17
ott

Grab a condom


Ci sono dei momenti nella vita di un uomo in cui senti il bisogno di qualcosa che non hai, un bisogno impellente. Soprattutto quando sei giovane poi diventa piuttosto imbarazzante comprare le tutine da lavoro. Finalmente hai una ragazza, la prima che dopo avertela fatta annusare hai la strana sensazione che te la stia per dare. Esci euforico di casa e ti dirigi verso la la farmacia più lontana da casa tua. "Qualcuno potrebbe vedermi oppure il farmacista riconoscermi" pensi. Dopo chilometri di camminata arrivi finalmente alla farmacia. Sbirci dalla vetrina e vedi che c’è una commessa donna e uno uomo. Aspetti e fai l’entrata strategica per capitare con l’uomo buttando all’aria una vecchietta che stava per entrare, troppa vergogna chiedere dei preservativi a una donna. Arrivi al bancone, senza guardare il farmacista negli occhi guardi in alto, vedi le scatole di palloncini e allungando il braccio prendi la prima che ti capita, paghi e affossi la scatola nella bustina. Cala la notte. La scatola che nel frattempo era stata furbescamente posta nel fondo di un armadio viene presa e nella solitudine più completa aperta per leggere le mitiche informazioni dei preservativi, con tanto di illustrazioni. Mentre però ti rigiri la scatola tra le mani ti accorgi che c’è scritto amore lungo che non vuol dire che hai preso quelli XXL bensì quelli ritardanti. "D’oh" è tutto quello che riesci a dire quando ricordi il ghigno del farmacista capendone il senso (fine del racconto ispirato da fatti veramente accaduti, i preservativi del sottoscritto sono andati dopo mesi di giacenza nel cassetto, prontamenti sostituiti, a finire a un simpatico omino che per la privacy chiameremo Davide A. F. che ha fatto una magra figura (l’unica cosa di magro che può fare) a causa del siero ritardante di cui sono cosparsi. Così si impara a rubare i preservativi dai cassetti degli altri).

Ciancio alle bande, quello di cui volevo parlare dopo questa lunga introduzione è di un servizi da poco lanciato in UK dedicato a chi non ha mai avuto il coraggio di fare l’ultimo passo e di buttare all’aria la vecchietta. Mandando un sms con su scritto CONDOM al costi di 1£ riceverete a casa in un’anonima busta i tanto agognati palloncini divertenti. Il servizio è ancora in fase di test e presto potrebbe essere allargato ad altre nazioni. Pretty smart (minchia 1700 righe di introduzione per dire 4 righe di cagate?).

12
ott

Zitto, mi par di sentire odor di femmina…

Che questo sia l’anno mozartiano si vede decisamente dal programma della Scala. Infatti ieri sera c’era la prima de Il Don Giovanni e io non potevo mancare. Come per Le Nozze di Figaro ho dovuto fare la fila per il loggione, i biglietti da 10€, 12€ ieri sera perché era la prima. Come se non bastasse sbaglio a guardare l’avviso affisso alla biglietteria, o meglio scrivono male, e mi becco dei pessimi posti all’ultimo piano. Va beh. Dopo aver fatto la fila il pomeriggio stesso faccio una corsa a casa a cambiarmi, a mangiare un riso alla milanese davvero schifoso e a riscendere per arrivare alla Scala in tempo per le 20.

La platea della Scala sembra una succursale del museo egizio di Torino: uno stuolo di mummie. Calano le luci e il regista Peter Mussbach esce ad annunciare che entrambe le attrici che interpretano Donna Anna sono indisposte e che sarà la riserva ad interpretarla, anche se non in perfette condizioni di salute. Il sipario si apre e arriva la prima sorpresa: la scenografia consiste in due giganteschi parallelepipedi neri che si muovono per la scena. A dir poco minimalista. Per carità, spettacolari e usati perfettamente però sono pur sempre due parallelepipedi neri. Don Giovanni entra in scena con un bellissimo pantalone in pelle e un lungo mantello, Leoporello con un gessato nero. E il meglio ancora deve arrivare. Entra in scena Donna Anna a bordo di…una Vespa Piaggio! Piuttosto inusuale per un’opera di Mozart. I costumi sono sempre neutri, Masetto è in un completo alla Tony Manero, Zerlina e i contadini del coro in vestiti bianco perla. Peccato per la scena della discesa agli inferi di Don Giovanni con la statua del Commendatore che secondo me in una rappresentazione più tradizionale deve essere molto spettacolare. Gli attori sono stati davvero eccezionali, tutti. Solo una tale bravura poteva sopperire alla mancanza di una scenografia che inevitabilmente mette al centro proprio la recitazione. Il Don Giovanni devo dire che come opera mi è piaciuto più de Le Nozze di Figaro. Il libertino più famoso della storia è un personaggio fantastico, molto più carismatico di Figaro che è pur sempre un servitore. In comune le due opere però hanno il conflitto tra due mondi, quello della nobiltà e del popolino, cosa che non le fece vedere di buon occhio ai tempi.

