13
set

Paul è morto! Eviva Paul!

In memoria di Paul McCartney

18 giugno 1942 – 11 settembre 1966

"Yesterday

Love was such an easy game to play

Now I need a place to hide away

Oh, I believe

In yesterday"

40 anni fa, l’11 settembre del 1966 lasciava le sue spoglie mortali e il suo mitico basso mancino Paul McCartney, il principale fautore e compositore, insieme al John Lennon dei successi dei Beatles, la più grande band della storia della musica. Quel disgraziato giorno Paul uscì dagli studi di Abbey Road dopo un litigio con i suoi 3 compagni che non sapevano che sarebbe stato l’ultimo saluto al loro amico. Paul si mise al volante della sua auto per tornare a casa. Sulla strada dette un passaggio a una ragazza, Rita, la quale era incinta e si stava recando all’ospedale per abortire, contro la volontà del suo ragazzo. La ricostruzione della polizia dice che inizialmente lei non avesse riconosciuto chi le aveva appena dato il passaggio, quando capì chi era la sua reazione fu talmente scomposta che Paul non vide il semaforo rosso e dopo aver evitato lo scontro con una macchina che sopraggiungeva si schiantò contro un albero e finì fuori dall’abitacolo perdendo la vita.

OK è vero, qualcosa non torna, dopo il 1966 i Beatles suonarono per altri 3 anni insieme e Paul McCartney ha suonato anche al Live8 quest’estate. E io non mi sono calato un acido. O quello che ha suonato a Londra era un fantasma oppure…

Quella che ho appena esposto è la mitica teoria PID, Paul Is Dead, forse la più grande leggenda della storia del rock, più dei presunti avvistamenti di Elvis e Jim Morrison. La PID dice che dopo l’incidente, appresa la notizia, i rimanenti Beatles insieme al loro manager Brian Epstain decisero di tacere sull’accaduto per non sconvolgere il mondo che nel 1966 era ai piedi dei Beatles. Si decise così di sostituire l’amico con un tale William Campell, un poliziotto molto somigliante al defunto bassista e vincitore di una gara per sosia. Per ingannare ulteriormente il mondo l’uomo si sottopose a plastica e ci mise tempo per poter sostituire pienamente Paul. Addirittura i Beatles da allora smisero di suonare dal vivo, tranne che per il famoso concerto sui tetti degli Apple Studio, perchè il sosia era leggermente più alto. Tutto iniziò probabilmente nel 1969 quando qualcuno telefonò a Russell Gib, un DJ, dicendo che Paul era morto. Da allora si sono succedute decine e decine di presunte prove e indizi, tutte ricercate nei testi e nelle copertine dei Fab Four.

Free Image Hosting at www.ImageShack.usPartiamo da Sgt Pepper’s Lonley Hearts Club Band, l’album che Paul stava registrando al momento della sua presunta morte (nonchè il mio album preferito dei Beatles). Sulla destra si può notare una bambola con la testa fracassata, riferimento alla dinamica dello scontro, con una macchinina sul ginocchio e un guando sinistro (Paul era mancino) da autista insanguinato. La scritta Beatles è fatta con dei fiori e in prossimità della L è posto la coppa trofeo del torneo di rugby McCartney (un omonimo), sport che Paul amava. Sotto la scritta c’è un basso mancino, sempre di fiori, lo strumento di Paul. Davanti una statua della dea Kalì, dea della distruzione che indica Paul con un dito il quale nella foto, il secondo da destra, appare come il più alto, cosa sempre negata da chi li conosceva. Paul è l’unico con uno strumento in legno in mano, che rappresenterebbe la bara, l’unico ad avere una mano sul cuore e ne appare un’altra sulla testa, che nelle culture orientali indica che la persona è morta o sta per morire. E’ l’unico vestito con un colore freddo, gli altri tutti colori caldi e accesi. E quì viene il bello. Prendendo uno specchietto e appoggiandolo sulla metà orizzontale della scritta Lonley Heart all’interno della cassa in modo da coprire la metà inferiore e riflettendo quella superiore, compare una scritta: la prima interpretazione legge "1 One|X He ^ Die", uno, lui ^ muore, con la freccetta che si rivolge a Paul, o in alternativa si può leggere la data della morte. 1 ONE appunto 11, |X nei numeri romani indica il nove, quindi settembre: "11 settembre, lui ^ muore", con la solita freccetta verso l’alto. Sui testi dell’album poi la fantasia ha corso più che mai: secondo alcuni il testo di Lucy In The Sky With Diamonds corrisponde alle istruzioni per trovare i resti del vero Paul, in Lovely Rita si legge "…I took her home, I nearly made it…" ("l’ho portata a casa, ce l’avevo quasi fatta" e Rita è anche il nome della presunta autostoppista), o ancora il verso di Within or Without You "life goes on within you and without you" ("la vita va avanti con o senza di te"), ascoltando la fine di Sgt Pepper ecc ecc Reprise alcuni ricoscono le parole "Paul is dead, he’s really dead" e infine la meravigliosa A Day In The Life è il racconto completo dell’accaduto. E questo è solo per citare alcune delle presunte prove fornite dall’album.

