base di begle e uova strapazzate, abbiamo girato attorno Times Square, autoproclamatosi dai billboards attorno “Il centro del mondo”. Una trovata commerciale senza dubbio, ma forse uno dei posti più rappresentativi dell’occidente. Dopo aver riempito un sacchetto di M&Ms di colori a noi sconosciuti nel relativo negozio di 4 piani (sì. 4 piani di M&Ms), siamo passati alla vicina 5th Avenue e da lì a Central Park, con soste intermedie al Nike Store e all’Apple Store (il famoso cubo).

Central Park è meraviglioso, un rifugio dalla “follia” del resto della città. Vedere le punte dei grattacieli attorno in mezzo ad alberi alte decine di metri è uno spettacolo piuttosto inusuale. Dopo una lunga sosta sul Great Lawn, il famosissimo e sterminato prato, siamo passati per Strawberry Fields. L’angolo di Central Park frequentato da John Lennon è diventato un piccolo angolo alla sua memoria, con un mosaico a terra con la scritta Imagine e tanti fiori. Poi attraversata la strada si arriva al portone dove è stato effettivamente ucciso. E’ stato strano arrivare davanti al portone e non trovare nemmeno una targa commemorativa. Le uniche targhe presenti erano quelle che intimavano di non superare la soglia del portone.

08
apr

Bye bye Italia!

Cos’hanno in comune queste due bandiere, o meglio i rispettivi stati?

Il fatto che i suoli di USA e India (nel caso qualcuno fosse dubbioso sulla seconda) saranno toccati dai miei piedini delicati entro 365 giorni!

Partiamo dal primo in ordine cronologico, gli USA. Ho ricevuto la classica offerta che non si può rifiutare da un mio ex-compagno delle superiori per partire una decina di giorni tra fine agosto e inizio settembre in direzione New York con appartamento a Manhattan a nostra completa disposizione, gratuitamente, per tutto il periodo. Volo 500€ circa.

L’India è una questione un po’ più lunga, in tutti i sensi. Inizialmente, come era successo al triennio, non sono riuscito a entrare nella graduatoria per gli scambi. Poi il colpo di culo: due ragazzi rinunciano, la classifica sale e… ta-dah, ora sono, quasi, pronto a partire per un semestre! Quando? Bella domanda. I periodi sono settembre-dicembre e dicembre-febbraio ma ancora non ho le date esatte quindi è tutto da vedere come incastrarlo con gli Stati Uniti. Già mi vedo con iPhone e Mac nella valigia del ritorno…

Il posto si chiama Kozhikode e si trova nell’India sud occidentale, verso la punta. E’ una cittadina di mezzo milione di abitanti sulla costa, l’Istituto di Management si trova a una mezz’oretta nell’interno, in mezzo alla foresta praticamente. Il campus non è molto grande ma c’è verde ovunque, sembra più un villaggio vacanza. La vita non dovrebbe costare un cazzo, da quello che ho letto nei report degli anni scorsi nei ristoranti indiani si fa un bel pranzo con 2€. Essendo lontano dal centro cittadino la sistemazione è nel campus stesso, circa 100€ al mese. Non vedo l’ora…

Questa una foto del campus:

E questa la mappa del posto:

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