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24
lug

Road to… the world!

Si delinea quello che sarà il mio “grand tour”, con quasi tutte le tappe, le date e i voli. Si comincia domani: volo Milano Malpensa – Madrid Barajas alle 15:00 con arrivo nella capitale spagnola in un paio d’ore. Pernottamento al Color Hostel in Calle Fuencarral 39, da quello che mi hanno detto nel pieno della zona gay, non lontano dal centro. Una volta lì faremo l’abbonamento ai mezzi e probabilmente anche quello ai musei che offre l’ingresso libero per 24 ore. Una mega maratona. Un’altra giornata se ne andrà per visitare il Warner Village, un parco tematico. Il resto dei giorni non è programmato. Ritorno a Milano la sera del primo agosto, il 2 agosto sera sono a Salerno.

Dopo poco più di 3 settimane di nulla totale c’è la partenza per gli USA. Il 26 agosto, di buona mattinata, ho il volo da Roma Fiumicino a Londra Gatwick e dopo un’ora e un quarto di scalo si vola fino al JFK di New York, dove arrivo alle 13:55 ECT, quindi credo siano le 19:55 qui. In USA ci starò fino al 5 settembre, quando alle 21:30 ECT  ho il volo che mi riporta a Roma alle 15:45 del giorno dopo (che per me saranno le 9:45 della mattina).

Il giorno dopo comincerà la mia avventura indiana. Alle 19:30 del 6 settembre ho il volo Roma – Francoforte – Mumbai (Bombay), dove arrivo alle 23:15 (partendo alle 23:45 da Francoforte, altro che Delorean), le 18:45 in Italia e le 12:45 a New York (dubito che avrò smaltito il fuso). Con l’orologio biologico totalmente sovvertito rispetto a quello solare passerò la mia prima notte a Bombay, fino alla mattina dopo quando alle 8:45 dovrei avere il volo che mi porta a Kozhikode in un paio d’ore. Arrivo previsto al campus in mattinata. Ma per me sarà notte. Se sopravvivo a tutto questo i successivi 3 mesi li trascorrerò in India. Il volo Bombai – Milano è prenotato il 14 dicembre con scalo a Helsinki (…).

Finito? No, forse no. Ho avuto un invito per passare il capodanno ad Oslo (davvero eh).

14
set

Jackass


Tra gli americani si sa c’è una concentrazione particolarmente alta di idioti (coffBushcoff coff) e questo credo sia un ottimo rappresentate. Conoscete Jackass? Quest’uomo credo tenti di vedere fino a che punto resistono i suoi testicoli prima di frantumarsi. E se il primo livello sono i bambini che lo prendono a calci in Belgio e Lussemburgo per poi arrivare in un crescendo di martellate e pistolettate.

Questo post è solo di "intrattenimento" in attesa di un post un po’ più importante che pubblicherò in serata.

11
set

La partita di Jenga che ha cambiato la storia

Quando si è piccoli e si studia la storia moderna spesso si domanda agli adulti dov’erano o cosa facevano durante i più importanti fatti storici. "Nonno, dov’eri quando ci fu l’Armistizio alla fine della seconda guerra mondiale?" oppure "Mamma vedesti in TV lo sbarco sulla luna?". I miei figli potranno domandarmi "Dov’eri quando fu abbattuto il muro di Berlino?" e io credo che al massimo potrei rispondere che ero a guardare i cartoni di Bim Bum Bam e che non sapevo nemmeno cosa fosse il muro di Berlino. E poi 5 anni fa ci fu l’11/9. Visto che non ci sono ancora figli che possano chiedermelo (o almeno lo spero) me lo chiedo da solo "Michele, dov’eri l’11 settembre del 2001?".

Ero a casa, la scuola sarebbe iniziata a breve, se non sbaglio era la vigilia del quarto anno. Stavo aspettando 2 miei ex compagni di classe per studiare inglese, ovviamente i compiti per l’estate ridotti sempre all’ultimo minuto. Accesi la tv per vedere i cartoni animati e mentre cercavo Bim Bum Bam (si lo so, non era cambiato niente dal 1989 quando cadde il muro) capitai su Canale 5 dove c’era l’immagine delle torri in fumo, anzi della torre perchè il secondo aereo ancora non era giunto a destinazione. Ci misi stranamente poco a realizzare che stava succedendo qualcosa di grosso, ma forse non così tanto grosso. Anche il secondo aereo colpì l’altra torre mentre cominciava il tam tam di notizie con Washington dove prima si parlava della Casa Bianca poi del Pentagono. A dir la verità le prime notizie riguardavano un’autobomba più che un aereo.

Come 2 strutture mollemente costruite durante una partita di Jenga le Twin Tower crollarono su se stesse. Ricordo che durante la diretta più volte si parlò di Saddam Hussein e del terrorismo islamico ma allora Bin Laden ancora non era una star della TV. Fu il primo avvenimento che seguii assiduamente oltre che sulla TV, vidi tutti gli speciali possibili e immaginabili per tutta la settimana, anche su internet e in quei giorni spesi molto tempo a cercare fotografie in giro per la rete. Ad un certo punto divenne quasi una mania e ogni giorno che accendevo la tv mi aspettavo che sarebbe successo di nuovo qualcosa di grosso.