Free Image Hosting at www.ImageShack.usAndando avanti di un anno, altrimenti da Sgt Pepper’s non ci muoviamo mai tanti indizi che ci sono, nel 1967, uscì il Magical Mistery Tour e anche quì si sprecano i pettegolezzi sulla copertina che raffigura i Beatles vestiti da animali con Paul vestito da tricheco, che ovviamente nelle mitologie antiche rappresentava la morte. Rifacendo il gioco dello specchietto sulla scritta Beatles stavolta compaiono due numeri di telefono: 5317438 e 2317438, a seconda di dove si pone lo specchio. La leggenda narra che chiamando questi numeri una voce registrata diceva: "You’re getting closed…". Ancora decine e decine di indizi si possono trovare nel libretto interno e nei testi. In Glass Onion sul famoso White Album recita John Lennon "…here’s another clue for you all…the Walrus was Paul", verosimilmente tutta Glass Onion fu una risposta della band a queste voci che già cominciavano a circolare. E poi c’è Revolution 9, forse la canzone più discussa, quella dei versi satanici e dei messaggi subliminali al contrario. Proprio ascoltandola al contrario si dovrebbero sentire suoni di ambulanze, sirene e di incidenti, un uomo che urla "Get me out, get me out!" (tiratemi fuori!), John che annuncia "Paul died" e infine "Where is Paul?". E volendo si può anche notare che oltre a Revolutioin 9 sull’album c’è Revolution 1, 9 settembre, 1-1 11.

Free Image Hosting at www.ImageShack.usNon poteva mancare l’ultimo album registrato dai Beatles, l’arcinoto Abbey Road, anche se fu rilasciato prima di Let It Be. Chi non conosce la copertina? E’ Paul ancora a far discutere: il passo degli altri Beatles è coordinato, piede sinistro avanti e piede destro indietro, lui invece no. E guardate, è anche l’unico scalzo, ha una sigaretta in mano e ha gli occhi chiusi. C’è anche chi ci vede un corteo funebre: Lennon il prete o addirittura Dio, Starr il becchino, Paul il "festeggiato" e Harrison l’addetto per scavare la fossa. La cosa più bella però è il maggiolone che se ne sta parcheggiato sulla sinistra che ha come targa LMW 28IF. "Linda McCartney Widow" (Linda McCartney, defunta moglie di Paul, vedova) 28 IF (28 se, avrebbe avuto 28 anni se fosse stato vivo, e l’età corrisponde). Ancora riferimenti nei testi che tenderei a saltare.  E arriviamo all’ultimo album rilasciato dai Beatles, Let It Be. Pochi indizi stavolta, ancora qualcuno ci viene dalla copertina: Paul è l’unico a non guardare a sinistra e l’unico a non avere uno sfondo bianco bensì rosso sangue. E Let It Be, la canzone dedicata alla mamma che morì quando aveva 14 anni, potrebbe rappresentare il loro nuovo incontro, stavolta in paradiso.