In conclusione il pubblico è stato diviso: ovazione generale per gli attori e per il direttore ma al momento dell’uscita del regista ecco che vengono giù dal loggione i "Buuuuu" rivolti a quest’ultimo. Come al solito non posso espirmere giudizi su un’opera perché sono un neofita ma credo che proprio questo mi ha  permesso di vedere questo allestimento del Don Giovanni senza fare paragoni con una versione classica. E’ bello vedere come il dramma giocoso di Mozart in due atti, slegato dal contesto del tempo e posto in uno più neutro, riveli tutta la sua attualità.

E questo sono io nella sala d’attesa della Scala…

09
ott

E vai col Limbo!

Quivi, secondo che per ascoltare,
non avea pianto mai che di sospiri,
che l’aura etterna facevan tremare;

ciò avvenia di duol sanza martìri
ch’avean le turbe, ch’eran molte e grandi,
d’infanti e di femmine e di viri.

Buon inizio di settimana a tutti miei fidati lettori. La notizia più ghiotta di tutte è la riforma della giustizia divina che sta sconquassando le alte sfere dei cherubini: è giusto o no che i bambini non battezzati vadano nel limbo piuttosto che in paradiso? San Pietro continua a fare ostracismo e i flistei all’opposizione hanno detto che se la riforma passerà porteranno trilioni di anime in piazza. Di tutt’altro avviso Rifondazione Giudaica e i Giudaici Italiani che sono a favore della riforma caldeggiata dal Premier, il vecchio barbuto, che siede su quella poltrona dall’inizio dei tempi, un record difficilmente eguagliabile.

Beh diciamo che il dibattito sulle sorti dei bambini senza battesimo è un po’ più terrestre e meno celestiale. A portare avanti la "riforma" infatti non è il vecchio barbuto bensì la Commissione Teologica Internazionale che dal 2008 ha deciso che il limbo non esiste più. Come fa una commissione di uomini che non hanno contatti con il vecchio barbuto, almeno quando non assume sostanze psicotropiche, a decidere che dopo la morte succede questo o quello?  Ecco la motivazione ufficiale: nessuno ci crede più ed è una nozione non essenziale (fonte: ANSA). Quindi nella religione cattolica esiste un organo che può da un momento all’altro cambiare la credenza di milioni di persone. Ah è vero, lo fanno da circa 1600 anni. E’ un piacere vedere che nulla è cambiato dal Concilio di Nicea del 325 quando invece si decise che Gesù era morto a Pasqua. E poi non è vero che la Chiesa di Roma è tutta una barzelletta.

Nel 2006 credo sia assolutamente lecito non credere al 90% che propina la chiesa cattolica perché è tremendamente anacronistica, e tra queste cose c’è sicuramente il limbo. Dopotutto quest’ultimo fu creato durante il medioevo durante il quale non dimentichiamo che la gente andava nelle chiese ad adorare reliquie come il prepuzio di Cristo (è vero, ce ne sono almeno un paio)(quindì Gesù era bifallo). Nel 2006 però si può non credervi. E questo non è relativismo, che a quanto dice Papa Benny è il cancro del nuovo millennio, fonte di tutti i mali? Se proprio voleva darsi una ventata di modernità poteva concedere ai propri sudd..ehm fedeli l’uso del preservativo. Va beh che tanto oramai anche i cattolici fanno le peggio cose.

E mi raccomando bambini, non morite prima del battesimo fino al 2008 perché prima di allora il limbo non sarà ufficialmente cancellato

04
ott

Conosci il tuo nemico

Nono giorno da sfibrato. Oggi giorno di particolari bestemmie contro la Fastweb vista la fatidica e tanto agognata data. Il 4 ottobre non vi dice niente? Beh non siete fan di Lost perché stanotte inizia in USA la terza serie. E io chissà quando potrò vedermi le puntate.
Senza i miei episodi quotidiani di Twin Peaks, che ho interrotto tristemente con l’agente Cooper scagionato e i quesiti aperti sulla Loggia Bianca e sulla Loggia Nera, devo affidarmi la sera a quello che propone la TV italiana.
Come dicono tutti i manuali di guerra e di economia (non che ci sia molta differenza di strategia tre le 2) "conosci il tuo nemico per sconfiggerlo". E io così ho fatto, ho visto il mio nemico infiltrarsi nella mia tv, l’ho osservato in ogni sua mossa, ho cercato di capire le sue strategie di plagio delle menti e sono arrivato a una, inesorabile, fantozziana conclusione: "Tre metri sopra il cielo è una cagata pazzesca".

