13
set

Katar: dove le multinazionali si piegano a dio

Sosta intermedia a Doha, capitale del Qatar, prima di ripartire stasera per l’India. Ora sto scrivendo dall’aereoporto della città, il primo nel quale trovo il WiFi gratis. L’atterraggio stamattina c’è stato attorno alle 5:30 ora locale e contando le 18 ore di sosta mi sono fatto fare un visto turistico al volo (al prezzo di 100 riyal, circa 20€, gli indiani dovrebbero imparare) e me ne sono uscito. Inutile dire il caldo bestia che c’era fuori, ed erano le 6:30 di mattina.

Ho preso un taxi e mi sono fatto portare al Villaggio, il centro commerciale più grande del Medio Oriente, con ambientazione veneziana (con tanto di canale e gondole) e una galleria ispirata alla Vittorio Emanuele di Milano. Ovviamente quando sono arrivato alle 7:00 c’eravamo io e il tizio che puliva. Mi sono fatto così un giro per gli edifici intorno. Vicino al centro commerciale c’è uno stadio davvero bello usato per i giochi asiatici del 2006, il Kalifa International Stadium, e una torre alta oltre 300 metri, la Aspire Tower, a forma di torcia olimpica. Purtroppo ora la memory card si rifiuta di caricarsi dal pc quindi non posso mettere foto.

Alle 8:30 entro nel mall (ah che bella l’aria condizionata) e ovviamente dentro tutti i negozi sono chiusi. Mentre guardo dei ragazzini, figli di lavoratori occidentali, che giocano ad hockey nella pista di pattinaggio all’interno del centro (sì, una pista di pattinaggio sul ghiaccio praticamente in mezzo al deserto) cominciano ad aprire i negozi. Con i negozi arrivano anche i clienti e fa un certo effetto vedere le tizie con il burca fare shopping da Zara.

Con mio grande rammarico noto che con i negozi di vestiti non aprono quelli di cibo, tra cui McDonald, KFC, Starbucks e Pizza Hut. E così collego a quello che hanno detto all’atterraggio e cioè che trattandosi del periodo del ramadam è severamente vietato mangiare e bere prima del tramonto. Ora non so dire se questo divieto valesse anche per i non mussulmani (la cosa non mi stupirebbe, si tratta pur sempre di una monarchia assoluta), fatto sta che non ho visto nessuno mangiare o bere anche tra gli occidentali quindi mi sono dovuto trattenere dal comprare schifezze al Carrefour.

Dopo aver perso le speranze di mangiare qualcosa di interessante ho prelevato 100 riyal (anche perché sono convinto che all’andata il tassista mi abbia preso per il culo alla grande con il cambio dato che ho pagato in sterline) e me ne sono tornato in aereoporto, dove giaccio ora alla ricerca di un buon modo di perdere queste 6 ore prima dell’imbarco.

12
set

Road To India: In Partenza

Ok, stavolta si parte sul serio. Il visto c’è. Il volo c’è. Stasera alle 23 circa con la Qatar airlines volerò fino a Doha, capitale e praticamente città stato dell’emirato poco sotto Dubai. Lì arriverò domani mattina e passerò 18 ore in attesa del volo che mi porti a Kozhikode domenica mattia. Sembrerebbe che una volta arrivato in aereoporto possa fare un visto veloce di un mese per poter girare un po’ il Qatar. Da quello che ho visto dalle foto su internet Doha, come Dubai dopotutto, è una città moderna costruita con i soldi del petrolio. Basti pensare che nel City Center, il centro commerciale più grande del Medio Oriente, c’è una ricostruzione di Venezia con tanto di gondole. E da qualche altra parte sempre a Doha dovrebbe esserci un altro centro commerciale ricostruzione della Galleria Vittorio Emanuele di Milano. Domani vedremo. Ci si sente in India, o forse in Qatar.

22
ago

Road To India: Mission Impossible

Gli indiani stanno facendo davvero di tutto per rendermi complicato la mia partenza per l’Indian Instiute of Management, prevista per il 7 settembre ma che a questo punto slitterà di almeno 2 o 3 giorni in quanto mi manca il visto.

La vicenda del visto è iniziata alcuni mesi fa, quando dall’India dovevano mandarmi la lettera di accettazione, necessaria per richiedere il visto per motivi di studio. La prima lettera la mandarono con le poste indiane e si è persa per le rive del Gange. Quando oramai si erano perse le speranze della prima hanno mandato una seconda lettera, questa volta per via corriere, che è arrivata nelle mie mani pur sempre solo 2 settimane fa.

L’ambasciata indiana a Roma, in Via XX Settembre, ha lo sportello in un sottoscala fatto di 3 stanzette con un ventilatore e una ventola che da verso l’esterno e al cui interno ci sono mediamente una trentina di persone. Dopo 2 giorni all’ambasciata ho raccolto tutti i documenti che volevano (ben oltre quelli che erano effettivamente richiesti sul sito) e lunedì la mia università gliene ha dovuto faxare altri, mai richiesti da nessun consolato per un visto studentesco (e dalla mia università partono studenti nell’ordine delle centinaia ogni anno). La speranza di avere il visto in tempo è svanita stamattina, quando ho temporaneamente ritirato il passaporto che mi serve per gli U.S.A., sentendomi dire che se ne parla almeno 2 o 3 giorni dopo il mio ritorno.

In pratica in 9 giorni lavorativi non sono stati capaci di sbrigare una semplice procedura di visto. Dalla mia università mi hanno detto che in parte potrebbe essere voluto, una solta di ripicca perché gli indiani trovano difficoltà quando entrano in Italia. Sì ma io che c’entro?

04
mag

Road to India: The Darjeeling Limited

I preparativi per i miei 3 mesi di “ritiro spirituale” in India stanno lentamente andando avanti. Sono arrivate le date, dal 3 settembre ai primi di dicembre, e i nomi degli esami che potrò sostenere. Sto facendo il passaporto e appena posso andrò a fare le vaccinazioni, che non sono obligatorie ma è meglio avere il culo parato su epatiti e malarie.

Sempre in preparazione al viaggio ieri sono andato a vedere The Darjeeling Limited (Un Treno per il Darjeeling). Davvero un film splendido. E’ la storia di 3 fratelli che dopo alcuni screzi si ritrovano in un viaggio in treno attraverso l’India per recuperare il loro rapporto e per andare a trovare la mamma che si è fatta suora ai piedi dell’Himalaya. Il film è davvero molto molto bello, va avanti tra momenti divertenti e più toccanti, fino al momento in cui i fratelli Whitman si riavvicinano. La cultura indiana appare molto spesso e tra poco la potrò toccare con mano anche io. Una cosa è sicura, pensavo di aver visto di tutto in Turchia, ma i tassisti indiani guidano anche peggio.