Insomma la storia è divertente e da 30 anni scatena la fantasia dei cospirazionisti. I Beatles sicuramente ci hanno giocato molto su questo fatto e verosimilmente molti degli indizi sono stati effettivamente volontari ma sono più delle trovate pubblicitarie o modi per stuzzicare i fans più accaniti. McCartney stesso ci ha giocato molto tanto che nel 1994 sulla copertina dell’album che riprende quella di Abbey Road compare lo stesso maggiolone con la targa 52IS (52, è, esiste). E come non ricordare la puntata dei Simpson "Lisa la vegeteriana" in cui compare lo stesso Paul che doppia il suo personaggio e che verso la fine della sigla dice: "Oh, and by the way, I’m alive."

E se non vi siete ancora stancati di questo lungo post, se volete altri indizi (e ce ne sono a volontà) vi consiglio i link proposti e la relativa pagine di wikipedia.

11
set

Jim Morrison come non l’avete mai visto

Sono tutti video originali, niente parodie e simili nonostante le descrizioni possano farlo pensare. E’ lui, il re lucertola, in atteggiamenti poco regali.

- Jim Morrison che viene arrestato a New Heaven. Impareggiabile l’espressione, quella faccia Val Kilmer mi sa che non la sapeva proprio fare.

- Jim Morrison che improvvisa al piano (ecco perchè Ray era il tastierista).

- Jim Morrison con gli altri Doors e rispettive ragazze in barca in un corto in 16mm per un film festival.

- Jim Morrison che guida (perchè a un certo punto urla? ^_^).

- Jim Morrison che fa benzina e compra le sigarette.

- Jim Morrison a telefono, che fa pipì e poi guarda le luci della città.

- Jim Morrison che fa il bagno (cazzo ma i pantaloni di pelle anche in acqua?).

- Jim Morrison in libreria.

- Jim Morrison che parla nel backstage.

- Jim Morrison che cammina nel backstage.

- Jim Morrison in tribunale.

- Jim Morrison che consola una ragazza colpita da una sedia durante il concerto (non è porno -_-’).

- Jim Morrison all’università, quando era ancora un giovanotto promettente e con i capelli corti.

- Jim Morrison che guida (il ritorno)

- Jim Morrison che guida…di notte! (variazione sul tema)(ma sono gli stessi pantaloni con cui ha fatto il bagno?)

- Jim Morrison al bar.

- Jim Morrison intervistato.

11
set

La partita di Jenga che ha cambiato la storia

Quando si è piccoli e si studia la storia moderna spesso si domanda agli adulti dov’erano o cosa facevano durante i più importanti fatti storici. "Nonno, dov’eri quando ci fu l’Armistizio alla fine della seconda guerra mondiale?" oppure "Mamma vedesti in TV lo sbarco sulla luna?". I miei figli potranno domandarmi "Dov’eri quando fu abbattuto il muro di Berlino?" e io credo che al massimo potrei rispondere che ero a guardare i cartoni di Bim Bum Bam e che non sapevo nemmeno cosa fosse il muro di Berlino. E poi 5 anni fa ci fu l’11/9. Visto che non ci sono ancora figli che possano chiedermelo (o almeno lo spero) me lo chiedo da solo "Michele, dov’eri l’11 settembre del 2001?".

Ero a casa, la scuola sarebbe iniziata a breve, se non sbaglio era la vigilia del quarto anno. Stavo aspettando 2 miei ex compagni di classe per studiare inglese, ovviamente i compiti per l’estate ridotti sempre all’ultimo minuto. Accesi la tv per vedere i cartoni animati e mentre cercavo Bim Bum Bam (si lo so, non era cambiato niente dal 1989 quando cadde il muro) capitai su Canale 5 dove c’era l’immagine delle torri in fumo, anzi della torre perchè il secondo aereo ancora non era giunto a destinazione. Ci misi stranamente poco a realizzare che stava succedendo qualcosa di grosso, ma forse non così tanto grosso. Anche il secondo aereo colpì l’altra torre mentre cominciava il tam tam di notizie con Washington dove prima si parlava della Casa Bianca poi del Pentagono. A dir la verità le prime notizie riguardavano un’autobomba più che un aereo.