Con il passare del tempo la mania calò insieme al grado di pericolo con il quale viene misurata la probabilità di attentati e, al contrario di quest’ultimo, non ebbe ciclici ritorni. Nemmeno quando ci fu l’attentato a Madrid. Non voglio mancare di rispetto per chi sotto quelle macerie ci è rimasto, spero di non venir frainteso, ma l’attentato del 9/11 ha avuto proporzioni talmente inaspettate e talmente hollywoodiane che non so se Al Quaeda poteva scegliere un bersaglio più spettacolare. Nella metropolitana può essere altrettanto costoso in termini di vittime ma vedere un treno che esplode, sotto terra, non alla luce del sole, provocando "solo" il dilaniamento di lamiere, non  ha lo stesso effetto di maestosa grandezza (nel senso più geometrico del termine) di vedere due montagne di cemeto armato, simbolo della Grande Mela e nel pieno centro di New York, una delle città che in un modo o nell’altro affascina più o meno tutti, crollare come fuscelli spazzati da un venticello un po’ più forte. Amplificato poi da una copertura mediatica senza precedenti. Quanto fece strano vedere giornalisti solitamente impeccabili come gli stessi della CNN rimanere basiti, senza parole in diretta mondiale, spiazzati, disinformati.

Si ricordano con costernazione quelle 2896 vittime, we will never forget, we are all americans, chi non lo pensò in quei frangenti? Però in fondo, facendo un discorso puramente statistico, sono bruscolini in confronto alle 25.000 persone che muoiono di fame ogni giorno nel mondo. E noi ogni anno ci fermiamo e ci commuoviamo nel ricordiare quelle 2896. E’ davvero necessario per l’uomo moderno che una morte per essere degna deve essere spettacolare e fare notizia? Non voglio fare inutili moralismi quindi mi fermerò quì, ho gettato il sasso è giusto che ognuno si dia una propria risposta secondo coscienza.

06
set

La scienza dice che sono l’uomo perfetto

Sembrerebbe che le cose vanno in questa direzione. Sono forse il superuomo auspicato da Nietzsche?

Dopo la ricerca che conferma che le persone alte sono più intelligenti, su digg.com leggevo che un’altro studio annuncia: "La musica rock migliora la potenza del cervello". Gli esimi scienziati Leigh Riby and George Caldwell dell’università di Glasgow hanno fatto ascoltare la seconda sinfonia di Ludovico Van e Steve Vai ad un gruppo di volontari abituali fruitori di rock mentre facevano un test d’intelligenza. E’ stato notato che ascoltando il virtuoso della chitarra si completava il test utilizzando meno potenza del cervello. L’esperimento è stato ripetuto con la musica pop con degli amanti del genere e incredibilmente è stato scoperto che non portava a nessun significativo miglioramento…Grande Giove…

Un’altra ricerca portata avanti negli USA dice invece che durante il periodo della crescita gli ormoni alterano il ciclo cicardiano e i ragazzi sono degli zombie fino alle 9.30 circa. La professoressa Amy Wolfson afferma quindi che chi dorme di più ha meno problemi di comportamento, meno stanchezza e capacità di apprendimento.

Ditemi che le pizze non fanno venire i tumori e che l’alcol allunga la vita e sarò l’uomo più in salute del mondo.

29
ago

Più grande e più lungo

Ho sempre immaginato che vedersi preso per il culo in un cartone animato sia una delle cose più emozionanti che possa accadere nella vita di una persona. Ricordiamo alcuni che hanno suggellato le loro carriere con apparizioni come Paul McCartney e i REM nei Simpson, Susan Sarandon e James Van Der Beek nei Griffin, Mel Gibson e soprattutto l’incommensurabile Brian Boitano in South Park ("What would Brian Boitano do?").

Dubito però che sia stato questo il sentimento che ha provato Saddam Hussein quando il marine ha premuto il pulsante play sul lettore DVD ed è partito South Park: Bigger, Longer & Uncut, il lungometraggio dell’arcinota serie animata. Chi l’ha visto sta già ridendo sotto i baffi perchè ha già capito dove voglio andare a parare, chi non l’ha visto rimedi al più presto perchè fin’ora si è perso un masterpiece.

E perchè gli hanno fatto vedere proprio questo film si chiederà la seconda categoria di persone?

La risposta è semplice, perchè una mente malata ha partorito la trama in cui il mondo è sul limite della distruzione a causa di una guerra tra Canada e Stati Uniti nella quale ci ha messo lo zampino, anzi lo zoccolo, sua maestà il signore degli inferi. Il quale in privato, quando non deve dare l’impressione di oscuro re infernale, è una checca isterica che ha una relazione con l’ex rais di Bagdad, Saddam appunto.

E’ lo stesso Matt Stone, creatore della serie e del film del 1999, a confermare che i marines americani hanno più volte fatto vedere a Saddam le scene in cui si abbandona alle lotte amorose con Satana, e avendo visto il film vi assicuro che sono scene moooolto esplicite.

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