Prendi una ragazza piuttosto cretina, fighetta, che se la tira e mettila nel contesto del ceto facoltoso romano. Fatto? Bene, ora prendi un perfetto idiota, motociclista, teppista, che si crea conflitti familiari quando viene da una famiglia che povera non è. Il perfetto stereotipo creato da James Dean 50 anni fa ma con il carisma di una formica depressa. Fatto? Bene, ora mischia acqua e colla vinilica in parti uguali. Festa a casa di lei senza i genitori. Arriva il gruppo di teppisti che sfascia tutto, rovina tutto e lui prende lei con strani intenti e le fa una doccia vestita. Evidentemente puzzava. Ovviamente, come succederebbe ad ogni persona sana di mente, lei si innamora di lui. Eh? Quì qualcosa non torna. Arriva uno, ti sfonda la casa picchia il tuo  ex-ragazzo, cerca di violentarti e tu te ne innamori? Certo lei è fondamentalmente una ragazzina repressa e vogliosa di essere pisellata per uscire dalla sua condizione di tristezza però cazzo, a tutto c’è un limite. Corse di moto clandestine, discoteche tamarre e ovviamente il loro amore giunge a compimento. Poi una serie di cliché come l’ex ragazza di lui gelosa che cerca di rovinare la storia con una sciarpa, la professoressa stronza che la minaccia di bocciatura e un paio di scopate versione "’o famo strano e pericoloso". Finale a sorpresa (hahaha) con la morte del migliore amico di lui (si capisce dopo 10 minuti circa di film che lui muore) e fuga di lui da tutto e da tutti. Perché lui è uno tosto, oh yeah.

Quello che mi ha colpito subito sono stati gli attori. Lei soprattutto ha l’espressività pari a quella di un culo di pessima fattura, certi culi ti trasmettono più sentimenti. Tra l’altro mi è anche giunta notizia che è una mia collega bocconiana quindi in questo momento potrebbe starmi osservando. Paura. Lui è un pelino meglio ma davvero perché peggio di lei non si può recitare. La storia è piatta e scontata, terribilmente scontata. Dopo che i due si mettono insieme c’è semplicemente la narrazione di 2 o 3 episodi del loro "grande e epico amore", come se fosse una mini soap-opera insomma. Il grande e epico amore, che ispira legioni di ragazzine, finisce tutto d’un tratto lasciandomi all’incirca così :-| . Cazzo, il tempo delle mele era meglio! Menomale che dopo mi sono rotolato dalle risate sul divano con i Griffin e Mai Dire Reality. No sul serio, non buttate un’ora e mezzo della vostra vita. Non guardate quel film.

27
set

The Queen (e Freddie Mercury non c’entra)

Dopo i corridoi del Velodromo passo alle aule di informatica dell’Università anche se a casa si è giunti a un accordo sull’abbonamento a internet quindi manca solo che terminano la pratica di trasloco e dovrei essere di nuovo fibrato. Ho dovuto scaricare anche un attimo una versione di Portable Firefox altrimenti quà "arrevutavo" il computer. Dopo la massacrante giornata di ieri quella di oggi sembra una barzelletta, dalle 14.30 alle 19.30 ma in una ventina di minuti dovrei riuscire a parlare di The Queen.

Il film è stato presentato all’ultima mostra del cinema di Venezia dove ha ricevuto qualcosa come 5 minuti di stainding ovation. La trama ovviamente non è di quelle che ti lasciano con il fiato sospeso. L’aspetto importante è la descrizione che il regista riserva ai personaggi, su tutti quello della Regina Elisabetta. Il periodo temporale è quello che va dall’elezione di Tony Blair ai funerali di Lady Diana, un arco di poche settimane credo. Tenendo fuori le teorie cospirazioniste (a parte qualche battutina di un collaboratore del primo ministro) il film descrive il rapporto tra la regina e Blair, primo ministro laburista la cui popolarità oggi tocca minimi storici ma che allora si propose con un programma a dir poco rivoluzionario e riformatore. Tutte le vicende sono corredate da humor tipicamente inglese, come ad esempio la scena della nomina del presidente del consiglio designato da parte della regina. Non un film per tutti, chi non piace il genere cadrà tra le braccia di Morfeo entro la prima mezz’ora.

La regina è ovviamente descritta come tutti ce l’aspettiamo, fredda e rigida, che non riesce, e non vuole perchè così le hanno insegnato, ad esternare i suoi sentimenti. E che si stupisce e si indigna di fronte alle dimostrazioni pubbliche d’affetto da parte dei sudditi per Lady D. Come dicevano i Pink Floyd "Hanging on a quiet desperation is the english way". Solo quando si ritrova nel bel mezzo della sua immensa tenuta, di fronte a un cervo maestoso, si commuove e mostra per l’unica volta un lato umano.

In contrasto con l’austerità regale c’è Tony Blair e la sua famiglia, che nonostante la sua posizione riesce a mantenere saldi i suoi rapporti familiari. Se da un lato ci sono i ritratti di un millennio di famiglia reale dall’altro ci sono le foto e i disegni dei figli.

Ma nonostante il suo carattere riformista Tony Blair cerca di supplire alle mancanze della regina nel momento del bisogno, quando i sudditi la accusano di non aver mosso un dito o proferito parola nel momento del lutto. Insomma un bel film su due dei protagonisti del nostro secolo. Consigliato a chi piace il genere o a chi vuole approfondire alcuni aspetti del British Establishment.

(mancano 10 minuti, devo scappare a lezione, buona giornata a tutti!)

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