Come 2 strutture mollemente costruite durante una partita di Jenga le Twin Tower crollarono su se stesse. Ricordo che durante la diretta più volte si parlò di Saddam Hussein e del terrorismo islamico ma allora Bin Laden ancora non era una star della TV. Fu il primo avvenimento che seguii assiduamente oltre che sulla TV, vidi tutti gli speciali possibili e immaginabili per tutta la settimana, anche su internet e in quei giorni spesi molto tempo a cercare fotografie in giro per la rete. Ad un certo punto divenne quasi una mania e ogni giorno che accendevo la tv mi aspettavo che sarebbe successo di nuovo qualcosa di grosso.

Con il passare del tempo la mania calò insieme al grado di pericolo con il quale viene misurata la probabilità di attentati e, al contrario di quest’ultimo, non ebbe ciclici ritorni. Nemmeno quando ci fu l’attentato a Madrid. Non voglio mancare di rispetto per chi sotto quelle macerie ci è rimasto, spero di non venir frainteso, ma l’attentato del 9/11 ha avuto proporzioni talmente inaspettate e talmente hollywoodiane che non so se Al Quaeda poteva scegliere un bersaglio più spettacolare. Nella metropolitana può essere altrettanto costoso in termini di vittime ma vedere un treno che esplode, sotto terra, non alla luce del sole, provocando "solo" il dilaniamento di lamiere, non  ha lo stesso effetto di maestosa grandezza (nel senso più geometrico del termine) di vedere due montagne di cemeto armato, simbolo della Grande Mela e nel pieno centro di New York, una delle città che in un modo o nell’altro affascina più o meno tutti, crollare come fuscelli spazzati da un venticello un po’ più forte. Amplificato poi da una copertura mediatica senza precedenti. Quanto fece strano vedere giornalisti solitamente impeccabili come gli stessi della CNN rimanere basiti, senza parole in diretta mondiale, spiazzati, disinformati.

Si ricordano con costernazione quelle 2896 vittime, we will never forget, we are all americans, chi non lo pensò in quei frangenti? Però in fondo, facendo un discorso puramente statistico, sono bruscolini in confronto alle 25.000 persone che muoiono di fame ogni giorno nel mondo. E noi ogni anno ci fermiamo e ci commuoviamo nel ricordiare quelle 2896. E’ davvero necessario per l’uomo moderno che una morte per essere degna deve essere spettacolare e fare notizia? Non voglio fare inutili moralismi quindi mi fermerò quì, ho gettato il sasso è giusto che ognuno si dia una propria risposta secondo coscienza.

10
set

Tienanmen

Dedicato agli studenti cinesi, anche se possono nè vedere questo video nè leggere quest’articolo a causa della censura del regime.

"La protesta di piazza Tien an men (detta anche massacro di Piazza Tien an men) nacque da una dimostrazione studentesca portata in Piazza Tiananmen nella città di Pechino (Beijing in cinese) della Repubblica popolare Cinese tra il 5 aprile e il 4 giugno 1989. La protesta studentesca cominciò nell’aprile del 1989, fu scatenata dalla morte di Hu Yaobang, il vicesegretario generale del partito. Hu era considerato una persona dalle idee liberali e fu obbligato alle dimissioni da parte di Deng Xiaoping, e ciò venne giudicato molto negativamente da molte persone, specialmente da parte degli intellettuali.

La protesta ebbe inizio in modo relativamente pacato, nascendo dal cordoglio nei confronti di Hu Yaobang e richiedendo al partito di prendere una posizione ufficiale nei suoi confronti. La protesta divenne via via più intensa dopo le notizie dei primi scontri tra manifestanti e polizia. Gli studenti si convinsero allora che i mass media cinesi stessero distorcendo la natura delle loro azioni, che erano solamente volte a supportare la figura di Hu Yaobang.

Il 4 maggio circa 100.000 persone marciarono nelle strade di Pechino, chiedendo più libertà nei media e un dialogo formale tra le autorità del partito e una rappresentanza eletta dagli studenti. Il governo rifiutò la proposta di dialogo, acconsentendo solamente a parlare con i membri designati dall’organizzazione studentesca. Il 13 maggio un folto gruppo di studenti occupò Piazza Tien an men, cominciando uno sciopero della fame, richiedendo al governo di ritrattare l’accusa riportata dall’editoriale del People’s Daily e cominciare a parlare con una rappresentanza studentesca. Migliaia di studenti si unirono allo sciopero della fame, supportati da centinaia di migliaia di studenti e di residenti di Pechino.

Il 20 maggio il governo dichiarò la legge marziale, tuttavia la protesta continuò. L’attuale Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao, allora segretario del Partito nella regione autonoma tibetana, prese posizioni molto dure nei confronti della situazione venutasi a creare, mandando un telegramma ai vertici del Partito, ove dichiarava di appoggiare in pieno l’uso della forza contro i manifestanti. Il Partito decise quindi di fermare la situazione prima di assistere ad una ulteriore escalation: nella notte tra il 27 e il 28 fu mandato a riprendere il controllo della città l’Esercito di Liberazione Popolare, con i carri armati. Questi attaccarono gli studenti e i lavoratori nelle strade di Pechino e l’inaudita violenza portò a morti sia tra i civili che tra i militari.

Il governo cinese parlò inizialmente di 200 civili e 100 soldati morti, ma poi abbassò il numero di mlitari uccisi ad "alcune dozzine". La CIA stimò invece 400-800 vittime. La Croce Rossa riferì 2600 morti e 30.000 feriti. Le testimonianze di stranieri affermarono invece che 3000 persone vennero uccise. La stessa cifra fu data da un sito inglese di Pechino. Le stime più alte furono date dagli studenti, che parlarono do 7.000-12.000 morti." (fonte wikipedia)

09
lug

Coincidenze della Madonna (parte 2: la vendemmia)

Una delle tesi più importanti per chi avvalora la veridicità di Fatima è il susseguirsi del numero 13.

Tutte le apparizioni, tranne una, sono avvenute il 13 di ogni mese, da maggio fino a ottobre. Il 13 maggio 1981 c’è stato l’attentato a Giovanni Paolo II (se gli fosse caduto un meteorite in testa allora avrei accettato la coincidenza ma è stato sparato deliberatamente da qualcuno quel giorno). Il 13 febbraio dell’anno scorso Lucia Dos Santos, la pastorella sopravvissuta all’ecatombe voluta dal barbuto, muore. Io non ci vedo niente di eccezionale, il 13 viene una volta ogni 30 giorni, c’è circa l’8% delle possibilità che un avvenimento avvenga il 13 di ogni mese, una percentuale piuttosto alta, soprattutto quando c’è la mano dell’uomo a pilotare gli eventi (vedi ancora l’attentato).

Visto che oggi non è un giorno come un’altro continuiamo a parlare di coincidenze. L’Italia va in finale ogni 12 anni (Messico 70, Spagna 82, USA 94, Germania 06) e fin’ora nelle finali dispari è sempre stata battuta, vincendo quella pari. Nel 1982 prima di andare ai mondiali gli azzurri fecero una partita amichevole contro la Svizzera pareggiandola. Abbiamo pareggiato anche prima di questo mondiale 0-0 con la Svizzera in amichevole. Zaccardo come Collovati: entrambi segnano un’autogol alla seconda partita del mondiale. Dai quarti nel 1982 andarono avanti solo squadre europee, come oggi, 3 delle quali sono le stesse di oggi. La quarta allore era la Polonia, oggi il Portogallo, entrambe iniziano per po. Polonia che nel 1982 incontrammo in semifinale e a quel tempo sul trono di Roma c’era Karol Wojtyla. Sappiamo tutti chi abbiamo battuto martedì in semifinale e casualmente sul trono di Roma c’è il pastore tedesco. Il giorno della finale del 1982 a Torino suonavano i Rolling Stones e Jagger fece una previsione: 3-1 per l’Italia. Stasera a Milano c’è il concerto di apertura della trance europea del tour di A Bigger Bang. Jagger ha profetizzato 1-0 per gli azzurri.

JAGGER SANTO SUBITO!

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